mostra

La Estorick Collection alla riscoperta dell’Arte Povera

di Nicol Degli Innocenti

2' di lettura

Cinquanta anni fa, nel settembre 1967, la Galleria La Bertesca di Genova aveva ospitato la prima mostra di Arte Povera, così battezzata dal giovane critico Germano Celant. Povera nel senso di essenziale, tesa a eliminare il superfluo e a colmare il divario tra arte e vita vera.
Mezzo secolo dopo, il movimento che tanta influenza ha avuto in Italia e nel mondo riesce ancora a essere una fonte di ispirazione per gli artisti stranieri. Una nuova mostra alla Estorick Collection di Londra esamina le “risposte” di alcuni artisti britannici moderni e contemporanei alle opere create negli anni Sessanta da artisti quali Mario Merz, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Mario Ceroli, Alighiero Boetti e Giulio Paolini.

Le opere sono in ordine sparso, non cronologico, per creare un dialogo spontaneo tra i maestri del passato e gli artisti di oggi. Il filo comune è il tentativo di collegare i due mondi – arte e vita – utilizzando oggetti e materiali poveri, presi dalla casa, dalla strada, dalla natura, dalla vita di tutti i giorni.
Penone usa il caffè versato per creare un disegno mirabile che sembra l'estuario di un fiume. Merz usa ramoscelli di salice per creare Cono, una aggraziata struttura geometrica che trascende l'orgine artigiana per diventare un archetipo. Il disegno senza titolo di Boetti contiene simboli arcani, forse un codice segreto, e accenna a misteri insondabili. Pistoletto presenta le sue mute, minacciose televisioni in bianco e nero. Ceroli ci offre il mondo, una sfera di ferro e carbone, due elementi essenziali.

Loading...
La  Estorick Collection alla riscoperta dell’Arte Povera

La Estorick Collection alla riscoperta dell’Arte Povera

Photogallery7 foto

Visualizza

C'è un'opera di Richard Long, uno dei primi inglesi ad aderire al movimento, che aveva partecipato al primo evento internazionale di Arte Povera ad Amalfi nel 1968: una foto dall'alto di un campo di margherite in bianco e nero che rivela una x tracciata nell'erba.
Ci sono opere degli anni Settanta e Ottanta, create con materiali “poveri”, come il cannone che Jo Stockham ha creato utilizzando due cerchi del tirassegno e una gamba di pantalone, o l'uomo che corre di Tony Cragg, realizzato con oggetti in plastica colorata.

A sottolineare quanto sia duratura l'influenza dell'arte povera, ci sono anche opere contemporanee, come gli spiritosi cavolini di Bruxelles e le patate in bronzo di Anya Gallaccio, la scala a pioli senza gradini di Ceal Floyer e La tenda della doccia di Jefford Horrigan, una video performance realizzata quest'anno. Le opere degli artisti di oggi sono un omaggio alla creatività degli artisti italiani di allora.
Poor Art/Arte Povera: Italian Influences, British Responses
Fino al 17 dicembre 2017
Estorick Collection, Londra
www.estorickcollection.com

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti