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La crisi di governo, il voto in autunno e quella coincidenza con Draghi

di Giancarlo Mazzuca


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2' di lettura

Agosto, vacanza non ti conosco. È proprio vero che Ferragosto non ha mai riservato piacevoli sorprese sul fronte politico-economico. Spesso e volentieri, sotto il solleone, quando tutti anche con la testa sono in vacanza, accadono fatti strani e anche piuttosto clamorosi. Un esempio, tra i tanti: nel 1971 Nixon decise di sganciare il dollaro dall'oro e le ripercussioni si registrarono in tutto il mondo.

Quest'anno la “bomba” è scoppiata in Italia con la crisi di governo che si è aperta dopo la spaccatura che si è aperta nella coalizione gialloverde in seguito al “no” dei grillini sulla Tav. Al di là delle immediate ripercussioni sul mercato azionario, con l'indice in picchiata, e sullo “spread”, che è di nuovo schizzato in alto, la scala Mercalli della politica ha segnalato una scossa di terremoto di grandissima intensità anche perché quasi tutti avevano escluso una rottura fino al giorno prima: tra Lega e Cinquestelle –affermavano i grandi esperti - ci sarebbe stato solo un gioco delle parti per salvare un po' la faccia dopo il “no” dei grillini in Senato all'Alta Velocità. L'alleanza avrebbe, insomma, tenuto.

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Il braccio di ferro si è invece trasformato in una frattura vera e propria con uno scenario che prefigura nuove elezioni in autunno. Nei prossimi mesi dovrebbero, così, venire al pettine tanti nodi. Uno, in particolare: le conseguenze della crisi sui rapporti con il resto d'Europa. I riflessi su Bruxelles dei nostri problemi interni potrebbero essere, in effetti, tanti. Cominciamo dal varo della nuova Commissione europea: nelle ultime settimane, prima del nostro “show-down”, la voce di Palazzo Chigi si era fatta sentire piuttosto nitidamente perché ci fosse un italiano a sedere su una poltrona Ue di primo piano. Ma adesso i nostri “partner” faranno quello che vorranno non avendo a Roma interlocutori sicuri. Tutti presi dai nostri problemi interni avremo ancora la forza di farci sentire nella sala dei bottoni continentale? E saremo in grado (non credo proprio) di rispettare il calendario delle prossime scadenze con l'Europa, a cominciare dalla legge di Bilancio che dovrà essere presentato a Bruxelles entro il prossimo 15 ottobre? Dovremo altrimenti ricorrere all'esercizio provvisorio con tutte le incognite dietro l'angolo?

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Agosto rischia, insomma, di essere il mese meno indicato per una resa dei conti politica. Non è, poi, un caso che, tranne una volta, in autunno non si siano mai tenute elezioni politiche in Italia. Eppure il vicepremier Salvini ha subito escluso la possibilità di un semplice rimpasto e si è dimostrato molto contrario all'ipotesi di un governo balneare. E allora? Speriamo solo che la crisi possa risolversi, cosa inusuale dalle nostre parti, in tempi brevi. A proposito: sempre in autunno, Mario Draghi lascerà la Bce di Francoforte il 1° novembre e se ne tornerà a Roma. È meglio non dimenticarci della coincidenza.

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