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La danza torna alla Scala, ma in digitale

Il Gala Grandi Momenti di Danza presto in tv. Intanto si riparte con “Giselle”

di Silvia Poletti

2' di lettura

Dopo il lussureggiante gala lirico che ha battezzato il 7 dicembre in diretta tv il Teatro alla Scala si concede un altro gala televisivo per dare spazio al suo Balletto e introdurne il neodirettore, la grande stella Manuel Legris.

Niente diretta, però, in questo caso: Rai Cultura l'ha in palinsesto per il 25 febbraio. Ma soprattutto niente alato story telling, come invece a dicembre: il che per altro può salvare da clamorose gaffe ahimè successe allora, come l'attribuire a Rudolf Nureyev parole scritte da Colum McCann nel romanzo La sua danza, a riprova di quanto l'autorialità televisiva dei nostri giorni poggi su basi friabili, superficiali e da “enciclopedie online”.

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Grandi Momenti di Danza

L'impaginazione del secondo gala, intitolato Grandi Momenti di Danza, è infatti sobria: è la cadenzata chiusura del sipario a segnare i diversi brani e tuttavia si mantengono i bei rituali scenici, comprese le révérences, che amplificano tremendamente il cupo silenzio della platea vuota, ma insieme ribadiscono le secolari regole del gioco teatrale, di fatto una fascinosa liturgia nella quale ha un enorme peso specifico proprio lo spettatore. Si lascia insomma che a parlare sia la danza, ma nelle scelte ‘parla' di fatto anche il neodirettore. Il quale fa incastonare, doverosamente, gli estratti del repertorio nelle scenografie d'origine: il bosco romantico della Silfide, le grotte piene di tesori del Corsaro, la Barcellona del Don Chisciotte, la camera visitata dallo Spirito della Rosa. E dove ha potuto (Covid-free) ha arricchito le sequenze di pimpanti danze di insieme come quella del Corsaro, declinata con freschezza, ‘attacco', vivacità e padronanza tecnica da un bel gruppo capeggiato da Antonella Albano e Mattia Semperboni.

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Il balletto è un genere teatrale preciso

Il senso, sotteso, è chiaro: il balletto è un genere teatrale preciso, con una sua estetica e una ragion d'essere che si manifesta anche nella concezione dell'allestimento e non solo nella danza classica. La quale è sciorinata in tutte le accezioni: dal ricamo etereo delle preziose batterie della Silfide bournonvilliana (con l'impalpabile Vittoria Valerio spicca per brillantezza Nicola del Freo) all'erotismo sofisticato di Fokine in Le spectre de la rose (con un elusivo, aereo Claudio Coviello a turbare il sonno della bella Emanuela Montanari), al postclassicismo barocco di Bigonzetti sulla Sarabande di Haendel, affidato all'eleganza sottile di Maria Celeste Losa e Gabriele Corrado. In questo, come nell'intimista, affascinante SentIERI, di Philippe Kratz danzato con intensa partecipazione da Vittoria Valerio, Christian Fagetti e Andrea Risso, la dialettica con la musica dal vivo è un aspetto essenziale, ben sottolineato anche dalla regia televisiva che spesso riprende anche il maestro David Coleman, ohimé di spalle ai danzatori a dirigere l'orchestra in platea. Alle tre prime ballerine scaligere vengono affidati momenti che bene si attagliano alle loro personalità: Virna Toppi è appassionata e femminile nel duetto d'amore del Corsaro con Marco Agostino; vivace e precisa Martina Arduino con Federico Fresi nel pirotecnico duetto dello schiavo da Excelsior, sicura e autorevole Nicoletta Manni con Timofej Andrijashenko nel Don Chisciotte. Gli scaligeri poi in scena con il Gala Nureyev il 28 febbraio. Sempre in digitale naturalmente, su Rai Play e le pagine social del Teatro. In attesa di un applauso vero, dal vivo: questi artisti se lo meritano, davvero.


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