Donne e violenza social

#COMINCIAMOADIREBASTA

La crudeltà del body shaming, la specialità delle donne (verso altre donne)

Forse il nuovo femminismo sta nel mettere al bando questa pratica a metà tra l’infantile e l’ancestrale

di Giulia Crivelli


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6' di lettura

«Body shaming»: è l’espressione coniata dagli americani e oggi molto diffusa in tutto il mondo che gioca sul significato del sostantivo shame, vergogna. Il verbo, ipoteticamente to shame, non esiste. E quindi non dovrebbe esistere neppure il suo gerundio, shaming, che, in inglese, può diventare sostantivo o aggettivo. Due esempi: the act of loving, l’atto di amare. The roaring twenties, i ruggenti anni 20. Al posto del gerundio immaginario alla base dell’espressione americana, per tradurre body shaming in italiano dobbiamo usare molto più di due parole. Body shaming significa far vergognare qualcuno del proprio corpo, con insulti reiterati di varia gravità, crudeltà, intensità. È una forma di bullismo quasi sempre di adulti contro adulti, che confina con la tortura psicologica. Anzi, è una forma di bullismo di donne adulte contro donne adulte.

Da non confondere con i commenti maschili

Certo, i maschi fanno commenti in continuazione, spesso irripetibili, sull’aspetto fisico delle donne, conosciute e sconosciute, sul lavoro o al bar, davanti alla televisione o in occasione di un aperitivo o di una cena tra amici. Sullo sfondo c’è sempre l’atto sessuale o l’attrazione sessuale, come se corpo delle donne e sesso fossero indissolubilmente legati da un qualche rapporto di causa-effetto. In fondo il politically correct è nato e si è diffuso anche per evitare questo tipo di commenti, che risultano offensivi per le donne, quando non insultanti nel vero senso della parola. Il body shaming va oltre: le offese e gli insulti forse si possono ignorare, se si è sufficientemente forti o almeno equipaggiati (equipaggiate, nella maggior parte dei casi) con una buona dose di consapevolezza, orgoglio femminile e/o sicurezza di sé. Far provare vergogna è qualcosa di diverso, una forma di offesa molto più perniciosa, sottile, violenta, in fondo. Certo, sono una forma di violenza – di genere, è veramente il caso di dire – anche i commenti maschili a sfondo sessuale o che comunque coinvolgono l’aspetto fisico di una donna. Ma, paradossalmente, questo tipo di violenza si può dimenticare, superare. Provare vergogna va molto più in profondità, lascia cicatrici molto più gravi.

L’insulto ad Angela Merkel
Pensiamo alla tristemente famosa definizione che – secondo una leggenda metropolitana – Silvio Berlusconi diede di Angela Merkel: culona inchiavabile. Un doppio insulto, nella mente di chi lo concepisce: la prima parte individua un difetto fisico, la seconda chiarisce che per via di quel difetto fisico la donna non è degna di essere “chiavata” . Berlusconi ha più volte smentito di aver pronunciato quelle due parole, ma qualcuno deve averlo fatto, visto che sono poi diventate di dominio pubblico. Quale potrebbe essere l’equivalente di “culona inchiavabile” detto da una donna a un uomo considerato brutto e poco appetibile dal punto di vista sessuale. Di fatto, non c’è. Perché il concetto di attrazione sessuale non è lo stesso, per donne e uomini. Neppure lo è l’idea che si ha - ancora romantica, checché se ne dica – dei rapporti amorosi e sessuali tra donne e uomini. L’equivalente di culona inchiavabile non esiste. Esistono uomini con il sedere grosso, molto grosso. Ed esistono sicuramente uomini con i quali una donna non vorrebbe avere rapporti sessuali. Ma se li dovesse insultare, probabilmente sceglierebbe un’altra strada. Le donne danno all’atto sessuale un significato e un’importanza diversa rispetto agli uomini (ovviamente esistono eccezioni e nell’epoca gender fluid è semplicistico anche parlare di donne e uomini, lo facciamo per poter tracciare un percorso, un’analisi, poi si potrebbero fare mille distinguo).

Effetti diversi su uomini e donne

“Non sei scopabile” è una frase che non ha la stessa portata, lo stesso impatto su un uomo, se detta da una donna. Pensiamo c’entri anche il fatto che gli uomini possono comprare, oltre all’atto sessuale in sé (questo possono farlo anche le donne), anche il piacere. Pensiamo a un altro insulto amplificato dai media, inciso su qualche tipo di supporto informatico (fu registrato durante un fuori onda di un dibattito tv), ma rimasto poi orfano di padre. Quel “gnocca senza testa” rivolto a Rula Jebral durante un talk show di attualità al quale partecipava come giornalista, non come modella o attrice o musa ispiratrice di Julian Schnabel (è stata anche questo ed è a tutti gli effetti una donna bellissima). Vi immaginate l’opposto? Pensiamo, che so, a Francesco Giorgino, visto che c’è chi lo considera un bell’uomo. O a Vittorio Brumotti, ciclista acrobatico e poi giornalista dilettante. Altro uomo, lui sì, di bellissimo aspetto. Non c’è traccia, nella storia delle loro apparizioni televisive, di insulti come “figo con gli occhi azzurri ma scemo” o “macho ma pirla”.

