APPELLO DI ASSOSISTEMA

La crisi della ristorazione manda ko le lavanderie industriali: a rischio 5mila lavoratori (il 65% donne)

Il settore della sanificazione del tovagliato, soprattutto nelle città d'arte, dove il business si è già dimezzato rischia di azzerarsi in caso di nuovo lockdown

di Alessandra Tibollo

Tavoli vuoti nei ristoranti a Piazza Navona prima del coprifuoco, Roma, 22 ottobre 2020 ANSA/MASSIMO PERCOSSI

2' di lettura

Chiusure anticipate e aria di lockdown. Gli ingredienti per una grande crisi anche nel settore delle lavanderie industriali che operano nel turismo ci sono tutti. Fra hotel che non riaprono e ristoranti in affanno, l'osservatorio di Assosistema Confindustria stima di chiudere il 2020 con una perdita di circa 400 milioni di euro di fatturato e 5mila posti di lavoro in meno (con una percentuale di lavoratrici donne del 65%). I numeri dell'associazione che riunisce le lavanderie industriali, che si occupano delle attività di noleggio e sanificazione della biancheria e dei tessili per il comparto alberghiero e per la ristorazione, parlano di un -45% per le strutture alberghiere e -35% per quelle della ristorazione con previsioni per ottobre di un ulteriore contrazione del 10% rispetto a settembre.

Pesano le chiusure dei ristoranti che non hanno retto al periodo di lockdown o che non hanno ancora riaperto, pesa la riduzione del numero dei coperti per attuare il dovuto distanziamento fra i tavoli, pesa un po' meno il taglio della voce di spesa relativa ai tessili nella ristorazione. Secondo il presidente Marco Marchetti, Presidente di Assosistema Confindustria, «Il tovagliato non è rientrato nelle voci di spesa da sfoltire proprio perché il processo industriale attraverso il quale è sanificato è svolto da aziende specializzate che garantiscono sicurezza igienica e l'abbattimento del rischio microbiologico. Un requisito ancor più indispensabile in questo periodo in cui il Covid-19 ha richiesto maggiore attenzione all'igiene da parte di tutti, clienti e ristoratori».

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Perdite pesanti nelle città d’arte: -60%

I numeri mostrano una flessione drammatica soprattutto nelle grandi città d'arte, dove la mancanza del turismo internazionale, del congressuale e degli spostamenti per business fanno registrare numeri ancor più imponenti, con un outlook sempre più catastrofico. Confrontando settembre 2019 e 2020 si registra un -64% a Roma e a Milano, -45% a Firenze e -49% a Napoli e secondo le stime di Assosistema nell'ultimo trimestre il calo nelle città d'arte potrebbe superare il 60%. Senza contare un eventuale nuovo lockdown, quando si sono registrati picchi da -94% nel mese di aprile. Per il presidente Marchetti, non può tardare, da parte del ministero del Turismo, il confronto e una seria identificazione degli attori coinvolti. «Servono aiuti che fino ad ora non sono ancora stati contemplati nemmeno nell’ultimo Decreto Ristori – aggiunge – per la sopravvivenza delle imprese e la conservazione dei posti di lavoro dell'intera filiera del turismo, incluse le lavanderie industriali, che rivestono un ruolo centrale nel garantire ai clienti e ai ristoratori la sicurezza igienica necessaria soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo».


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