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La cultura italiana del tartufo Patrimonio Unesco dell’Umanità

Riconoscimento al meeting di Parigi

di Vincenzo Chierchia

I punti chiave

  • Il progetto
  • I protagonisti
  • Il settore

3' di lettura

Ad Alba, nel cuore delle Langhe già Patrimonio Unesco, avevano le bollicine da parte da tempo, per stappare a un riconoscimento epocale: anche “cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali” sono ufficialmente iscritte nella lista Unesco del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. La decisione è stata comunicata oggi 16 dicembre a seguito del pronunciamento del Comitato intergovernativo Unesco, fa sapere una nota.
La candidatura italiana ha visto il coordinamento tecnico-scientifico e istituzionale del Servizio II- Ufficio Unesco del Segretariato Generale del Ministero della Cultura (MiC). Il percorso è stato seguito e implementato dalla partecipazione diretta e costante della vasta comunità che si identifica nella cultura del tartufo, una rete interregionale composta dall'Associazione nazionale Città del tartufo (Anct), dai soggetti riuniti in gruppi associati nella Federazione nazionale associazioni tartufai italiana (Fnati), da altre libere Associazioni.

Cerca e cavatura del tartufo in Italia rappresentano un patrimonio culturale immateriale di conoscenze e pratiche tramandate oralmente per secoli che caratterizzano la vita rurale dei tartufai nei territori tartufigeni italiani, che ha riscosso finora un interesse straordinario dal punto di vista turistico e agroindustriale. Un patrimonio di conoscenze vaste, incentrate sulla profonda conoscenza dell'ambiente naturale e dell'ecosistema, che enfatizza il rapporto tra uomo e animale - il cane - riunendo le competenze del tartufaio e quelle del cane con la sua capacità olfattiva, di cui l'uomo è abile addestratore e con il quale crea un rapporto simbiotico. Una tradizione antica che racconta di una pratica che accomuna l'Italia dal Nord al Sud declinata secondo l'identità culturale locale, tramandata attraverso storie, aneddoti, pratiche e proverbi che raccontano di un sapere che riunisce vita rurale e tutela del territorio.

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«Siamo entusiasti di questo risultato – ha commentato Michele Boscagli, presidente di Anct –. Otto anni di impegno sono stati apprezzati, è stato un percorso che, grazie alle istituzioni competenti, ha dato l'opportunità a tutti i soggetti coinvolti di comprendere l'importanza di salvaguardare saperi e conoscenze della tradizione dei tartufai italiani. Un patrimonio collettivo, prezioso anche per le generazioni future, che va ben oltre il valore del prodotto in sé». «Si è avverato un sogno» ha aggiunto Fabio Cerretano a nome delle associazioni dei tartufai italiani.

«Il tartufo - ha osservato il sottosegretario alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio- si trova in tante regioni del nostro paese e può aiutare a valorizzare aree rurali interne o svantaggiate. La stessa pratica della cerca e cavatura può diventare un ulteriore slancio per il turismo enogastronomico all’insegna di una sempre maggiore sostenibilità». L’ingresso nella lista Unesco «sarà di sprone per continuare nel lavoro di coinvolgimento delle comunità per il rispetto di natura, persone, animali» ha detto Antonio Degiacomi, presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo, con sede ad Alba (Cuneo), la capitale delle Langhe che «ha avuto un ruolo importante nel supportare la presentazione del dossier», ha rivendicato Liliana Allena, presidente dell’ente Fiera internazionale del Tartufo bianco d’Alba.

«L'ingresso del tartufo tra i patrimoni dell'umanità – sottolinea Ettore Prandini, presidente Coldiretti - è un passo importante per difendere un sistema segnato da uno speciale rapporto con la natura in un rito ricco di aspetti antropologici e culturali. Una tradizione determinante per molte aree rurali montane e svantaggiate – continua Prandini - anche dal punto di vista turistico e gastronomico».

L'arte della ricerca del tartufo – sottolinea Coldiretti - coinvolge in Italia una rete nazionale composta da circa 73.600 detentori e praticanti, chiamati tartufai, riuniti in 45 gruppi associati nella Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiani (Fnati), da singoli tartufai non riuniti in associazioni per un totale di circa 44.600 unità e da altre 12 Associazioni di tartufai che insieme all'Associazione Nazionale Città del Tartufo (Anct) coinvolgono circa 20mila liberi cercatori e cavatori.

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