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La decima Civic diventa «cattiva»

3' di lettura

Dai toaserba agli aerei, passando per le moto e le automobili. Questa è da sempre è la missione di Honda che al Salone di Ginevra ha presentato la nuova Civic Type R, basata sulla decima generazione appena presentata. Un'auto preceduta dalla sua fama e anche da un concept che ne aveva abbondantemente anticipato le caratteristiche definitive tra cui il particolare terminale di scarico triplo, pronto a sparare le note del 2 litri turbo potenziato a 320 cv. La Type R ha un'aerodinamica particolarmente curata e promette davvero bene perché la nuova Civic è intrinsecamente più sportiva della precedente: ha una scocca nettamente più rigida, un baricentro e una posizione di guida più vicini al suolo e sospensioni a controllo elettronico con un raffinato retrotreno multilink. C'è da scommettere quindi che i giapponesi ritenteranno il record del Nurburgring per le trazioni anteriori appartenuto alla precedente Type R (7'50”63) e soffiatole dalla Volkswagen Golf Gti Clubsport S (7'49”21). I presupposti ci sono tutti, ma i numeri che conteranno saranno quelli che la Civic riuscirà a fare nei concessionari spingendo ancora la Honda che nel 2016 ha venduto nel mondo circa 4,9 milioni di auto, delle quali 160mila in Europa e di 10mila in Italia, con incrementi rispettivi del 20,8% e del 98%. Ad aiutare la compatta giapponese costruita a Swindon, nel Regno Unito, contribuirà sicuramente l'arrivo del diesel 1.6 che si aggiungerà al mille 3 cilindri da 129 cv e all'1.5 da 182 cv. Ma Honda è già proiettata nel futuro e ha pronto un programma di elettrificazione che abbraccerà due terzi delle vendite entro il 2030, obiettivo che per l'Europa è fissato addirittura a 5 anni prima. I giapponesi ci hanno già provato con la Insight anni fa, ci riprovano con una strategia ad ampio spettro fatta di ibrido, plug-in, elettrico e anche fuel cell. Honda ha già presentato la Clarity, capace di fare 700 km con un pieno di idrogeno, e guarda già oltre attraverso la Fuel Cell System Manufacturing, joint-venture con General Motors da 85 milioni di dollari, la messa in comune di ben 2.220 brevetti e la costruzione di una fabbrica a Brownston (Sud di Detroit) che dal 2020 sfornerà stack ad alta efficienza, compatti e a basso costo. La Clarity inoltre avrà una versione ibrida plug-in (che sarà presentata in aprile al Salone di New York) e un'elettrica mentre il primo modello ibrido commercializzato in Europa arriverà nel 2018 e sarà la nuova Cr-v, già mostrata in novembre a Los Angeles. L'America è, del resto, un asset fondamentale per Honda. Vi ha investito dal 1959 ben 22 miliardi di dollari, vi ha sviluppato e costruito il proprio gioiello di famiglia, la Nsx, e ha appena cominciato a produrvi anche un nuovo cambio automatico a 10 rapporti. Honda ha anche un solido piede nella Silicon Valley dove è stata pensata la neuV (New Electric Urban Vehicle), concept di biposto elettrica a guida autonoma che fa uso di intelligenza artificiale, un campo che la Honda frequenta da molto tempo mettendone in vetrina i risultati attraverso il robot Asimo. È il fiore all'occhiello di Honda R&D, il think tank dove nascono tutte le tecnologie e che da aprile sarà affiancato dalla “Honda R&D Center X” per sviluppare quelle che vengono definite “nuove aree di valore” come appunto la robotica, la gestione dell'energia e i sistemi di mobilità. In una parola: il futuro.

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