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La cultura digitale e di rete? Arriva la docu-serie

Prende il via in questi giorni la programmazione on demand di Rai Inclusione Digitale, struttura del servizio pubblico dedicata alla divulgazione della cultura Internet

di Alessandro Longo

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Prende il via in questi giorni la programmazione on demand di Rai Inclusione Digitale, struttura del servizio pubblico dedicata alla divulgazione della cultura Internet


3' di lettura

Prende il via in questi giorni la programmazione on demand di Rai Inclusione Digitale, struttura del servizio pubblico dedicata alla divulgazione della cultura Internet.
In un Paese la cui crescita economico-sociale è da sempre frenata dalla debolezza in competenze digitali – come denunciato anche pochi giorni fa dall'indice Desi 2019 – l'impegno della Rai in tal senso è stato da tempo invocato da numerosi esperti.
Secondo l'indice Desi della Commissione europea, che misura l'innovazione in un Paese, l'Italia continua a peggiorare nella classifica per competenze digitali (capitale umano e uso di internet). Adesso siamo proprio ultimi nell'Ue. È proprio questo il punto più critico dell'Italia quanto a innovazione; freno per ogni progresso, in un momento – post lockdown - in cui il Paese avrebbe particolare bisogno di un rilancio.
Web Side Story della Rai
La Rai, il servizio pubblico, prova ora a fare la sua parte per il cambiamento.
Con Web Side Story - Quando la Rete fa la Storia disponibile da mercoledì 24 giugno su Rai Play.
La docu-serie, 11 episodi da 6 minuti realizzata sul modello degli “explainer video”, racconta eventi avvenuti “in Rete” o “grazie alla Rete”, alcuni rimasti nella memoria collettiva, altri che aspettano di essere scoperti o riscoperti.
Come fu acciuffato il più famoso hacker della storia? Perché è scoppiata la bolla delle dot-com? Quando sono cominciate le fughe di notizie online? E quando abbiamo cominciato a divorare intere serie tv in streaming?
Ciascun episodio, a partire da una data, un fatto o un personaggio, ricostruisce le origini di fenomeni come i social network, i leak informatici, l'hacktivismo e la censura online, la new e la gig economy, i flashmob, il binge-watching e molto altro.
L'idea è che da quando è diventato di massa, alla metà degli anni ‘90, il Web ha “fatto la Storia” e mentre siti, motori di ricerca, blog, social e app diventavano pane quotidiano, in Rete si innescavano rivoluzioni, scandali, movimenti e tendenze globali.
Web Side Story, un programma di Carlo Durante e Marina Liuzzi, è un prodotto “nativo digitale” con un retrogusto vintage dato dai repertori dell'Internet Archive, la più grande biblioteca digitale al mondo, e dalle grafiche vaporwave dell'art director Davide Di Stadio.
Scritto con Nicola Di Turi e Nicola Nosengo, lo storytelling è affidato alle voci “millennial” di Joy Saltarelli e Mirko Cannella e alla conduzione della giornalista Diletta Parlangeli.
Web Side Story, di cui in autunno è prevista la seconda stagione, è un definito dalla Rai un “almanacco che tutti – principianti e smanettoni, web scettici e tecno-entusiasti - possono sfogliare liberamente, senza un percorso obbligato, nella grande “libreria” on demand del servizio pubblico. Non una storia della tecnologia, insomma, ma un modo per riconoscere i cambiamenti dell'era digitale e capire dove ci stanno portando”.
“Un'ottima notizia”, la definisce Nello Iacono, storico esperto di competenze digitali
“La presenza di Rai sul tema delle competenze digitali è fondamentale, e i prodotti originali realizzati coprono diverse aree di interesse soprattutto per il mondo giovanile. È importante valorizzare e ampliare queste produzioni, inserendole nella strategia globale in corso di formalizzazione nell'iniziativa Repubblica Digitale”.
“Bisogna a mio avviso anche trattare come target per i canali di Rai cultura in particolare gli 11 milioni di italiani che non utilizzano Internet, che sono parte dei 26 milioni che non hanno competenze digitali di base. Partendo dai suggerimenti di Piero Angela, eccezionale protagonista della prima “Intervista Snack” della produzione Rai inclusione digitale”, aggiunge.

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