Le risposte alla guerra in Ucraina / 1

La difesa dei valori europei passa anche dalle scelte individuali dei consumatori

I 74 miliardi di euro di petrolio russo comprati ogni anno dall’Europa sono un’arma nelle mani di chi è disposto a fare dei sacrifici

di Paolo Gualtieri

«Il petrolio alimenta la guerra». Gli attivisti di Greenpeace alle prese con una petroliera in viaggio dalla Russia alla Germania

3' di lettura

Un giovane cittadino europeo del 2022 che nulla sa di cose militari e di geopolitica pensa che la guerra in Ucraina sia il prodotto di una mente folle che vede fantasmi del passato che non esistono più da tempo e che combatte contro le ombre e per un tragico errore uccide molti innocenti.

La larghissima parte delle donne e degli uomini europei (forse tutti) prima di questa assurda guerra non aveva mai pensato, almeno negli ultimi 30 anni, ai russi come nemici e considerava la Russia un Paese di antica cultura da visitare per conoscerne luoghi, tradizioni e il suo popolo.

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Nei sistemi democratici è impossibile che i leader abbiano percezioni e visioni completamente divaricate rispetto ai cittadini. Probabilmente, anche i giovani russi, almeno quelli più istruiti, non hanno mai pensato (negli ultimi 30 anni) che i loro coetanei europei fossero dei nemici e molti di loro sono stati attratti dalle capitali europee, dalle lingue dei diversi Paesi, dai luoghi di vacanza e da molto altro.

L’idea che occorra un paese cuscinetto (neutrale, ma rispetto a cosa?) tra l’Europa e la Russia non ha mai neppure sfiorato le menti dei giovani europei e dei giovani russi.

Questa feroce e inutile guerra non solo sta facendo perdere la vita a molti ragazzi russi e ucraini, creando dolore nelle loro famiglie, ma sta anche rubando alle nuove generazioni il futuro di pace e prosperità che l’Europa dal secondo dopoguerra era riuscita a costruire anche per la memoria degli orrori di un conflitto scatenato da un dittatore.

Tra gli insegnamenti che si possono trarre da questa tragedia ve n’è uno che mi pare particolarmente importante: noi europei dovremmo essere maggiormente orgogliosi degli Stati governati dal diritto che abbiamo costruito a partire dal secondo dopoguerra. Li abbiamo imperniati su norme fondamentali, scritte nelle costituzioni, e sui diritti umani irrinunciabili che ruotano attorno al principio del rispetto, innanzitutto della vita umana, della dignità della persona, della libertà di opinione e di autodeterminazione, e di ogni tipo di diversità. Li abbiamo costruiti sull’idea di legalità, sul principio dello Stato di diritto in cui sono le regole a determinare l’agire anche di coloro che sono alla guida di un paese. Abbiamo predisposto le difese di questi princìpi mediante la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e attraverso un bilanciamento dei diritti e doveri che garantisce l’effettiva collegialità dei processi decisionali.

Questa esecrabile guerra deve essere da ammonimento a non indulgere mai nella tentazione di farsi affascinare dal decisionismo e dall’apparente efficientismo di sistemi privi di regole ferme e di contrappesi e deve spingerci a proseguire nella realizzazione del progetto di un’Europa unita secondo la visione di quegli uomini e quelle donne che erano usciti dalla tragedia della Seconda guerra mondiale e da quella vicenda avevano appreso l’importanza della condivisione di idee e obiettivi.

Dobbiamo difendere ciò che noi europei abbiamo costruito, perché è il frutto del sacrificio dei nostri nonni e dei nostri padri e la guerra in Ucraina è un metaforico passaggio del testimone della responsabilità di proseguire nella costruzione di un ambiente fondato sul principio del rispetto.

La difesa dei propri princìpi può comportare sacrifici e rischi ma è in sé un valore. La Russia finanzia la guerra anche vendendo all’Europa petrolio per quasi 74 miliardi di euro all’anno, potremmo rispondere simbolicamente organizzando in tutte le città d’Europa le domeniche a piedi per l’Ucraina, per chiarire che i cittadini europei sono pronti a ridurre il proprio standard di vita se serve per fermare la guerra.

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