Milano, giorno 5

La donna di Giorgio Armani tra la fatina la rockettara. Drappeggi da Marni e un'infinita leggerezza da Missoni

di Angelo Flaccavento

3' di lettura

Domenica mattina, e una distesa di letti come sedute che disegnano un anfiteatro in uno stanzone con i muri grezzi: la concitata fashion week milanese si chiude con una visione di puro escapismo. Visti i tempi, non ci restano che i sogni, o occhi chiusi o aperti, per immaginare scenari migliori. È Francesco Risso di Marni a proporlo mentre costruisce e decostruisce silhouette archetipe - forti di petto e di fianchi, segnate in vita - fino ad arrivare alla liquefazione totale del drappeggio chilometrico, indifferentemente grecoromano o punk.

La sfilata Marni per la primavera estate 2019

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In una stagione che, quasi per naturale reazione alla recente febbre dello spotswear e streetwear e di certo in conseguenza del più vasto scenario socioculturale, vede avanzare spinte reazionarie di ritorno ad un modello d'eleganza borghese, la lady di Marni è tutto meno che retriva. È fisica, carnale, libera. L'origine di ció che indossa - abiti princesse e pepli, giubbotti da motociclista e cappottini perbene - è chiara, ma il trattamento è delicatamente brutale.

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Tutto è fatto a pezzi per essere ricomposto in modi che evidenziano le fratture invece di celarle, conservando quel tocco elementare, come di un bambino che gioca a far la moda, che è la sigla unica di Risso. La collezione nasce da una riflessione sul lavoro d'atelier, sul fare e disfare, e dalla ricerca di una nuova intimità tra corpo e vesti, tradotta in abiti dall'eleganza sbilenca che glorificano il processo incidendolo sul prodotto - la lezione di Martin Margiela è evidente. Il letto, in quest'ottica, è forse piú sensuale e sessuale che onirico, o meglio una stratificazione di tutto ció di bello e vitale che su materassi, lenzuola e cuscini puó succedere. Se di fuga si tratta, è assai energizzante e costruttiva, sicché Risso si conferma un fuoriclasse.

Giorgio Armani si ispira alla  natura:  la moda traduce  il mare e il vento

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La ricerca di un altrove migliore è dunque urgenza condivisa. Persino Giorgio Armani, il designer che ha insegnato a tutti come coniugare pragmatismo ed eleganza, si rifugia in una visione eterea fatta di tinte liquide e riflessi metallici, di pastelli impalpabili e forme vaporose, popolata di donne angelicate che paiono uscite da una foto di Sarah Moon - della quale si è appena aperta al Silos la bella retrospettiva “From one season to another” - che sono fragili ma anche decise, perchè portano la borsetta come uno zaino e calzano stivaletti appuntiti di pvc drappeggiato, tra la fatina e la rockettara. Armani, ancora raggiante dopo i trionfi di EA Boarding, è infatti un escapista sui generis.
Le figure che immagina sono concrete anche quando ciò che indossano è una trasposizione vestimentaria dei movimenti della luce sull'acqua - certo, guardare alla natura invece che alla città, per lo stilista che ha regalato alle donne l'uniforme per lavorare e far successo, è un indizio che dice parecchio. Spiega: “Ho voluto forme liquide, leggere. Nei look tutto si mescola. Con tanta brillantezza, questa è una donna che si fa notare perché non si veste da uomo”. Il cerchio dunque si chiude: pur non rinunciando alla purezza delle linee che accompagnano con naturalezza il corpo, la donna Armani trova una nuova femminilità, fatta sempre di contrasti in equilibrio. Sembra fuggire, ma con i bermuda sotto la gonna di tulle e le iridescenza che brillano ad ogni movimento, è più presente che mai, solo in modo diverso

La sfilata Missoni per la primavera estate 2019

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Sono presenti qui e ora anche le nomadi dello spaziotempo di Angela Missoni, che festeggia i sessantacinque anni della maison con una collezione di infinita leggerezza che è la conferma di una ricetta di stile capace di rigenerarsi all'infinito pur contando sul poche variabili fisse: filo, punti e colore. A questo giro tutto è pallido, allungato, organico, in una doppia carpiatura che unisce oriente e occidente, passato e presente sotto l'architettura decostruita di Zaha Hadid e al suono delle decostruzioni pianistiche di Michael Nyman. Hippie chic? Forse, ma visto dalla luna. Il tripudio di reti irretisce e solleva lo spirito, perchè svela connessioni tra mondi in apparenza opposti. Il messaggio dunqus è di armonia, non di conflitto.
Pur acciaccata da un calendario che necessita la riforma, pur attaccata senza motivo dalla stampa estera, la moda italiana è in salute.

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