SALE IN ZUCCA

La dieta dei mercati e gli «Orsi» in arrivo

di Giancarlo Mazzuca


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(AP)

2' di lettura

Sembra quasi che, alla vigilia del Natale 2018, venga imposta una specie di dieta prefestiva ai mercati internazionali: tutti a stecchetto in attesa degli eventi. Dopo avere tastato, infatti, il polso degli addetti ai lavori, emerge chiaramente un quadro complesso e contraddittorio.

Per un verso, abbiamo registrato diverse notizie positive, quelle che tutti attendevamo: se la Federal Reserve americana si è mossa con cautela, le quotazioni del petrolio sono ulteriormente scese - anche se l'Opec, l'organizzazione dei Paesi produttori di greggio, resta un po' alla finestra - mentre si è pure attenuata la guerra commerciale a livello mondiale con un periodo di relativa tregua. D'altra parte, la maggior parte degli investitori, nonostante questi sprazzi di luce, continua però a muoversi con grandissima prudenza sui mercati più a rischio e preferisce investire su fondi comuni e Etf, gli Exchange traded funds, in una specie di riposizionamento collettivo fuori dall'azionario classico e dal mercato del credito.

In uno scenario in movimento, la prudenza resta d'obbligo: è sufficiente rilevare la grande liquidità in entrata sui fondi monetari statunitensi, qualcosa come 95 miliardi di dollari. Me l'ha fatto notare un operatore finanziario mio amico che ha così commentato: «Gli orsi non vagano più solo nei boschi, ma un po' ovunque». Siamo davvero circondati dagli orsi? A dimostrarlo è l'indice del “sentiment” degli investitori dell'American Association of Individual Investors (AAII) che segnala, nell'ultima settimana, un aumento considerevole della percentuale degli investitori pessimisti sulle “performance” dei mercati azionari nei prossimi sei mesi: qualcosa come il 48,9%, il livello più alto da oltre cinque anni.

A sentire certi “guru”, se è vero che l'economia globale sta rallentando (e anche gli Stati Uniti cominciano a perdere qualche colpo), le previsioni di una recessione nell'immediato resterebbero piuttosto vaghe. Eppure le Borse, Cassandre o non Cassandre, hanno già cominciato a scontare pesantemente la fine di un ciclo di crescita. Non ci resta, a questo punto, che toccare ferro e augurarsi che il “Merry Christmas” porti, invece, un po' di serenità sui mercati anche perché - con una locomotiva del mondo industrializzato che rallenta e a prescindere dai nostri rapporti con l'Europa - l'Italia rischia davvero di essere tra i fanalini di coda.

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