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La cybersicurezza è una sfida permanente: necessarie consapevolezza e competenze

Le risorse umane ed economiche dell’Agenzia nazionale sembrano insufficienti. Ma l’Europa potrebbe essere determinante nello sviluppare una nuova cultura

di P.Sol.

Ansa

2' di lettura

L'Agenzia Nazionale per la cybersicurezza nazionale ha poche risorse per poter affrontare il rischio di una “cyber war”. Non usa mezzi termini Antonio Teti, docente dell'Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, nella tavola rotonda organizzata nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento.

L'Agenzia sta reclutando non più di 30-80 esperti e ha un obiettivo di organico di 300 addetti entro il 2026. Un organico, osserva, assolutamente insufficiente rispetto agli oltre 2mila elementi della consorella francese e ai circa 1.700 del “guardiano” della cybersicurezza in Germania.

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C'è anche un problema di retribuzione degli esperti. Teti sottolinea che le retribuzioni ipotizzate dall'Agenzia – 50mila euro lordi secondo una recente intervista del direttore Roberto Baldoni - non sono neanche avvicinabili alle retribuzioni (Ral da 160mila dollari) che i giovani esperti italiani ricevono dalle multinazionali Usa che li ingaggiano con la formula dello smart working consentendo loro di restare in Italia.

La strategia nazionale appena lanciata dall'Agenzia è però solo un pezzo, sottolinea Andrea Rigoni, partner di Deloitte Italia: «Sono in arrivo nei prossimi mesi una serie di norme e di revisioni regolamentari a livello europeo, dal cloud alla data protection alla direttiva sulle infratsrutture critiche che avranno un impatto maggiore rispetto a qualsiasi strategia. Saranno decisive nel consolidare un nuovo livello di consapevolezza sulla sicurezza a tutti i livelli, dalle aziende ai decisori politici fino ai consumatori».

D'altra parte la formazione dal punto di vista tecnologico è uno dei punti di eccellenza del sistema Paese: «I giovani italiani hanno una preparazione di alto livello» osserva Marco Comastri, ad di Tinexta Cyber.

Che però sposta il paradigma da una semplice questione di difesa: «Dobbiamo ragionare secondo uno schema di protezione, risposta, sviluppo, con l'accento che deve essere messo sulle opportunità per lo sviluppo delle aziende e del sistema».

La formazione e l'integrazione delle competenze sono state sottolineate da Laura Li Puma, responsabile del laboratorio di intelligenza artificiale di Intesa Sanpaolo: «L'intelligenza artificiale è di supporto per identificare transazioni anomale e bloccare azioni criminali. Ma come istituzione finanziaria dobbiamo pensare in una logica di protezione dei dati, con l'incrocio con competenze crittografiche e informatiche cjhe permettano di perseguire una gestione non centralizzata del dato».

La digitalizzazione accelerata e gli eventi di quest'anno fanno emergere la cybersecurity come una delle emergenze della nuova economia. «Fino ad oggi la temuta cyber war ipotizzata dopo l'invasione dell'Ucraina non c'è stata ma la cyber war è una corsa continua e gli hacker ogni giorno che passa sono più agguerriti» aggiunge Teti, sottolineando che il conflitto, anche sotto il profilo digitale, non è destinato a concludersi in tempi brevi.

Servono quindi competenze elevatissime e riconosciute adeguatamente. Ma allo stesso tempo una cultura diffusa a livello aziendale e di singoli individui.

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