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La disputa delle orbite: colpi bassi tra Musk e Bezos sui satelliti nello spazio

Stralink cambia i suoi piani e mette i bastoni tra le ruote al progetto di Bezos: a decidere sarà la Fcc americana. Ma mancano regole internazionali

di Leopoldo Benacchio

Afp

3' di lettura

Se i personaggi di quanto andiamo a raccontare fossero il battelliere Toffolo e la bella Lucietta, saremmo dentro alle immortali Baruffe Chiozzotte di Carlo Goldoni, ma la scena non è la bella Chioggia, ma lo spazio, e i due sono Jeff Bezos ed Elon Musk, i due uomini più ricchi del mondo.

Se vogliono litigare fra loro per accaparrarsi le orbite migliori e mettersi reciprocamente fuori mercato potremmo dire che sono fatti loro, ma la questione è maledettamente importante anche per tutti noi: non è mai bello rischiare di essere schiavi di un monopolio.

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Semplice la querelle: Elon Musk, forte delle sue centinaia di satelliti della costellazione Starlink già nello spazio, oramai ne lancia a decine alla volta, se la prende via Twitter con Jeff Bezos, che ha appena chiesto che la Federal Communications Commission, l'Agenzia federale statunitense che regola, fra l'altro, i lanci di satelliti americani, neghi a Musk stesso il permesso di cambiare parecchie delle orbite previste per i suoi satelliti già in orbita, o che devono ancora partire. Non a uno o due satelliti, ma a decine.

Musk con la sua Starlink ne ha già tanti in orbita, più di mille ad oggi, ma per la fine dell'anno saranno almeno 1500. Sono distribuiti su parecchie diverse traiettorie orbitali basse, dai 400 chilometri dal suolo fino ai circa mille. Da lì possono distribuire la rete Internet al suolo terrestre.

Botte da orbite

Nei piani di Musk la configurazione finale della costellazione Starlink potrà fornire internet a ogni punto del pianeta Terra, dalla cima dell'Everest al centro della foresta amazzonica. Al momento usufruirne non costa poco, rispetto ai prezzi dei nostri provider nazionali: 410 euro per l'attrezzatura iniziale e poi 81 euro al mese, 99 dollari.

Jeff Bezos invece ha il suo progetto Kuiper, con scopo identico a quello di Musk, ma ancora sulla carta, anche se per poco. Per la fine del decennio Bezos vuole in orbita 3.236 satelliti, posizionati fra i 590 e i 630 chilometri, costo 10 miliardi. La Fcc concede la licenza a patto che non interferisca con le altre costellazioni già autorizzate, Starlink in testa, ma ce ne sono altre, come la Oneweb, indo britannica.

Fin qui tutto regolare, a parte gli astronomi arrabbiatissimi per tutti questi satelliti, migliaia, in orbita bassa, che renderanno impossibile osservare il cielo.

Qui inizia il problema: Musk chiede di modificare le orbite che erano state concesse, per motivi di opportunità di funzionamento ma non una o due: decine e decine. Amazon non ci sta e si fa avanti con l'autorità di regolamentazione e rilascia una precisa dichiarazione: «I fatti sono semplici. Abbiamo progettato il sistema Kuiper per evitare interferenze con Starlink e ora SpaceX vuole cambiare il design del suo sistema. Questi cambiamenti non solo creano un ambiente più pericoloso per le collisioni nello spazio, ma aumentano anche le interferenze radio per i clienti».

Di chi è lo spazio?

E accusa senza mezzi termini Musk di volere, con le modifiche proposte, ostacolare la concorrenza tra i sistemi satellitari, anzi, ed è pesante come accusa, di tentare di «soffocare la concorrenza nella culla nel loro interesse, ma non nell'interesse del pubblico».

Ovviamente secondo Elon Musk, che oramai parla principalmente con brevi messaggi su Twitter, è esattamente il contrario e Bezos lo vuole danneggiare.Inutile seguire il processo fatto di “avevo detto … avevamo inteso”: per la prima causa legale “spaziale” della New Space Economy ora se la sbrigherà la Federal Communication Commission.

A noi tocca considerare, come fatto già mesi fa, come gli Stati Uniti ritengano corretto appropriarsi di tutte le orbite possibili, in assenza di una legislazione internazionale condivisa, che peraltro l’Onu non sembra neppure voler affrontare.

Ma lo spazio di chi è? Le orbite possibili sono una risorsa limitata, come le frequenze, e occuparle tutte, o quasi, con migliaia di satelliti significa creare un monopolio di fatto che sarà poi impossibile scalfire. La distribuzione di Internet in tutti i posti disagiati del mondo, che sembrerebbe un'opera quasi filantropica, di sicuro rappresenta invece poter disporre di una situazione di monopolio su cui veicolare i propri successivi prodotti.

Che ne diremmo se in tutto il mondo i fornitori di energia elettrica fossero solo due, e magari costruissero anche i lampadari e le lampadine?

Organismo internazionale che convochi Stati e Privati cercasi, prima che sia troppo tardi.

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