ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùl’impatto sulle istituzioni

Caso Lega-Russia, la democrazia non ama le scorciatoie

di Montesquieu


Russiagate, Savoini dettava agenda di Salvini su gruppo whatsapp

3' di lettura

Esponenti tra i più attendibilii del partito democratico, ex capi di governo come Enrico Letta e Gentiloni, chiedono in queste ore che il ministro dell’interno Salvini rimetta il suo incarico.

Lo stesso ministro, da parte sua, seccamente riluttante a presentarsi davanti ad almeno una delle camere per spiegare il proprio ruolo nella brutta storia – comunque lo è, una brutta storia -, tra uomini della Lega e personaggi vicini al Cremlino, dice qualcosa a propria difesa, ma solo nell’ambiente iperprotetto e senza contraddittorio delle dirette sociali, quelle che si concludono con la raffica dei selfie.

La presidente del Senato, dal canto suo si appropria di un brutto vizio di questi tempi: quello che riduce il parlamento al luogo del silenzio sulle vicende della politica. L’unico, oramai.

Tre comportamenti al vertice di tre funzioni fondamentali della democrazia: quella di opposizione, quella di governo e quella parlamentare, di garanzia per entrambe le prime due.

Purtroppo tre comportamenti paradossali, che confermano il grado di anchilosi delle nostre istituzioni. Un guaio serio, se non ci si mette un po’ di attenzione ora e subito, magari scostandosi un po’ dal capezzale dell’economia. Di crisi istituzionali si può morire, per quelle sociali ed economiche esistono comunque buoni ricostituenti.

Mettere democrazia ed economia sul medesimo piano, o addirittura posporre la prima alla seconda, è una tipica disfunzione dell’epoca, non solo da noi. E un sintomo evidente della crisi della politica.

La democrazia non ama le scorciatoie, ma nemmeno la fuga dalle proprie responsabilità. Un po’ come le stagioni e i ritmi della natura. Si vota, e si ripartiscono i compiti, le funzioni: chi vince governa, chi perde controlla l’attività del governo, mentre si rigenera per prendere la guida del paese al giro successivo con una nuova proposta.

Ma le stagioni si rispettano, non solo in natura: processi accelerati, sincopati, frettolosi, non fanno bene a nessuna delle parti in causa; predispongono ad altri governi inadeguati, approssimativi, e ad altre opposizioni chiuse nella critica pregiudiziale.

Sulle due funzioni istituzionali “politiche”, sono chiamate a vigilare - con compiti terzi, di protezione e di richiamo ad un tempo, imparziali -, le istituzioni di garanzia. Quella, infaticabile e fin qui solitaria, del capo dello Stato; e quelle, spesso oscillanti verso una delle due parti, dei presidenti delle camere.

In uno schema istituzionale corretto, sempre più teorico, il ministro dell’Interno avrebbe offerto senza esitare ed in esclusiva agli unici interlocutori istituzionali, le opposizioni, e agli elettori (tutti, non solo a quelli selezionati per affinità e familiarità a tratti morbosa) la propria versione dell’accaduto.

Le opposizioni, soprattutto quella che si propone quale alternativa ad un governo innaturale che coniuga gli opposti, non si sarebbero gettate sulla inaspettata difficoltà del vero ed unico leader della politica del momento, per azzopparlo. E per sottrarsi al proprio vero compito, di fronte al quale mostra una inquietante, insospettabile inadeguatezza: quello di costruire una propria proposta alternativa per il paese.

Non è fatta di sola critica, la funzione di minoranza. I presidenti delle camere, non avrebbero perso una occasione da manuale per mostrare la propria terzietà, la propria equidistanza, il senso pieno della propria funzione.

Di semplice corredo, il ruolo del partito di governo pronto a sfruttare (e magari favorire) uno scivolone dell’alleato sempre più robusto; e il ruolo di altre opposizioni attente a non danneggiare una parte del governo, alleata di ieri e forse di domani. Anomalie a volontà.

La Costituzione offre i rimedi necessari agli imprevisti e agli infortuni, quelli che rompono il ritmo delle legislature: la verifica del permanere del rapporto di fiducia tra camere e governo, e ove occorra, lo scioglimento delle camere. Ma non li affida agli interessi di parte, quelli di governo ed opposizione. Né li può far pesare solo sulle spalle del capo dello Stato, da qualche legislatura chiamato ad un compito improbo e ininterrotto.
montesquieu.tn@gmail.com

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...