Le conseguenze della Pandemia

La difficile ripresa delle Pmi catanesi: oltre metà in panne

Secondo uno studio Cerved nel 2020 perdita di fatturato di oltre il 13 per cento

di Nino Amadore

Secondo uno studio Cerved nel 2020 perdita di fatturato di oltre il 13 per cento


4' di lettura

Una landa a tratti limacciosa a tratti “solo” ostaggio della mancata manutenzione. Basta un acquazzone o una piccola intemperie per mandare in tilt tutto. Quella di Catania è una delle più importanti aree industriali del  Mezzogiorno con insediamenti significativi di imprese di grandi dimensioni come StM, Pfizer, Enel ma anche con la presenza di piccole e medie imprese dinamiche e innovative. Ma è nello stesso tempo la croce di tutti quegli imprenditori che hanno deciso di costruire qui, all’ombra dell’Etna, lo stabilimento: in totale sono oltre 350 le imprese presenti nell’area che danno lavoro a poco più di 10mila persone.

E siamo alle solite in una storia ormai decennale cui si sommano le difficoltà, ovvie e oggettive, del rilancio delle aziende in quella che ormai è stata battezzata Fase 3: secondo uno studio Cerved per Anci, l’area metropolitana di Catania avrà quest’anno un calo di fatturato tra il 9,4% e il 13,2% rispetto all’anno scorso e nel prossimo biennio le perdite rispetto ai 18,5 miliardi fatturati nell’intera area metropolitana nel 2019 saranno tra i 3,4 miliardi e i 4,4 miliardi. E dire che quella di Catania viene considerata da Cerved una delle performance migliori.

La condizione dell’area industriale preoccupa non poco e non solo per i danni che ha già provocato: si teme che un sito in queste condizioni possa disincentivare nuovi investimenti e con l’istituzione delle Zes (le Zone economiche speciali) questo sarebbe un guaio grosso. «L’ultimo allagamento dovuto alle piogge dei mesi scorsi – dice il presidente di Confindustria Catania Antonello Biriaco – ha provocato danni per milioni di euro e in almeno un paio di casi ha costretto le aziende a fermare la produzione. Chi deve risponderne? È certo che il recente passaggio di competenze dall’Irsap alla Sidra, relativamente al sistema idrico, vada nella direzione auspicata della semplificazione, ma non basta. Occorre chiarire quali siano i piani di intervento per l’area, in che tempi realizzarli e quali le risorse a disposizione. Insomma, un piano strategico che fissi in modo netto e chiaro obiettivi e strumenti per trovare soluzioni non più rinviabili». Ancora recentemente Biriaco ha chiarito: «Mentirei se non dicessi che negli ultimi 6-8 anni sono stati fatti numerosi passi avanti. E anche quello che è stato fatto per le strade o per l’illuminazione o per la vigilanza rischia di essere vanificato se non si trova una governance stabile. Bisogna trovare una soluzione definitiva e coraggiosa per la Zona industriale e per la città tutta».

Da queste parti prevale lo scetticismo. «Il ritorno alla normalità - si legge in un report del Centro studi di Confindustria Catania - è lontano. A giugno solo il 10% delle imprese ha dichiarato di aver avuto una piena ripresa, circa il 50% auspica di tornare a regime tra la fine del 2020 e l’anno prossimo. Dal 40% delle imprese arriva una certa sfiducia non riuscendo a definire un orizzonte temporale per una reale ripartenza. Uno scetticismo trasversale a più settori e a più livelli dimensionali che denota prima di tutto una forte incertezza in quelli che saranno i risvolti futuri e determina un’influenza negativa sugli investimenti privati con un circolo vizioso che pone un duro freno alla ripartenza». Una fragilità che si sovrappone a quella infrastrutturale, endemica e storica: «Accanto all’eccezionalità della crisi da Coronavirus - si legge nel report di Confindustria - ci sono priorità che per le nostre imprese necessitano di un intervento immediato. Fra le varie questioni gli interventi infrastrutturali e la semplificazione burocratica». La situazione, inutile nasconderlo, è preoccupante: «Non dobbiamo sottacere - dice ancora il presidente di Confindustria Catania - che il 55% tra imprese piccole e medio-piccole, è stato costretto a chiudere per Covid e anche ora queste imprese faticano a intrecciare di nuovo le fila della loro produttività. Prima la produzione aveva un certo andamento magari lento ma stabile. Ora si assiste a un crollo delle commesse. Un problema che viviamo ogni giorno e che ci preoccupa molto».

Tra i nodi infrastrutturali c’è la manutenzione e messa in sicurezza dell’area industriale che: dal 5 giugno l’Irsap (l’Istituto regionale che gestisce le aree industriali) ha ceduto «la gestione del sistema idrico, fognario e depurativo alla Sidra e quindi al Comune di Catania - ha spiegato il direttore generale dell’Irsap Gaetano Collura -. La rinnovata intesa con il Comune di Catania ha fatto sì, inoltre, che il Rup, nominato fra il personale dell’Irsap, per il progetto di “Riqualificazione nodi e tratti principali rete idrica potabile ed industriale di Catania, ha nelle scorse settimane trasmesso all’Urega il bando per le verifiche correlate e la successiva pubblicazione. È nostro interesse primario favorire lo sviluppo delle attività produttive ed in particolare le aziende insediate o prossime all´insediamento, puntando le nostre risorse ed energie verso quelle funzioni che poi costituiscono la mission dell’ente, ovvero la riqualificazione infrastrutturale con le grandi opere previste nel Piano triennale delle Opere pubbliche e lo sviluppo delle imprese anche attraverso strumenti, quali un portale on line di servizi alle imprese, in via di collaudo ed avviamento, per accelerare i tempi di risposta alle imprese». Il Comune per parte sua ha annunciato di voler intervenire prima possibile ma intanto non potranno essere utilizzati i 10 milioni (aggiuntivi rispetto ad altri investimenti) garantiti per l’area dal presidente della Regione Nello Musumeci a causa di un ricorso. Come se non bastasse non sono mai arrivati gli investimenti previsti dal Patto per Catania firmato ormai qualche anno fa: «In totale - dice Biriaco - vi erano oltre 370 milioni di cui buona parte destinati proprio all’area industriale. Ma è tutto fermo. Siamo indietro di 30 anni . Siamo senza rete fognaria, illuminazione, sicurezza e, con garbo, chiediamo risposte sui tempi degli interventi previsti».

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