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La divisione di genere e il potere, una riflessione

La divisione tra sessi passa come la diversità più naturale nell'ordine sociale. Lo constatava già Aristotele e lo conferma il senso comune odierno, per la formidabile spinta delle invarianti di lunga durata del potere che macinano secoli.

di Carlo Carboni

3' di lettura

La divisione tra sessi passa come la diversità più naturale nell'ordine sociale. Lo constatava già Aristotele e lo conferma il senso comune odierno, per la formidabile spinta delle invarianti di lunga durata del potere che macinano secoli. Sono invarianti del dominio simbolico maschile. Il potere del maschio continua a riprodursi con una certa facilità, a dispetto dei notevoli mutamenti storico-sociali e culturali nelle relazioni di genere. Lo dimostra la sorprendente larga maggioranza di top leader maschi (dall'80% in su) in tutti i paesi del mondo, nonostante, a esempio, in Europa si siano moltiplicate le presenze femminili al top di diversi campi. Su tutte e tutti, Angela Merkel non è stata solo leader tedesca, ma anche riferimento di tutta Europa nella geopolitica globale. Venti- trenta anni prima, Margaret Thatcher è stata un'icona mondiale per la rivolta neoliberista delle élite. Anche oggi a livello UE ci sono due leader, Christine Lagarde e Ursula von der Leyen, a occupare la scena istituzionale. In Italia, è stato talmente forte il desiderio di voltare pagina in termini di classe dirigente che oggi siamo proiettati nell'insolito storico di due donne, una leader del governo e l'altra leader del principale partito d'opposizione. Gli opinionisti hanno già fantasticato di tutto sul duello Meloni-Schlein, due donne con pensieri diversi, ma comune caparbietà, come dimostrato dalle rispettive ascese repentine.
Come interpretare il ruolo della donna, di queste donne di potere in un sistema a dominio maschile? Sono specchietti per le allodole o qualcosa sta cambiando?
Senza involarsi nelle pesantezze e nei fraintendimenti di discorsi e previsioni, nell'odierno caso italiano, avere due donne ai vertici del potere politico e una, Silvana Sciarra, Presidente della Corte costituzionale dovrebbe essere sintomatico di una storica opportunità, per tutte le italiane, di migliorare il telaio della propria condizione. La segregazione della donna è un lascito di riti arcaici intollerabili e oggi è diventata marginalità sociale con sottoccupazione e sotto retribuzioni. Quest'area di lavoro povero, oltre un marchio giovanile, ne ha uno di genere. Lavoro flessibile a basso costo è questo ciò che il potere restituisce in termini di divisione del lavoro tra i sessi a quasi metà delle lavoratrici. Per non parlare di violenza fisica e non scordando quella “dolce, insensibile, invisibile alla vittime” che è la violenza simbolica maschile esercitata dalla comunicazione e dalla conoscenza (P. Bourdieu 1998). Genera sottomissione.
Ce ne è già abbastanza per indurre le due leader a porre come priorità dell'agenda politica la condizione della donna in Italia. Si rivolgerebbero a metà elettorato italiano. Giocherebbero “in casa”, tra donne, ma con un vento contrario: l'astensionismo che soffia tra la maggioranza delle italiane, paradossalmente, proprio nel momento in cui tre donne arrivano ai vertici istituzionali e politici. Vedremo se sapranno mettere argine alle violenze fisiche maschili che inorridiscono le cronache, se riusciranno a contrastare le invarianti del potere simbolico maschile che riproducono - morbide e inosservate - i contesti istituzionali e mediali del potere. Infine, per avere un'idea della “portata” del disegno che occorrerebbe per invertire esperienze di segregazione femminile nei mercati del lavoro, ci vorrebbe un'ampia sperimentazione della settimana 4G per le donne, come premessa di un contratto 4G unico per esse, in grado di poter riassorbire in lavoro contrattualmente decente gran parte dell'attuale lavoro frammentato a termine. La settimana su quattro giorni lavorativi è una proposta che avanzai su questo giornale (del 17.08.2017) e che, dopo le sperimentazioni internazionali degli ultimi due anni, presenta oggi vantaggi indiscutibili. Nel nostro caso, potrebbe essere la chiave per un equo riordino dei mercati del lavoro femminili, ma le 4G comporterebbero risorse e difficoltà negoziali e riorganizzative, obbligatoriamente da superare se si vuole incidere. Dalle due donne di potere, in breve, ci si dovrebbe aspettare un'originale reinterpretazione di quanto prodotto dalla nomenclatura maschile. A meno che una delle due - o chissà entrambe - non scelga la continuità, ammettendo di fatto la partecipazione delle donne al rapporto di dominio maschile e rinunciando a contrapporsi alle invarianti di lungo periodo del potere simbolico maschile. In questo caso, il potere continuerebbe facilmente ad avere barba e baffi, a dispetto di un numero crescente di leader donna in circolazione.

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