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La crisi costa 400 milioni alle aziende dei servizi del settore aeronautico

Non solo le compagnie aeree hanno sofferto per la crisi: le società di handling, catering e petrolifere fanno sofferto per il blocco del traffico a causa della pandemia

di Mara Monti

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

A più di un anno dallo scoppio della pandemia, le aziende del trasporto aereo fanno i conti con il costo della crisi. La drastica riduzione del traffico ha avuto pesanti ricadute non solo sulle compagnie aeree, ma anche sulle società di servizi, da quelli aeroportuali, al catering, alle società petrolifere che erogano il carburante agli aeromobili: soltanto per il settore dell'handling, è stato calcolato che il calo medio del fatturato è stato dell'85% con una perdita di circa 400 milioni di euro.

Le misure messe in campo per l’emergenza

Per fare fronte all'emergenza nei mesi in cui il traffico aereo è stato azzerato, le aziende hanno fatto ricorso a tutti gli strumenti ordinari e straordinari a cominciare dagli ammortizzatori sociali, in particolare la Cassa Integrazione Straordinaria (Cigs)che per il settore aereo consente l'accesso al Fondo Volo, il Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell'occupazione del personale del trasporto aereo. Tale fondo prevede l'integrazione del trattamento percepito dall'INPS fino all'80% della retribuzione nei casi di riduzione dell'orario di lavoro, di sospensione temporanea dell'attività o di processi di mobilità.La normativa emergenziale, messa in campo all'indomani dello scoppio della pandemia con il decreto “Cura Italia”, ha previsto un sistema generalizzato di ammortizzatori sociali speciali, tra cui la Cassa Integrazione in deroga Covid (Cigd),legati esclusivamente all'emergenza pandemica. A questo strumento hanno potuto avere accesso anche le aziende del trasporto aereo, ma di fatto nessuno lo ha utilizzato.

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Cassa integrazione in deroga poco utilizzata

A limitarne l'accesso è stata la circostanza che in caso di ricorso alla Cassa in deroga Covid, come confermato dall'INPS e dal ministero del Lavoro, l'integrazione del Fondo volo ai dipendenti. Dal momento che per fruire di questo strumento è richiesto un accordo sindacale, in nessun caso è stato possibile raggiungerlo in quanto si è preferito scegliere la Cigs e potere salvaguardare l'integrazione salariale prevista dal Fondo.Di fatto l'intero comparto, sottolinea Vito Mangano, direttore generale di Assohandlers, «è rimasto escluso dall'accesso all'ampio ventaglio di strumenti predisposti dal Governo, trovandosi costretto a ricorrere a soluzioni inadatte ad affrontare la peculiarità dell'emergenza». Qualche spiraglio per trovare una soluzione era emerso dall'ultima legge di bilancio che ha introdotto la norma per accedere all'integrazione del Fondo Volo anche nel caso della Cassa in deroga, ribadito dal recente decreto Sostegni.

Costi addizionali per le aziende del settore

«Tuttavia, la relazione illustrativa del decreto Sostegni ha specificato che le imprese impegnate nel settore aereo possono usufruire della Cassa in deroga Covid esclusivamente dopo avere esaurito gli strumenti di integrazione salariale a cui accedono normalmente», spiega l'avvocato Enrico Boursier Niutta, lasciando campo aperto alla tradizionale Cassa Integrazione Straordinaria. La quale obbliga le aziende al pagamento di un contributo addizionale che solo per l'anno 2020 è stato stimato in 30 milioni di euro per le aziende del settore a cui si aggiunge l'anticipo erogato ai propri dipendenti dell'indennità di Cigs, ma dovuta dall'Inps e che le imprese hanno dovuto corrispondere per fare fronte all'emergenza.

Secondo Assohandlers, le società del settore non hanno potuto beneficiare di alcun strumento speciale per l'emergenza Covid e il sostegno di 50 milioni di euro (al di sotto di quanto stanziato per altri comparti del settore) previsto nell'ultima legge di bilancio «è del tutto insufficiente in un contesto in cui gli analisti del trasporto aereo concordano nel prevedere un ritorno ai livelli di traffico pre-Covid non prima del 2024».

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