ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGuerra e carenza di materie prime

La domanda del mercato tiene ma ora il nodo è come produrre

di Luca Orlando

L'impatto del 5G. La diffusione del 5G per lo smart manufacturing comporterà enormi benefici. Con il 5G sarà garantita l'interconnessione su larga scala di macchine, robot, sensori, veicoli, prodotti e lavoratori

4' di lettura

«Possiamo offrire come segue: 4mila kg in due settimane, il resto a seguire. Prezzo 6,55/Kg. Validità offerta 15 minuti». Consapevole di non essere facilmente creduto, l’imprenditore piemontese, produttore di minuteria metallica, ha allegato la mail, che in effetti certificava la richiesta del fornitore, un produttore veneto di alluminio. Mail che consente un margine di appena un quarto d’ora per decidere e che dà il senso del momento storico, con la meccanica italiana travolta, così come l’intera manifattura nazionale (ed europea) da un’ondata di criticità mai sperimentata in passato. E se caro-energia, scarsità e rincari dei componenti e dei noli rappresentavano già ostacoli non banali nel primo bimestre, da fine febbraio l’invasione russa in Ucraina ha complicato ulteriormente il quadro.

Con danni diretti, inchiodando l’export e l’import con stop mirati e più in generale con il blocco del sistema dei pagamenti (a marzo -51% l’export italiano in Russia) ma anche indiretti, verificatisi ad esempio nel momento in cui il mancato arrivo di materiali (acciaio, ghisa) o componenti (cablaggi prodotti in Ucraina), ferma o rallenta intere produzioni.

Loading...

Come sta quindi la meccanica?

Se il 2021 ha chiuso il gap con la crisi precedente portando la produzione in linea con il 2019, la media nasconde fenomeni diversi, con metallurgia e prodotti in metallo a scattare in avanti, i macchinari a ritrovare i valori pre-Covid, l’auto a trovarsi invece ancora ampiamente in deficit. Trend variegato e comunque in media calante, passando da progressi congiunturali superiori ad un punto nei primi due trimestri ad un “avanti adagio” nel terzo, per finire con un -1,8% tra ottobre e dicembre. Difficoltà che proseguono, come indicano anche le più recenti indagini di Federmeccanica: 8 aziende su 10 hanno problemi di approvvigionamento, 9 su 10 hanno impatti significativi sui costi. Se già prima dell’invasione russa in Ucraina i temi della scarsità e dei rincari di forniture e componentistica erano già ben presenti, il quadro ora si è complicato ulteriormente. Blocco dell’export per alcune categorie (molti macchinari rientrano nella black list Ue) e impossibilità di gestire i pagamenti, così come difficoltà aggiuntive indotte dallo stop di forniture chiave in arrivo dall’area del conflitto (i cablaggi per alcuni costruttori tedeschi provengono dall’Ucraina) creano nuovi ostacoli alle imprese.

Il primo trimestre nei dati Istat è eloquente: mezzi di trasporto (-0,3%), metallurgia e prodotti in metallo (-1,9%) cedono terreno mentre i macchinari avanzano di pochi punti (+2,4%). La domanda di investimenti continua in effetti a tenere, come dimostrano i racconti delle aziende del packaging riunite a inizio maggio per la rassegna Ipack-Ima e gli ultimi dati sugli ordini di macchine utensili registrati da Ucimu-Sistemi per produrre. Pur confrontandosi con un primo trimestre 2021 scintillante, le commesse cedono solo il 3%, peraltro solo per effetto di una frenata in Italia, mentre l’export continua a crescere. Il valore dell’indice (164, con base 100 nel 2015) fa capire come il mercato sia ancora fortemente ricettivo. I nodi sono piuttosto altrove, opposti, nella difficoltà di tenere il passo delle richieste. Se altri settori, in particolare la metallurgia, sono penalizzati dal caro-energia, nell’impiantistica il tema è quello della scarsità delle forniture di materiali ed elettronica. Vincoli che generano una riduzione al ribasso delle stime di crescita per l’anno in corso. Dopo un progresso superiore al 20% lo scorso anno, l’intera area di Federmacchine è vista procedere ora con un limitato avanzamento, in linea o poco oltre il dato del 2021, pur tra andamenti diversi nelle diverse categorie. «Il problema - spiega il presidente di Federmacchine Giuseppe Lesce - è riuscire a consegnare tutto quello che il mercato chiede, la guerra ha esacerbato problemi di disponibilità e prezzi dei componenti che già esistevano. Ci sono anche aziende che fanno fatica a mettere in lavorazione macchine a fronte di costi che continuano a crescere e di carenza gravi di alcuni componenti, a partire dall’elettronica. I numeri del 2022 potrebbero essere di molto superiori a quanto prevediamo al momento ma le complessità sono talmente ampie che in realtà le cose potrebbero andare anche molto peggio: neanche il Covid aveva portato tanta incertezza». Situazione analoga nell’area della meccanica varia monitorata dalla federazione Anima (pompe e rubinetti, valvole e turbine ecc...) che vede nel primo semestre ricavi in crescita di cinque punti solo per l’effetto prezzi, mentre i volumi sono fermi. «La domanda per ora c’è - spiega il vicepresidente di Anima Pietro Almici - e infatti io stesso cerco personale da inserire in azienda, ho commesse fino a fine anno. I rincari di materiali ed energia sono però enormi e a questi prezzi alcune aziende iniziano a mettere in stand-by gli investimenti aspettando tempi migliori. Solo per i motori elettrici, ad esempio, io ho avuto quest’anno due aumenti che valgono insieme il 40%. Così è difficile continuare, ribaltare a valle questi extra-costi non è affatto scontato: avanti di questo passo ci si dovrà fermare». Se in termini di produzione le crescite della meccanica sono in media ridotte, dal punto di vista delle vendite il quadro è però distorto dall’effetto-prezzi. Guardando ai ricavi delle imprese si trova infatti, mese dopo mese, il nuovo record storico dell’indice. Record effimero, guardando ai prezzi alla produzione, cresciuti nel primo trimestre del 34%. Nelle stime di Prometeia sulla meccanica, tra 2020 e 2021 il valore medio di tutti gli input necessari per produrre, dall’acciaio all’energia, è cresciuto del 60%, inserendo nel calcolo il 2022 i dati ovviamente peggiorano. Non sarà dunque l’anno dei profitti: nella media della manifattura, secondo le stime di Cerved, conflitto e shock inflattivo abbatteranno quest’anno i margini aziendali di oltre un punto, di quasi due nel 2023.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti