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«La cultura è un asset chiave per rigenerare questi territori»

di Nino Amadore

2' di lettura

Può il patrimonio culturale delle aree marginali diventare un asset fondamentale per contribuire al lavoro di rigenerazione di queste zone? A questa domanda, tra tante altre, hanno cercato e cercano di dare una risposta ricercatori di vario genere. Ed è quello che hanno provato a fare, con un lavoro multidisciplinare, i vari autori di un volume (Milleperiferie-Percorsi di rigenerazione a guida culturale e creativa per i borghi e le aree interne e marginali) curato da Vincenzo Vigneri, oggi assistant professor in Business and public management presso il Dipartimento di Studi Aziendali e giuridici nell'Università di Siena. La considerazione di partenza, se volete risaputa, è questa: «Spopolamento, riduzione della natalità, invecchiamento della popolazione, abbandono scolastico, contrazione dell'ampiezza e della qualità dei servizi pubblici, riduzione degli investimenti, aumento della povertà, incremento del rischio idrogeologico, ascesa della conflittualità politica, bassa imprenditorialità e abbandono della campagna sono solo alcuni tra gli effetti avversi sempre più evidenti che hanno un impatto sulla qualità di vita nei borghi e nelle aree interne e marginali».

E quindi che si fa? O meglio cosa è possibile fare? Una strada è certamente quella di ripartire da ciò che i territori hanno già: «Per fronteggiare le sfide complesse sottese alla rigenerazione dei borghi e delle aree interne e marginali – scrive Vigneri – è necessario sostenere percorsi autopoietici atti a favorire una graduale trasformazione della società da una condizione in essere verso una desiderata, come il risultato di un processo granulare di transizione che scaturisca da iniziative pervasive su variegati ambiti di intervento e che consenta una adeguata integrazione tra tradizione e innovazione».

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Un percorso tra i tanti sembra emergere: «Irrobustire un legame tra comunità e territorio nel confronto con artisti e intellettuali nazionali e internazionali – scrive tra le altre cose Vigneri –, alimentare l’identità di una comunità attraverso la valorizzazione del patrimonio storico-artistico materiale e immateriale e favorire lo sviluppo di imprese innovative nei settori tradizionali e creativi facendo leva sulla contaminazione che può essere innescata da manifestazioni culturali di rilievo. Questi rappresentano dei possibili percorsi di rigenerazione che le iniziative di produzione nelle aree marginali sono in grado di avviare».

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