Societa

La crisi della scuola svelata dai test invalsi

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci


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(Ansa)

3' di lettura

Ci sono almeno tre campanelli d’allarme sui livelli di apprendimento degli studenti italiani di cui è bene tener conto alla vigilia del percorso di regionalizzazione della scuola italiana che vede impegnato il governo Conte. A suonarli, peraltro contemporaneamente, è il rapporto Invalsi 2019, che è stato presentato ieri alla Camera, alla presenza del ministro (leghista) dell’Istruzione, Marco Bussetti. E che per la prima volta misura le competenze di uscita in italiano, matematica e inglese degli studenti italiani visto che è stato esteso alla quinta superiore.

Il primo allarme a risuonare è che l’Italia tra i banchi è già, e pure profondamente, spaccata in due. Con gli studenti meridionali che, mediamente, arrancano e in larga parte non riescono a raggiungere i livelli di competenza richiesti nelle due materie base, italiano e matematica. A differenza dei “colleghi” del Nord, che vanno meglio.

Il secondo motivo di preoccupazione deriva dal fatto che le insufficienze iniziano dalla seconda primaria e nel corso dei cicli scolastici successivi, vale a dire medie e superiori, invece che ridursi, aumentano.

Il terzo fattore di rischio, conseguenziale ai primi due, è che si arriva alla maturità con competenze spesso inadeguate: poco più di uno studente su tre (il 34,6%) infatti non raggiunge i livelli richiesti in italiano. Si sale al 41,7% in matematica. E la situazione è ancora più grave in inglese. Ebbene, nella prova di lettura (reading), il 51,8% dei ragazzi ha raggiunto il livello B2(il traguardo previsto dalle indicazioni ministeriali alla fine della scuola secondaria di secondo grado in linea con le altre esperienze internazionali). Questo significa, all’opposto, che quasi uno studente su due non ci riesce. Se passiamo alla prova di ascolto (listening) la fotografia è ancora più scura: appena il 35% degli studenti comprende ciò che ascolta.

Sebbene i test Invalsi e la maturità siano stati tenuti ben distanti dal ministro Bussetti che ha “congelato” per un anno la scelta del governo precedente di considerarli requisito d’ammissione all’esame di Stato, una domanda è d’obbligo: come si conciliano questi numeri con quel 99% circa di promossi agli esami di Stato? E qui ci viene in supporto Giorgio Allulli, esperto di sistemi di valutazione: «È vero che la valutazione condotta dall’Invalsi è cosa diversa dalla valutazione condotta dai docenti, operazione certamente più delicata e complessa ma è anche vero - dice - che in questo modo si concede a molti studenti una certificazione finale di raggiungimento di determinati livelli di apprendimento che invece non sono stati raggiunti, e questo a tutto scapito di quegli stessi studenti che ricevono una certificazione che non ha alcun valore».

Avere a che fare con un divario territoriale Nord-Sud sempre più profondo complica il quadro. Alle medie, i ragazzi di terza, che in italiano mostrano un difficile apprendimento e non raggiungono un livello adeguato di traguardi previsti sono il 30% al Nord Ovest, il 28% nel Nord Est, al Centro il 32%, al Sud e sulle isole il 46 per cento. In matematica, se possibile, lo scenario peggiora e appare ulteriormente differenziato fra le diverse aree del Paese: la percentuale di alunni che non arriva a un livello adeguato è del 32% nel Nord Ovest, del 28% nel Nord Est, del 35% nel Centro, del 48% nel Sud e del 56% nel Sud e isole. In generale in alcune regioni del Mezzogiorno (in particolare Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) punte del 55-50% di ragazzi di terza media presenta livelli molto bassi soprattutto in matematica e inglese, ben al di sotto dei traguardi stabiliti dalle Indicazioni nazionali.

Lo stesso Bussetti, nel commentare i numeri, ha parlato di «innegabili segnali di preoccupazione». Sforzandosi però di vedere il bicchiere mezzo pieno: «I risultati - ha aggiunto - contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo». In che direzione lo vedremo nei prossimi mesi quando si rimetterà mano al sistema di valutazione e si concluderà la trattativa sull’autonomia differenziata e sulla regionalizzazione dell’istruzione. Una partita che alla luce dei risultati di ieri si fa ancora più delicata.

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