Tornando al body shaming vero e proprio, anche se sganciato dalle implicazioni sessuali (“culona”, “cicciona”, “nasona” ecc): non solo gli uomini, indipendentemente dai loro difetti fisici, sembrano meno bersagliati, ma sembrano anche - poi però, chissà se è davvero così – esserne meno feriti. Non vale per ragazzi giovani e sensibili e non vale probabilmente per i ragazzi Lgbt, che per definizione sono più vulnerabili agli attacchi che riguardano l’aspetto fisico e, ovviamente, a quelli a sfondo sessuale. Forse l’attacco all’aspetto fisico o il body shaming risultano per gli uomini meno dolorosi perché una donna “brutta” viene condannata all’inchiavabilità. Mentre il più brutto degli uomini potrà sempre fare sesso e provare piacere. Pagando, si intende. Ma evidentemente quest’ultimo aspetto non sembra importante.

Brad Pitt non dice “culona”
Curioso notare che i rilievi e gli insulti legati all’aspetto fisico delle donne vengano spesso da uomini brutti. Non si conosce alcuna uscita del genere “culona inchiavabile” attribuibile a Brad Pitt o ad Alain Delon. Sentendo uomini come Silvio Berlusconi, Maurizio Gasparri, Renato Brunetta o altri ancora, dare giudizi sprezzanti sull’aspetto fisico (Luciana Littizzetto ad esempio è stata più volte oggetto dell’attenzione di politici di centrodestra), ebbene, verrebbe voglia di essere teletrasportati indietro nel tempo, all’età prescolare. Culona inchiavabile a me? Zitto, uomo di plastica a cui non tira più. Gnocca senza testa a me? Zitto, uomo senza palle e con l’alito pesante. E via inventando, come solo i bambini sanno fare. Perché sappiamo quanto possano essere crudeli i bambini e non a caso il bullismo è per definizione una tortura che viene scoperta nelle scuole. I bambini, appunto. Dagli adulti ci si aspetterebbe di essere elogiati – o criticati – per cose di cui abbiamo la responsabilità. O che è in nostro potere cambiare / modificare con lo studio, l’umiltà, l’ascolto, la crescita personale, la consapevolezza. Con gli strumenti, in altre parole, che i bambini non hanno (ancora). L’aspetto fisico (culo grosso o qualsiasi altra cosa, non è questione di mettersi a dieta) non è tra queste cose. Non è in nostro potere cambiarlo. Si può fare, in parte, con la chirurgia plastica. Ma questa è un’altra storia. Sempre dagli adulti ci si aspetterebbe, in qualsiasi ambito lavorativo, di lasciare fuori ogni riferimento fisico o sessuale. A me che non si sia a un casting per il Moulin Rouge, per un film porno, per un concorso di bellezza (anche questa è un’altra storia).

Il ruolo di internet

Tornando al body shaming: è amplificato, come molte altre cose, dall’esistenza e dall’utilizzo perverso dei social media, della mail, di tutto quello che internet offre per diffondere messaggi a grande velocità e impedendone, di fatto, il controllo. Ma l’aspetto più triste resta che sono le donne a praticarlo contro altre donne. Difficile dire quanto di ancestrale ci sia in questa pratica: se le donne sono giudicate per l’aspetto fisico e da questo dipende la loro “chiavabilità”, se è l’aspetto fisico l’arma per conquistare un uomo, eliminare le rivali usando il body shaming può sembrare una scorciatoia. Ma c’è qualcosa di più: una donna, a differenza di un uomo, sa quanto è doloroso il body shaming. Sa quanto si soffre per un insulto fisico: se una donna vuole fare male a una donna - per le ragioni più diverse - sa che il body shaming è l’arma più sicura.

Dire no al body shaming
Nel mio mondo ideale, nessuna donna dovrebbe macchiarsi di body shaming verso un’altra donna. Per nessuna ragione. E dovrebbe intervenire in ogni contesto in cui una donna (l’ultimo esempio è Carola Rakete) viene giudicata (male) anche per il suo aspetto. Abbiamo sentito di tutto: è brutta, hai capelli da rasta, è sporca, puzza, non si rade i peli delle ascelle. Tutte forme di body shaming che niente hanno a che vedere con le accuse mosse al capitano della Sea Watch 3. L’immagine più triste resta quindi quella della donna di Lampedusa che si unisce al coro di maschi fuori controllo nel porto dell’isola. Una donna capace di insultare Carola per il suo aspetto fisico e di augurarsi che fosse stuprata dai”negri”. Credo che le donne - lo dico a malincuore - possano fare molto poco per cambiare gli uomini. Forse qualcosa possono le mamme nell’educare i figlia maschi. Ma le donne, noi donne, perdiamo il diritto di critica all’universo maschile se ci macchiamo di un qualsiasi tipo di body shaming. Verso una donna o qualunque altro essere umano, indipendentemente dal genere o dall’orientamento sessuale. Forse è questo il “nuovo” femminismo.

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