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La domanda d’asilo blocca l’espulsione

di Patrizia Maciocchi

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1' di lettura

La richiesta d’asilo blocca sempre l’espulsione per il periodo necessario ad esaminare la domanda. E non può essere un ostacolo il fatto che l’istanza sia stata presentata dopo l’emissione del provvedimento di espulsione: ferma restando la possibilità, se ci sono altri presupposti, di disporre il trattenimento in un Cpr. Partendo da questi presupposti la Corte di cassazione (sentenza 19819) ha annullato l’ordinanza con la quale il giudice di pace di confermava il provvedimento di rimpatrio del prefetto, adottato nei confronti di una donna cubana, senza permesso di soggiorno.

La sentenza

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Per la Suprema corte la decisione è sbagliata ed entra in contrasto con quanto previsto dal Dlgs 25 del 2008 (articolo 7). Secondo la norma interna, che attua la direttiva 2005/85/Ce sul riconoscimento e la revoca dello status di rifugiato, «chi ha proposto domanda di asilo è autorizzato a rimanere nel territorio dello Stato, ai fini esclusivi della procedura» .

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Condizione che dura fino a quando l’immigrato irregolare non ottiene una risposta. Non può essere di ostacolo all’applicazione della legge il fatto che la domanda sia stata presentata dopo il via libera all’allontanamento.

Anche per ipotesi di domande di protezione o di asilo strumentali è prevista la possibilità di disporre il trattenimento dello straniero nel Cpr. Nello specifico la donna cubana, sposata con un italiano che l’ha poi abbandonata facendo perdere le sue tracce, è libera perchè il suo trattenimento a Ponte Galeria non è stato rinnovato. La ricorrente ha presentato una doppia richiesta di asilo politico e per il riconoscimento dello stato di apolide, dopo che la domanda di protezione umanitaria era stata respinta.

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