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La «doppia vita» delle miniere: non solo estrazione, ma anche turismo e cultura

Le iniziative promosse nel corso della quattordicesima edizione della Giornata nazionale delle miniere, tra sabato 28 e domenica 29 maggio

di Davide Madeddu

Costa delle Miniere, una Sardegna nascosta che tenta il rilancio

3' di lettura

Da una parte la produzione sul campo, in galleria e nei pozzi, dall’altra la seconda vita con turismo e cultura, tradizioni, enogastronomia e ricerche. Sono le due vite delle miniere, quelle attive e quelle arrivate a fine corsa per cui si aprono nuovo scenari. Che vedono non più minatori impegnati in sottosuolo alla ricerca di galena e blenda (da cui si ricava piombo e zinco), oppure zolfo e carbone, marna e sale, ma guide turistiche a raccontare un mondo che, in alcuni casi non c'è più.

La giornata nazionale delle miniere

Proprio queste attività saranno al centro delle numerose iniziative promosse nel corso della quattordicesima edizione della Giornata nazionale delle miniere (sabato 28 e domenica 29) che coinvolge numerosi siti sparsi per l'Italia. Luoghi che diventano meta di escursioni e visite guidate o luogo in cui si svolgeranno convegni. Un appuntamento promosso da Remi-Ispra_Snpa, Mise, Aipai, Anim e Assorisorse con il patrocinio del Consiglio Nazionale dei Geologi, di EuroGeoSurveys e di Amodo (Alleanza per la Mobilità Dolce).

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La seconda chance

Le miniere arrivate a fine corsa o non più produttive, e qualche volta dismesse, si preparano a un nuovo cammino. La seconda chance per i siti minerari che, nel corso dei decenni scorsi, hanno garantito l'approvvigionamento di materie prime e, allo stesso tempo, contribuito sia alla crescita tecnologica e industriale, sia a quella economica. Un vero e proprio patrimonio che oggi rivive in maniera alternativa, dal nord al sud, passando per le isole.

I parchi minerari

Per tutelare i siti minerari dismessi sono sorti, nel corso degli anni, anche i Parchi. Strutture che, nel caso della Sardegna hanno ottenuto anche un riconoscimento dall'Unesco, con l'obiettivo di valorizzare l'archeologia mineraria e industriale. In questo contesto sono nati il Parco Geominerario della Sardegna, il Parco delle miniere della Sicilia, il Parco Museo minerario delle Marche e dell'Emilia Romagna.

Le iniziative

E proprio questi siti ormai indirizzati verso il nuovo percorso saranno al centro della due giorni caratterizzata da visite guidate e incontri. Esperienze in cui i visitatori potranno conoscere, è il caso di Arrone in Umbria, le antiche miniere di lignite della Valnerina, le “Miniere di Buonacquisto”, considerate «un importante esempio di archeologia industriale». Oppure le miniere di Cabernardi e Vollotica dove ci fu, nel 1952, l'occupazione contro la decisione della Montecatini di licenziare più di 800 operai. O ancora quelle siciliane e quelle sarde.

In galleria

Dalla Sardegna al Friuli Venezia Giulia, c’è la possibilità per i visitatori dei siti minerari, di muoversi lungo le gallerie che attraversano le montagne. È l'esperienza che si può provare a Resiutta con la visita alla Mostra della Miniera del Resartico che comprende l'escursione guidata gratuita al borgo minerario, con suggestiva visita all'interno della vecchia galleria di collegamento della miniera. Oppure nei siti della Sardegna, Da Buggerru a Porto Flavia (Masua) alla grotta Santa Barbara (miniera di San Giovanni) a Iglesias. O ancora a Fluminimaggiore dove è visitabile il sito di Su Zurfuru.

Non solo turismo

Se poi per le miniere metallifere o di carbone, arrivate a fine corsa o non più produttive, a causa dei costi troppo elevati, c'è la riconversione, per quelle ancora attive c'è la produzione. In questo caso il futuro passa per i cosiddetti “materiali industriali” presenti nella maggior parte degli oggetti utilizzati quotidianamente. Dalle tazzine per il caffè al dentifricio continuando con auto e case.

80 siti e 14 regioni

A trainare il settore, che in Italia conta 3 mila addetti ai lavori impegnati, come chiarisce l'ultimo censimento Ispra, in 80 siti distribuiti in 14 regioni, con un'elevata percentuale in Piemonte, Sardegna, Toscana e Sicilia, è proprio la “coltivazione” dei “materiali industriali”. Che comprendono marna da cemento, caolino, minerali refrattari, minerali per un uso industriale come talco, bentonite, terre da sbianca e salgemma. Tra i materiali, anche il feldspato e il quarzo, che «insieme alle sabbie», vengono utilizzati per la produzione di «vetro di tutti i tipi e di materiali ceramici». Poi gli altri prodotti che vanno dalle vernici ai componenti per l'elettronica, sino ad arrivare ai prodotti farmaceutici e quelli per l'edilizia.


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