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La crisi di Governo congela le nomine: oltre 70 poltrone in gioco

A breve un dedalo di scadenze tra Authority, enti pubblici e partecipate del Mef e di Cdp. In autunno parte la corsa per rinnovare i vertici delle big: Enel, Eni, Leonardo, Poste, Enav e Terna

di Davide Colombo e Celestina Dominelli


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(Adobe Stock)

4' di lettura

Una settantina di nomine da effettuare entro l’autunno per evitare che la governance economica del Paese vada in folle. E a seguire, per il governo che verrà, la tornata delle grandi partecipate pubbliche, da Eni a Enel, passando per Poste e Leonardo, i cui vertici scadranno con l’approvazione del bilancio 2019.

Nell’immediato le soluzioni più delicate da trovare riguardano i presidenti o gli organi direttivi di tre autorità fondamentali per la vigilanza sul sistema economico e le tutele di diritti dei cittadini: l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il Garante per la privacy e l’Autorità anticorruzione. Ma nelle prossime settimane bisognerà anche chiudere il dossier della governance di Inps e Inail, visto che senza l’insediamento dei consigli di amministrazione l’operatività degli organi di indirizzo politico può incontrare più di un problema. E, infine, resta da sciogliere il nodo dei rinnovi nella galassia Cdp, a partire da Sace e Ansaldo Energia.

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Il governo (questo o quello che lo sostituirà) dovrà muoversi in un dedalo di situazioni complesse. Occorrerà trovare una sintesi tra dimissioni improvvise o dovute, come quelle di Raffaele Cantone all’Anac o di Biagio Mazzotta alla presidenza della Sogei, dopo che quest’ultimo è diventato Ragioniere generale dello Stato, e imminenti scadenze di organismi prorogati come l’AgCom o il Garante Privacy, per il quale il governo ha emanato un decreto ad hoc.

Altre nomine andranno definite traInps, Inail e Aifa. L’Agenzia del farmaco è attualmente retta in via provvisoria dal governatore emiliano Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza Stato-Regioni, dopo le dimissioni del numero uno Stefano Vella in polemica con il governo sulla vicenda della motonave Diciotti. Bisogna designare un nuovo presidente e altri due consiglieri in sostituzione degli attuali incarichi-ponte decisi dal ministro della Salute.

Per Inps e Inail si devono invece chiudere le nomine dei consigli di amministrazione, senza le quali come detto la nuova governance introdotta con il decretone di gennaio non funziona. Pasquale Tridico è presidente anche se il suo dispositivo di nomina ha ancora qualche passaggio formale da superare, mentre il suo vice Adriano Morrone deve ancora passare il vaglio dei pareri delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato. Secondo gli accordi politici presi prima delle crisi in cda dovrebbero entrare Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, Gabriele Aulicino, attualmente al Mef come esperto in materie fiscali e finanziarie e, in quota all’opposizione, Marialuisa Gnecchi, ex parlamentare Pd nella scorsa legislatura. Nomine da formalizzare come quelle attese in Inail. Per l’Istituto assicurativo la scelta del nuovo presidente è avvenuta ed è già stata registrata anche dalla Corte dei Conti. Ma Franco Bettoni deve aspettare a sua volta il cda per diventare operativo e lo stesso vale per il suo vice, per ora designato, Paolo Lazzara, ordinario di Diritto amministrativo all’Università di Roma Tre, il quale dovrà pure passare il vaglio parlamentare. Nel cda dovrebbe entrare Francesca Maione, attuale direttore generale del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti.

C’è poi da risolvere il pacchetto di nomine legate a Cdp, che dovrebbe arrivare sul tavolo del cda a fine agosto (la convocazione non è stata ancora diramata, ma dovrebbe essere il 27). Le pedine più importanti riguardano Sace e Ansaldo Energia: dopo l’empasse delle scorse settimane, i vertici di Cassa avrebbero trovato un accordo con il Mef che passa attraverso la conferma del presidente Beniamino Quintieri e l’avvicendamento dell’ad Alessandro Decio (tra i nomi che circolano per la successione ci sarebbero quelli dell’avvocato Rodolfo Errore, già consigliere di Sace, e di Marco Siracusano, ad di Postepay e responsabile di Bancoposta).

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Per Ansaldo Energia, la quadratura del cerchio dovrebbe esser stata trovata sul nome di Giuseppe Marino, senior vice president di Hitachi Rail Italy, come ad e dell’attuale ceo Giuseppe Zampini alla presidenza, mentre per Simest si dovrebbe andare verso un ricambio totale. In Cdp Immobiliare e Cdp Investimenti Sgr, l’orientamento sarebbe quello di assicurare la continuità attraverso la permanenza nei ruoli di vertice di Salvatore Sardo, direttore operativo di Cassa, al di là di possibili nuovi innesti o spostamenti. E sul tavolo del prossimo cda dovrebbero arrivare anche i candidati per il consiglio del Fondo nazionale innovazione (9 membri), il veicolo Cdp-Invitalia a sostegno del venture capital e delle start up innovative: sei consiglieri spettano a Cassa che indica l’ad, i restanti tre a Invitalia che invece esprime il presidente.

Fin qui i dossier da chiudere subito, ma il match più ambito è quello delle grandi partecipate: Enel, Eni, Leonardo,Poste Italiane, Terna ed Enav. I cda andranno a scadenza con l’approvazione dei bilanci 2019 e le liste del Mef e di Cdp Reti (per Terna) andranno depositate nelle assemblee dei soci che si celebreranno nella prossima primavera. Ma la corsa per le poltrone delle sei big, una quarantina in tutto, c’è da scommettere, partirà molto prima.

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