ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe Olimpiadi di Pechino

La crisi ucraina rilancia l’intesa Putin-Xi, oggi 15 nuovi accordi

La Cina probabilmente simpatizza con lo stato d’animo russo nei confronti di Kiev, ma ha forti legami anche con l’ex repubblica sovietica, dove è al primo posto per investimenti stranieri

di Antonella Scott

Summit tra Putin e Xi, "Cina e Russia si sostengono a vicenda"

4' di lettura

A ogni nuova occasione di incontro, e non importa se negli ultimi due anni i contatti sono sempre avvenuti a distanza, Vladimir Putin e Xi Jinping aggiungono entusiasmo alla descrizione del loro rapporto personale e a quello dei rispettivi Paesi.

Così, per il presidente cinese, Putin è passato dall’essere «uno degli amici più vicini» al grado di «migliore amico». Il presidente russo, a sua volta, registra il costante rafforzamento delle relazioni bilaterali, che ogni volta salgono «ai livelli più alti della storia».

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La presenza di Putin all’apertura dei Giochi olimpici invernali di Pechino - dove lo schieramento di leader stranieri rifletterà il boicottaggio delle diplomazie occidentali in segno di protesta contro il trattamento delle minoranze uigure nello Xinjiang - riceverà oggi un’enfasi ancora più marcata. E non solo per il contatto ravvicinato dopo più di due anni, ma soprattutto perché la crisi ucraina e quella nei rapporti tra Cina e Stati Uniti stanno realmente avvicinando Mosca e Pechino come mai prima.

Lungo elenco di interessi comuni

Scambi commerciali e cooperazione militare, investimenti e intese dall’energia allo spazio, sviluppo di nuovi strumenti finanziari per valorizzare e proteggere le rispettive valute a scapito del dollaro: in questa fase Russia e Cina sottolineano in chiave anti-occidentale tutto quanto c’è di positivo nel loro legame, lasciando in secondo piano le difficoltà e i limiti pur di dimostrare agli Stati Uniti di avere delle alternative, qualcuno a cui rivolgersi per far causa comune e avere aiuto per sostenere l’impatto delle sanzioni americane ed europee. Come disse nel 1996 Ren Zhengfei, il fondatore di Huawei: «Il miglioramento delle relazioni sino-sovietiche dimostrerà agli Stati Uniti che, anche senza di loro, il mondo continua a girare».

E così come gli scienziati sovietici contribuirono allora allo sviluppo industriale cinese, oggi Huawei cerca anche in Russia le tecnologie che il colosso cinese delle telecomunicazioni non può più acquisire in America; mentre nell’Artico russo i finanziamenti cinesi sono diventati i principali sostenitori dei grandi progetti energetici sul fronte del gas naturale liquido - Yamal e Arctic LNG - in cui le sanzioni hanno ridimensionato la presenza delle major occidentali. Gli stessi cinesi hanno finanziato la costruzione dell’oleodotto ESPO, che collega la Siberia orientale al Pacifico.

Priorità al settore energetico

Negli incontri di oggi, ha anticipato ieri il consigliere del Cremlino Jurij Ushakov, è prevista la firma di 15 accordi, prevalentemente in campo energetico. Non a caso Igor Sechin, a capo della prima compagnia petrolifera russa, Rosneft, ha accompagnato Putin in Cina.

Terzo fornitore di gas naturale per la Cina, la Russia potrà beneficiare del passaggio dal carbone al gas che la transizione energetica impone a Pechino. Una delle aspettative di Mosca è dare luce verde a un secondo gasdotto che affianchi la “Forza della Siberia”, collegamento di 4.000 km diretto dai giacimenti siberiani alla Cina nord-orientale. Il suo n. 2 potrebbe invece attraversare la Mongolia. «Val la pena notare - ha detto ieri Ushakov ammiccando alle attuali relazioni tempestose tra i fornitori russi e i loro (principali) clienti europei - che il mercato cinese del gas è il più promettente e in più rapida crescita al mondo».

Non rapidissimi sono, d’altro canto, i tempi di realizzazione dei progetti congiunti russo-cinesi. Molti poi vengono annunciati, per poi restare sulla carta: malgrado le cifre indichino la progressione negli scambi, e proprio a partire dall’inizio dell’era delle sanzioni nel 2014, è opinione comune che due potenze vicine e gigantesche come Russia e Cina non sfruttino pienamente il proprio potenziale di collaborazione.

Economie complementari ma legame asimmetrico

Una delle ragioni è l’asimmetria del legame: le due economie sono complementari ma come nota Aleksandr Gabuev, responsabile per il Programma “La Russia e l’area Asia-Pacifico” al Carnegie Moscow Center, «la Russia ha bisogno della Cina più di quanto la Cina abbia bisogno della Russia». I russi hanno le materie prime, i cinesi il mercato e i mezzi finanziari. Ma questi ultimi vengono diretti prevalentemente al settore dell’energia e ai grandi progetti statali russi, così come i capitali privati cinesi considerano la Russia un fronte troppo rischioso, e le preferiscono alternative come l’Africa.

Un altro elemento che frena un’alleanza naturale tra Mosca e Pechino è legato a quella che in realtà è una somiglianza: l’essere due Stati autoritari li fa sentire in sintonia nel confronto con l’Occidente - e in particolare in questo momento. Ma nello stesso tempo li spinge a diffidare l’uno dell’altro, perché la priorità per ciascuno è mantenere il controllo sui vari aspetti della partnership.

Paesi vicini anche sulla Difesa

Alla vigilia della partenza di Putin per Pechino, il Cremlino ha sottolineato la solidarietà espressa dalla Cina nei confronti delle richieste avanzate da Mosca alla Nato e agli Stati Uniti, a garanzia della propria sicurezza in Europa orientale. L’avvicinamento tra i due Paesi riguarda sempre di più anche il fronte della difesa: lo sviluppo congiunto di nuovi armamenti, la partecipazione alle rispettive esercitazioni militari.

La Cina probabilmente simpatizza con lo stato d’animo russo nei confronti dell’Ucraina, pensando al proprio nei confronti di Taiwan. Eppure ha forti legami anche con Kiev, dove è al primo posto per investimenti stranieri. In caso di conflitto aperto tra Mosca e la Nato, non è semplice immaginare che posizione prenderebbe Pechino: considerando che, dopo tutto, il suo primo principio-guida è la non interferenza.

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