rapporto banca d’italia

La crisi Ilva e quella dell’industria tedesca peseranno sull’economia pugliese

Oltre alla stagnazione globale e italiana, due rischi specifici per la regione. Che resta la seconda al Sud per crescita dell’occupazione

di Vincenzo Rutigliano

(ANSA)

3' di lettura

BARI - La crisi produttiva dell'ex-Ilva avrà effetti, inevitabili, sull'andamento dell'economia regionale. Li ha già avuti sulla crescita, pur contenuta, registrata nel primo semestre di quest'anno, e per questo rallentata, e ne avrà, “pesanti”, soprattutto in futuro.

I tecnici dell'ufficio studi di Bankitalia non hanno dubbi: al rischio generale di un peggioramento dell'economia mondiale e della stagnazione tutta italiana occorre aggiungere, per la Puglia, due rischi specifici.

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Ilva, effetti diretti e indiretti

Il primo è il calo di attività produttiva dell'ex-Ilva che ridurrà, ancora, il suo peso sull'economia regionale che, prima dell'inizio di queste vicende giudiziarie, iniziate nel 2012, incideva, in termini di valore aggiunto diretto, senza effetti indiretti e sull'indotto, in misura pari all'1,3% del Pil regionale, con un impatto, secondo le stime Svimez, di 3 miliardi su base nazionale.

Gli effetti indiretti, invece, riguardano l'indotto e la filiera legata agli acciai speciali prodotti dall'ex Ilva che riguarda l'automobile, gli elettrodomestici, la cantieristica, le opere pubbliche, che incide su buona parte della filiera produttiva nazionale.

Secondo rischio specifico sono i possibili effetti che la riconversione dell'industria automobilistica tedesca potrebbe avere sulla componentistica pugliese, cui è legata in subfornitura.

Rischi globali e regionali a parte, l'aggiornamento congiunturale di Bankitalia sull'economia della regione, nei primi nove mesi dell'anno, dice che – secondo il campione di 300 imprese intervistate – il fatturato del settore industriale è ancora aumentato, nel 40% dei casi, soprattutto grazie alla dinamica dell'alimentare e del meccanico, a differenza, appunto, del siderurgico.

Seconda al Sud per occupazione

La crescita dell'economia regionale, pur contenuta, ha avuto i suoi effetti sull'occupazione che è aumentata dell'1,4% nel primo semestre del 2019, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, viaggiando a un ritmo più elevato della media nazionale (0,5) ed in controtendenza rispetto al Mezzogiorno (-0,4). Dopo la Sardegna (+2,7%), la Puglia è cresciuta di più per tasso di occupazione (+1,4%), subito seguita dal Molise (+1,2%), mentre tutte le altre regioni hanno un saldo negativo.

L'incremento del numero degli occupati in Puglia ha riguardato solo e soprattutto gli autonomi ed in misura marginale i dipendenti, per i quali si è anche registrato un aumento del ricorso alla cig. Secondo Pietro Sambati,direttore della sede di Bari della Banca d'Italia, «questa crescita non basta però a recuperare i livelli pre-crisi. Per quanto riguarda l'occupazione siamo ancora a 47.000 occupati sotto i livelli pre-crisi e per quanto riguarda il Pil, mentre l'Italia è a -4 punti, la Puglia è ancora a -7 punti percentuali. E per dare una spinta alla crescita la risposta sta nel rilancio degli investimenti, in primo luogo pubblici».

In ogni caso è il quinto anno che si registra una crescita: nel 2014 lo 0,1%, a seguire nel 2015 l'1,2%, poi 0,8 e 0,9 nel 2016 e 2017, nel 2018 «cresciamo meno dello scorso anno e anche del dato nazionale, è dunque una crescita asfittica», sottolinea Maurizio Lozzi, responsabile della Divisione Analisi e ricerche economiche di Bankitalia.

Se da un lato, però, il dato peggiore del 2018 è quello relativo alle esportazioni, nel primo semestre 2019 il loro valore è aumentato del 10,1%. Secondo Bankitalia si tratta di un'espansione «sensibilmente più accentuata rispetto a quella del complesso del Paese (2,7 per cento) e in controtendenza rispetto al dato del Mezzogiorno (-2,2 per cento)».

Sempre nei primi 9 mesi dell'anno il turismo ha continuato a dare buona prova: nei primi otto mesi dell'anno i flussi turistici sono risultati ancora in aumento, soprattutto grazie alle presenze di visitatori stranieri, ed è cresciuto il numero di esercizi ricettivi e di ristorazione.

Credito alle famiglie in aumento

Quanto al credito, il suo andamento è leggermente aumentato, in linea con la dinamica del 2018. L'incremento dei finanziamenti alle famiglie, in particolare a sostegno della spesa per l'acquisto di beni di consumo, ha controbilanciato il lieve calo dei prestiti alle imprese, concentrato tra quelle di minore dimensione.

È proseguita la fase di graduale miglioramento della qualità del credito. Dal lato della raccolta, i depositi hanno registrato un'ulteriore crescita.

PER APPROFONDIRE / Vai dossier sull’Ilva

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