COME UNA FAVOLA BIANCA

La cura

“Giorni e notti fatti di piccole cose” ha l'andamento dell'acqua: si avverte l'urgenza della storia, ma anche una piacevole lentezza. Nel suo secondo romanzo, Tishani Doshi si prende tutto il tempo, le parole e le pagine che servono ad attraversare il mondo per avvertire le differenze, e non per inglobarle, e a incontrare l'altro per sorprendersi, e non per adeguarsi

di Giacomo Giossi

default onloading pic

“Giorni e notti fatti di piccole cose” ha l'andamento dell'acqua: si avverte l'urgenza della storia, ma anche una piacevole lentezza. Nel suo secondo romanzo, Tishani Doshi si prende tutto il tempo, le parole e le pagine che servono ad attraversare il mondo per avvertire le differenze, e non per inglobarle, e a incontrare l'altro per sorprendersi, e non per adeguarsi


3' di lettura

Ha l'andamento dell'acqua il secondo romanzo di Tishani Doshi, Giorni e notti fatti di piccole cose (Feltrinelli). Un movimento ritmico e al tempo stesso imprevedibile, che avvolge il paesaggio mentale come i luoghi, in un continuo andamento tra passato e presente.

Doshi si spoglia e si riveste del tempo, colorando il romanzo con luoghi solitamente lontani fra loro, agli estremi l'uno dall'altro per posizione e collocazione temporale. Il passato, dunque, come contenitore di esperienze intime e al tempo stesso comuni. Un vero e proprio balletto attorno alla forma del nostro tempo che più di tutto ha modificato la forma del nostro mondo, che ora, se da un lato appare rimpicciolito e raggiungibile sempre più con facilità in ogni suo angolo, dall'altro è anche divenuto sempre più espandibile e abitato dall'intrecciarsi con un passato che fa comparire sul suo palcoscenico donne e uomini: ombre un tempo lontane e ora invece così facilmente riconducibili a un presente di scelte e azioni minime, anche quotidiane.

In navigazione, quasi perenne, tra Venezia, l'India e gli Stati Uniti il racconto si snoda attorno alla necessità di un'identità che sappia non tradire il percorso, oltre che non tradire le origini. Un equilibrio complicato che vede la protagonista, Grace, in lotta con la propria fragilità, che è figlia di durezza e paura, di scelte coraggiose e di voglia di fuggire. Solo una cosa sarà in grado di trattenere Grace (più che di trattenerla in India di trattenerla a se stessa): un'eredità ricevuta dalla madre appena scomparsa, che la obbliga a una scoperta e alla conseguente necessità di cura.

La cura è il tema guida di Giorni e notti fatti di piccole cose. Grace scopre di avere una sorella, Lucia, affetta dalla sindrome di Down e in questa relazione, mai stereotipata o banalizzata, la protagonista riscopre il senso, e il bisogno, delle sue scelte. La cura dunque come via per la libertà. E, attraverso la cura, la possibilità di ritrovare la consapevolezza: riscoprire il passato illuminandolo con una luce nuova, che superi i congegni di protezione che tutti attiviamo pensando di fare ordine mentre, in realtà, stiamo censurando parti odiose di noi, scelte assurde, incontri sbagliati.

Una liberazione che agisce nella cura quotidiana, nella capacità di ritornare ad ascoltare il prossimo – in questo caso Lucia – non come un oracolo mistico, ma con tutto il carico di complessità e dolore, piacere e fastidio che questo può portare, anche ammaccando quell'idea di se stessi costruita con tanta (inutile) forza e fatica sotto forma di una maschera o di un invalicabile muro.

Tishani Doshi accarezza la storia di Grace e Lucia, lascia che il racconto fluisca senza, in un certo senso, intervenire. Si avverte l'urgenza della storia, ma anche una piacevole lentezza. L'autrice si prende infatti tutto il tempo, le parole e le pagine necessarie, affondando in un piacere che unisce ricordo e descrizione in un linguaggio solo apparentemente semplice, che in realtà, come una pietra focaia, accende e illumina il lettore all'interno della narrazione.

Attraversare il mondo per avvertire le differenze, non per inglobarle, incontrare l'altro per sorprendersi e non per adeguarsi. Slitta il senso del romanzo, come una barca su un fiume lasciata scivolare al largo, non perché se ne sia perso il controllo, ma perché là dove può andare, imprevedibilmente libera dai nostri inevitabili pregiudizi, è il luogo in cui mai avremmo pensato di trovarci.

Come una favola bianca, Giorni e notti fatti di piccole cose non cela la paura e il disamore che un mondo spesso asfissiante può produrre, ma mostra come con la cura sia possibile far crescere e dare spazio, come avrebbe detto Italo Calvino, a chi in questo inferno, inferno non è. Le piccole cose non sono tali infatti perché evitabili, ma perché spesso sono le uniche disponibili alla “nostra altezza” per essere osservate. Le piccole cose ci riguardano perché dei gesti minimi, dei minuti contati è fatta la nostra esistenza, molto più che delle grandi tragedie o dei dolori insopportabili che di volta in volta superiamo, spesso fino a dimenticarli. Le cose piccole restano, accompagnando le esistenze di tutti come memorabilia o souvenir di un viaggio privo di porti sicuri.

Come l'acqua mostra, il movimento è il senso – ed è il piacere al tempo stesso. Allo stesso modo, in questo romanzo, l'incontro tra Grace e Lucia vive nella quotidianità in una sorta di mancanza di memoria – che, al contempo, è memoria del presente, in cui tutto si rinnova e in cui tutto, ogni giorno, trova salvezza.

Tishani Doshi, Giorni e notti fatti di piccole cose, Feltrinelli, 272 pagine, 17,50 euro, traduzione di Silvia Rota Sperti

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti