Sostenibilità ambientale

La decarbonizzazione della Sardegna slitta al 2028

Per lo spegnimento delle due centrali elettriche a carbone dovrà prima essere a pieno regime il Thyrrhenian link, il doppio cavo sottomarino che collegherà Sicilia e Sardegna alla penisola con un investimento di 3,7 miliardi di euro

di Davide Madeddu

(anna maria ortu/EyeEm - stock.adobe.com)

3' di lettura

La decarbonizzazione della Sardegna può attendere. Perché per lo spegnimento delle due centrali elettriche a carbone si profila un rinvio dal 2025 (data programmata e prevista dal Pniec) al 2028, quando entrerà in funzione e sarà a pieno regime il Thyrrhenian link. Ossia il doppio cavo sottomarino (950 chilometri e 1000 mw di potenza) collegherà la Sicilia con la Sardegna e la penisola italiana con un investimento di 3,7 miliardi di euro.
Lo slittamento è legato alla necessità di garantire il fabbisogno energetico alla Sardegna ed evitare scompensi al sistema e all’intero sistema di approvvigionamento garantito attualmente dalle centrali a carbone.

Il rapporto Terna

È quanto emerge emerge dal “Rapporto Adeguatezza Italia 2021” di Terna in cui si analizza la capacità del sistema di soddisfare la domanda di energia in ogni ora e in ogni area del Paese nei prossimi dieci anni. «Per abilitare il processo di decarbonizzazione del sistema elettrico, specie per il 2025 - si legge nel rapporto -, si renderanno necessari interventi strategici per promuovere l’autorizzazione e la realizzazione di nuova capacità in sostituzione di quella già prevista in dismissione». Nessuna improvvisazione, quindi, ma scelte e azioni che devono limitare al massimo problemi e disagi al sistema, e garantire continuità energetica. «La dismissione delle centrali a carbone potrà completarsi, in condizioni di adeguatezza, solo attraverso la realizzazione di nuova capacità - si legge ancora -. L’approvvigionamento della capacità necessaria a completare il processo di decommissioning del carbone nei tempi previsti ed al contempo raggiungere il target delle 3 h/anno di LOLE, potrà avvenire tramite nuove aste Capacity Market».

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Il nodo sardo

Nel documento si indicano le criticità che riguardano l’isola. Ossia il fatto che «la dismissione degli impianti a carbone, Fiume Santo e Sulcis (per una potenza installata complessiva di circa 1000 MW), con l’attuale capacità di trasmissione con il continente, non permetterebbe di rispettare il valore limite delle 3 ore all'anno di anno di LOLE». Ossia il numero totale di ore in cui è probabile che si verifichi il distacco di una parte dei consumatori perché la domanda attesa supera le risorse disponibili per soddisfarla.

La soluzione del supercavo

Per superare questa criticità, secondo quanto scrive Terna, e consentire la dismissione degli impianti a carbone sarà necessario «realizzare nuova capacità per circa 500 MW di CDP distribuiti opportunamente sull’isola e realizzare il nuovo collegamento Centro Sud – Sicilia – Sardegna (Tyrrhenian Link)». Così come potranno essere mitigate dal Tyrrhenian Link che «entrerà progressivamente in servizio nel periodo 2026-2028» le difficoltà e le diverse problematiche legate a una «rete poco magliata», «impianti di generazione Fer non programmabili» e «produzioni vincolate».

La dismissione

La previsione è quella di passaggi graduali e dove ci sarà una sorta di compensazione. «La dismissione della generazione a carbone dell’isola potrà quindi avvenire in modo progressivo man mano che le nuove risorse (il Tyrrhenian Link e i 500 MW di nuova CDP) entreranno in servizio - si legge nel rapporto -; la dismissione completa potrà essere realizzata solo successivamente alla completa realizzazione del nuovo collegamento e alla piena disponibilità della nuova capacità programmabile».

Le reazioni

Non si fanno attendere le reazioni. «Quanto emerge da questi documenti certifica il fallimento dei tempi previsti dal Pniec così come avevamo ipotizzato da tempo - dice Francesco Garau, segretario generale Filctem Sardegna -. La scadenza del 2025 non può essere rispettata e lo spostamento al 2028 non è comunque un buon segnale». Motivo? «Mancano certezze su quanto succederà e inoltre non c’è alcuna programmazione d’insieme sulla de-carbonizzazione - argomenta -. Per questo motivo chiediamo che la Regione ci dica perché il Dpcm Sardegna è ancora ferma al Mite quasi che si attenda che le produzioni vengano fermate definitivamente. La questione energetica è fondamentale per il sistema produttivo e manifatturiero della Sardegna».

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