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La crisi di governo complica la partita con l’Europa: occhi puntati su nomine e manovra

Conte aveva chiesto un candidato «di peso» ma la strada è in salita: il termine per il nome scade il 26 agosto

di Chiara Bussi


Non basta dire «al voto»: ecco il timing della crisi

3' di lettura

La crisi di governo italiana piomba come un macigno sul treno in corsa del rinnovo delle cariche europee. E rischia di complicare i giochi per la creazione della nuova Ue, frutto delle elezioni di maggio dell’Europarlamento. In una Unione che il 31 ottobre dovrebbe restringersi a 27 Paesi con il compimento della Brexit, gli occhi dei partner saranno puntati sul nostro Paese per gli inevitabili riflessi delle scelte di politica interna sugli equilibri europei.

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LA TIMELINE TRA ROMA E LA UE

LA TIMELINE TRA ROMA E LA UE

La prima data sotto la lente è il 26 agosto, termine ultimo concesso dal neo Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ai governi per indicare i rispettivi candidati al ruolo di Commissario nel nuovo esecutivo. Al momento mancano all’appello i nomi di Italia, Francia, Belgio, Croazia, Portogallo e Romania. Nell’incontro con la presidente, il premier Giuseppe Conte aveva rivendicato per l’Italia un commissario “di peso” in campo economico, ma la crisi di governo rende la strada in salita, tanto più che von der Leyen ha già avviato i primi colloqui per iniziare a riflettere sulla nuova squadra.

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Il tempo stringe perché la tabella di marcia europea fissa le audizioni dei candidati di fronte alla commissione dell’Europarlamento competente dal 30 settembre all’8 ottobre. Il nome individuato dovrà superare un vero e proprio esame scritto e orale per dimostrare di essere all’altezza del ruolo che dovrebbe ricoprire. Una volta superato questo scoglio, se non ci saranno bocciature la nuova Commissione europea al completo dovrà ottenere il via libera dell’emiciclo di Strasburgo, con ogni probabilità nella sessione dal 21 al 24 ottobre. A quel punto i nuovi Commissari avranno un ruolo decisivo per orientare le scelte dell’esecutivo europeo e la direzione da prendere, dalla riforma del regolamento di Dublino sui migranti al completamento dell’Unione bancaria, solo per fare alcuni esempi.

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Alla partita politica si intreccia quella economica. Il 27 settembre è attesa la Nota di aggiornamento al Def con la revisione delle previsioni sullo stato di salute dell’economia. Si tratta di un passaggio decisivo per convincere Bruxelles sulle correzioni da 7,6 miliardi varate lo scorso luglio per evitare in extremis una procedura di infrazione sul deficit eccessivo.

La data chiave è però quella del 15 ottobre, quando in nome delle regole del «Six Pack» e del «Two pack» sulla sorveglianza macroeconomica europea, tutti i Paesi devono presentare le bozze di manovra 2020 per l’esame di Bruxelles. Il rischio è che un testo entro quel termine non sia ancora pronto. «La Commissione Ue – spiega Benedicta Marzinotto, docente di politica economica all’Università di Udine - avrà davanti a sé due strade: concedere una proroga del termine o adottare un atteggiamento più flessibile, anche nel rispetto degli equilibri istituzionali interni. A mio avviso Bruxelles imboccherà la seconda. Del resto anche negli anni scorsi l’esecutivo Ue non aveva interpretato la scadenza in modo rigido con nessun Paese: l’Italia, ad esempio, aveva presentato una prima bozza della manovra 2019 il 16 ottobre, mentre il documento definitivo è stato inviato il mese successivo, il 13 novembre, dopo una serie di contatti».

Secondo Marzinotto, alle prime battute Bruxelles potrebbe accontentarsi della nota di aggiornamento al Def, attendendo da Roma dettagli successivi del quadro di finanza pubblica. Lo stesso copione – dice Marzinotto - potrebbe ripetersi anche in occasione della “pagella” sulle manovre dei Paesi Ue prevista entro il 30 novembre. «Anche in caso di inadempimenti – conclude l’esperta di politica economica europea – a mio avviso per aprire una procedura di infrazione Bruxelles aspetterebbe di vedere insediato un eventuale nuovo Parlamento».

Il rinnovo delle cariche interesserà anche Francoforte. Dal 1° novembre Mario Draghi cederà lo scettro della Bce all’ex numero uno del Fmi Christine Lagarde che, oltre al nuovo «bazooka» per fronteggiare la recessione, potrebbe doversi occupare di un nuovo caso Italia sui mercati.

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