Cassazione

La ex moglie laureata disdegna i lavori manuali? Il marito può tagliare il mantenimento

Bacchettata la Corte d’Appello per aver affermato che una laureata, abituata ad un alto tenore di vita, non può essere «condannata al banco di mescita o al badantato». Affermazioni che tolgono dignità ai lavori manuali e all’assistenza alla persona

di Patrizia Maciocchi

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(Agf)

1' di lettura

L’ex moglie con una laurea nel cassetto rischia di perdere l’assegno di mantenimento se, dopo la separazione, rifiuta sdegnata i lavori che non ritiene all’altezza delle sue aspettative. La Corte di cassazione (sentenza 5932) si schiera dalla parte dell’uomo e accoglie il suo ricorso per quanto riguardava la richiesta di rivedere l’importo di 1000 euro versato mensilmente in favore della sua ex signora. Gli ermellini censurano la decisione della corte d’Appello che aveva invece respinto il ricorso. Ad avviso dei giudici territoriali, infatti, il rifiuto di un impiego era giustificato se non adeguato al titolo di studio e alle aspirazioni del coniuge che reclama il mantenimento.

La sentenza

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La dignità del lavoro manuale e di assistenza alla persona

Detto questo i giudici di merito avevano aggiunto che non ogni proposta poteva essere considerata pertinente e soddisfacente da una persona laureata che aveva goduto di un livello di vita invidiabile. Con questo profilo la signora non poteva essere dunque «condannata al banco di mescita o al badantato». Una motivazione che alla Cassazione non piace. La Corte d’Appello non valuta e non menziona le attività eventualmente reperite e rifiutate dalla signora, ma si limita ad affermare il diritto a rifiutare quelle considerate inferiori al livello culturale e sociale della signora. Il diritto al mantenimento - spiega la Cassazione - è stato confermato arrivando a negare dignità al lavoro manuale o all’assistenza alla persona. Mentre l’attenzione dei giudici di seconda istanza doveva concentrarsi sui no alle proposte, sulla capacità della signora di procurarsi redditi adeguati e sui rifiuti immotivati, e sulla solerzia della donna nel cercare un’occupazione.

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