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La crisi energetica riporta l’industria cinese ai livelli della pandemìa

L’indice PMI di settembre è sceso sotto la soglia critica di 50, a 49.6 da 50.1 di agosto. In netta ripresa i servizi a 53.2.

di Rita Fatiguso

2' di lettura

La crisi energetica cinese pesa sull’attività manifatturiera, che scende al livello più basso dallo scoppio dell’epidemia di coronavirus. L’indice ufficiale dei responsabili degli acquisti nel settore manifatturiero (PMI) che sonda il sentiment dell’industria - è sceso a 49,6 a settembre, dal 50,1 di agosto. Il PMI ufficiale non manifatturiero cinese - che misura il servizi e costruzioni - è salito invece a 53,2, con i servizi che bilanciano il calo del settore immobiliare.

Penalizzate le realtà ad alto consumo di energia

L’attività nel settore manifatturiero cinese si è contratta a settembre a causa della sfiducia delle industrie ad alto consumo di energia, ma il settore dei servizi si è ripreso con forza dai disagi creati dall’epidemia di nuovi casi di coronavirus.

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L’indice ufficiale dei responsabili degli acquisti nel settore manifatturiero (PMI) - un sondaggio sul sentiment tra le aziende cinesi - è sceso a 49,6 a settembre da 50,1 ad agosto, secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica cinese.

Gli analisti di Bloomberg avevano già previsto un calo sotto 50, dato che l’indice è sceso al livello più basso dall’inizio della pandemia di coronavirus registrato nel febbraio 2020. Una lettura superiore a 50 indica una crescita dell’attività del settore, mentre una lettura inferiore rappresenta una contrazione. Più basso è il valore inferiore a 50, più veloce è il ritmo di contrazione. A settembre, a causa dei problemi che hanno colpito le industrie ad alto consumo di energia, il PMI manifatturiero è sceso ben al di sotto della soglia.

In calo l’indice delle costruzioni

Ma il PMI ufficiale non manifatturiero – che misura il sentiment nei settori dei servizi e delle costruzioni – è salito a 53,2 in settembre, da 47,5 in agosto. L’aumento è stato trainato da una crescita dell’indice dei servizi da 45,2 a 52,4. L’indice delle costruzioni, invece, è sceso a 57,5 a settembre da 60,5.

Bloomberg aveva previsto un aumento a 49,8, dal momento che trasporto ferroviario, aereo, ricettivo, ristorazione, tutela ecologica e tutti i settori del controllo ambientale si sono ripresi dopo essere stati colpiti dai focolai di coronavirus ad agosto.

A settembre, a causa del basso sentiment delle industrie ad alto consumo di energia, il PMI manifatturiero è sceso al di sotto della soglia. Tra i 21 settori intervistati, ce n’erano tuttavia 12 al di sopra della soglia, due in più rispetto al mese scorso e la maggior parte dei settori manifatturieri si è espansa rispetto al mese scorso.

Il freno sulle prospettive di crescita

Lo slancio nella seconda economia mondiale in ogni caso si è indebolito negli ultimi mesi, Goldman Sachs ha abbassato le previsioni di crescita economica per la Cina quest’anno al 7,8% dall’8,2%.

La Banca Mondiale, tuttavia, ha mantenuto le sue previsioni di crescita della Cina all’8,5% quest’anno, rispetto all’8,1% previsto ad aprile.

“Dobbiamo parlare con la Cina”, è il mantra che si diffonde in vista di COP26, la conferenza sul clima di Glasgow a novembre. I leader internazionali spingono sulla decarbonizzazione cinese, la Cina ha annunciato che smetterà di costruire nuovi progetti energetici a carbone all’estero per diventare carbon neutral entro il 2060 e raggiungerere il picco di emissioni entro il 2030. La strada è lunga e il conto più salato lo sta pagando l’economia di Pechino.

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