EFFETTO TRONO DI SPADE

La Croazia del turismo: «Basta kune, per il nostro business vogliamo l'euro»

Sull'altra sponda dell'Adriatico il sogno proibito è uno solo: riuscire a rottamare la vecchia valuta nazionale, la kuna, sostituendola con l'euro

di Enrico Marro


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2' di lettura

Mentre in Italia si discute di Minibot, secondo Moody's il primo passo verso la creazione di una moneta parallela e l'uscita dall'eurozona, sull'altra sponda dell'Adriatico il sogno proibito è uno solo: riuscire a rottamare la vecchia valuta nazionale, la kuna, sostituendola con l'euro. Nell'ottobre 2017 la Croazia ha presentato un piano dettagliato per entrare nel sistema degli accordi europei di cambio ERM-II entro il 2020, anno in cui il Paese balcanico sarà per un semestre alla presidenza del Consiglio Ue.

Di fatto l'ingresso nell'ERM-II rappresenterebbe una sorta di anticamera verso l'adozione della moneta unica, che a quel punto sarebbe solo questione di tempo. A differenza di Paesi che non hanno fretta come Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, Zagabria vuole adottare l'euro proprio come hanno fatto i vicini della Slovenia, ma anche come la Repubblica Slovacca e i tre Stati baltici. Chiudendo la breve storia della kuna, valuta adottata nel 1994 dopo la dissoluzione della Jugoslavia e la sostituzione in un primo momento del dinaro jugoslavo con il dinaro croato.

Chi lavora con il turismo vuole l’euro

La Croazia, membro dell'Unione europea dal primo luglio 2013, vuole entrare nell'eurozona per tante ragioni. Una in particolare però si fa sentire d'estate: il turismo. Sulle splendide coste croate, dall'Istria alla Dalmazia, con tutte le loro mete turistiche come Pola, Zara, Spalato e soprattutto Dubrovnik (ora gettonatissima in quanto location di “Trono di Spade”), ristoratori e negozianti rischiano multe salatissime se vengono scoperti ad accettare euro dai turisti stranieri. In teoria, tutti i viaggiatori dovrebbero acquistare kune, compresi magari quelli che sbarcano dalle navi da crociera nei porti croati per visite lampo di poche ore, e non tutti sono disposti a pagare con carte di credito.

Per un'economia dell'Unione europea che dipende per un quinto del Pil dal turismo, esattamente come quelle di Grecia e Malta, il fatto di non avere ancora adottato l'euro rappresenta un ostacolo. Il Governatore della Banca centrale croata, Boris Vujcic, è convinto che l'ingresso nell'eurozona avverrà presto, ma i poco più di quattro milioni di cittadini croati non mostrano un particolare entusiasmo: negli ultimi sondaggi Eurostat, la quota di popolazione favorevole alla moneta unica oscilla intorno al 52%.

La grande preoccupazione è che l'adozione dell'euro porti a un aumento rilevante e generalizzato dei prezzi, che farebbe il gioco di chi lavora direttamente o indirettamente nel settore turistico, ma non del cittadino medio. La vulgata prevalente, tra i croati, è che l'euro può attendere, anche per non perdere la sovranità monetaria delegandola a Francoforte. Il nazionalismo in Croazia è sempre forte, e non solo aver conquistato la finale dei Mondiali di calcio un anno fa.

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