in settembre

La disoccupazione americana scende al 3,7% ma frenano i nuovi impieghi

di Marco Valsania


(Ap)

2' di lettura

NEW YORK - Il mercato del lavoro americano dà nuovi segni di buona salute: il tasso dei senza lavoro è sceso in settembre al 3,7% dal 3,9%, il livello più basso dal 1969. I nuovi impieghi creati sono stati il mese scorso 134.000, in continuo aumento anche se hanno rallentato il passo e sono rimasti al di sotto di attese di circa 180.000. Il numero di nuove buste paga è stato, anzi, il più contenuto da un anno questa parte. I salari orari, nel frattempo, sono aumentati del 2,8% su base annuale.

A dare prova della continua tenuta dell'occupazione - in crescita ormai da 86 mesi consecutivi - e dell'espansione americana hanno contribuito revisioni al rialzo dei dati dei due mesi precedenti. Tra luglio e agosto sono stati creati 87.000 impieghi in più rispetto alle stime iniziali. Nel corso dei primi nove mesi dell'anno, la media mensile dei nuovi posti di lavoro ha così raggiunto quota 211.000, surclassando i 182.000 del 2017. Le statistiche vengono giudicate generalmente solide dagli analisti e dovrebbero mantenere la Federal Reserve sulla strada di continui e graduali rialzi dei tassi di interesse.

In settembre a trainare la creazione di occupazione negli Stat Uniti hanno contribuito il settore manifatturiero, con 18.000 nuove buste paga, l'edilizia e la sanità, con oltre 20.000 ciascuna, e il pubblico impiego. Hanno perso impieghi invece l'ospitalità e il retail.

AI MINIMI DAL 1969
AI MINIMI DAL 1969
AI MINIMI DAL 1969

Non tutti gli indicatori sono sono sotto il segno dell'ottimismo. Il tasso allargato dei lavoratori disoccupati, scoraggiati e marginali, è lievitato il mese scorso al 7,5% dal 7,4 per cento. Soprattutto, il tasso di partecipazione alla forza lavoro, che comprende sia chi ha un impiego che chi lo cerca attivamente, è rimasto invariato al 62,7 per cento. Questo si conferma uno dei sintomi delle difficoltà della ripresa, nonostante la sua longevità, nel sanare sacche di disagio sociale nel Paese: è migliorato rispetto ai minimi post-crisi del 62,3%, ma resta attorno alle soglie più basse dalla fine degli anni Settanta.

Anche gli scarsi aumenti salariali sollevano incognite. L'attesa è che i salari possano tornare ad aumentare al ritmo annuale del 3% e oltre, ma finora quel traguardo si è dimostrato elusivo. In passato, agli inizi del primo decennio del secolo, simili bassi livelli di disoccupazione erano stati accompagnati da incrementi del salari superiori al 4 per cento. Globalizzazione, rivoluzioni tecnologiche, mismatch delle qualifiche, boom negli impieghi nei servizi, sono state ad oggi tutte ragioni citate tra gli ostacoli incontrasti dai compensi nel tenere il passo con l'espansione. Il ruolo delle qualifiche viene rivelato in particolare dalla differenza nella disoccupazione che affligge gli americani con diversi livelli di istruzione: tra i diplomati delle scuole superiori la disoccupazione sale al 5,5%, mentre tra laureati scende al 2 per cento.

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