imprenditore arrestato nel 2011

La Dia confisca 100 milioni a Letizia, big del calcestruzzo legato ai casalesi

di Marco Ludovico

2' di lettura

Una confisca da oltre cento milioni di euro con sei aziende, 70 immobili e una trentina tra moto e auto: la Dia di Napoli colpisce il patrimonio di Alfonso Letizia, uno dei più grossi imprenditori affiliato al clan dei Casalesi. Leader in provincia di Caserta nella produzione e vendita di calcestruzzo Letizia, 73 anni, originario di Casal di Principe, era stato arrestato il 6 dicembre 2011 su richiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli. La confisca è stata emessa dal tribunale di Santa Maria di Capua Vetere su richiesta della procura napoletana.
L'alterazione del mercato, l'intreccio tra camorra e calcestruzzo.

Secondo gli investigatori al comando di Giuseppe Linares, primo dirigente della Polizia di Stato e capocentro Dia, Letizia era il riferimento della famiglia Schiavone del clan dei casalesi inserito in un sistema criminogeno efficiente: offriva gli impianti di produzione del calcestruzzo e le strutture societarie; otteneva dai boss l'ingresso tra le aziende "oligopoliste" del mercato casertano. Per la Dia, diretta dal generale dei carabinieri Giuseppe Governale, si è verificato il meccanismo di "cooptazione camorrista del fornitore" con Letizia prescelto dai casalesi per opere a prezzi "di gran lunga maggiorati" per remunerare il clan.

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«Confisca da oltre cento milioni per l'imprenditore Alfonso Letizia»

Precedenti giudiziari fin dagli anni ‘80
Letizia era già vicino al fondatore dei casalesi, Antonio Bardellino - tanto da ospitarlo dopo un omicidio commesso a Marano - ma anche ai boss Mario Iovine, Vincenzo De Falco e il capoclan Francesco Bidognetti. Impressionante, del resto, la sfilza dei reati di cui fu accusato Letizia e altre 56 persone a fine 2011: associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsione, turbativa delle operazioni di voto mediante corruzione e/o concussioni elettorali, truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio, reimpiego di capitali di illecita provenienza.

I rapporti con la politica
Il provvedimento giudiziario eseguito tra ieri e oggi, che segue quello di sequestro avvenuto nel 2014, colpisce al cuore il patrimonio dell'imprenditore legato ai casalesi. Nell'inchiesta penale del 2011 erano emersi anche gli intrecci illeciti del ceto politico di Casal di Principe con l'ala militare e imprenditoriale del clan Schiavone e Bidognetti. L'azione esercitata ora da Dia e Tribunale di Santa Maria di Capua Vetere è una ferita alla potenza economico-criminale del clan, come ogni provvedimento di confisca. In un contesto sociale come la provincia di Caserta, lo Stato che sottrae beni illeciti per cento milioni a uno dei più grossi imprenditori di riferimento della camorra produce un effetto simbolico non da poco.

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