Proteine vegetali

La fake meat alla brasiliana sbarca nei supermercati italiani

La «carne di origine vegetale» al 100% senza glutine e Ogm di Future Farm ha racccolto nel mondo finanziamenti per 78 milioni di euro

di Gianni Rusconi

Un piatto brasiliano con la carne vegetale di Future Farm

4' di lettura

L'occasione per conoscere da vicino questa startup fondata a Rio de Janeiro nel 2019, presente oggi in 24 Paesi del mondo, è arrivata a fine ottobre al Mercato Centrale di Milano. Ospite e protagonista della serata lo chef toscano Alessio Leporatti, che ha curato con alcuni collaboratori della sua Scuola di Cucina un cooking show interattivo dedicato alla scoperta dei prodotti di Future Farm, marchio internazionale di Fazenda Futuro, il nome con il quale questa foodtech si è affermata in Brasile. La sua specialità? “Carne” di origine vegetale al 100%, prodotta senza glutine e Ogm, priva di aromi artificiali e grassi idrogenati e con la consistenza di quella animale.

L'idea venuta a Marcos Leta e Alfredo Strechinsky, già fondatori del brand di succhi naturali Sucos do Bem, non sarà originale ma promette di essere una scommessa vincente. La missione, confermata al Sole24ore da Felippe Fontanelli, head of Europe expansion di Future Farm, è infatti quella di aiutare i consumatori a modificare la propria alimentazione attraverso una serie di soluzioni “plant based” alternativi alla carne tradizionale. Si vai dai classici burger al macinato per ragù, dalle polpette alla salsiccia, dagli straccetti di pollo al tonno (che in Italia sbarcherà prossimamente).
Tutto è prodotto in Brasile con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale (è stata la prima realtà brasiliana a ricevere il Premio Fast Company 2020 World Changing) e, in particolare, alla protezione di un ecosistema vitale per il pianeta come la foresta Amazzonica.

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L'arrivo di Future Farm in Italia è di fatto l'ennesima tappa (e non certo l'ultima) di un percorso che ha visto la startup raccogliere in tre round di finanziamento circa 90 milioni di dollari, pari a quasi 78 milioni di euro (l'ultimo è di questi giorni e fra i suoi investitori vi è anche il più grande fondo di venture capital dell'America Latina, Monashees), ampliare la propria presenza nelle catene di food in tutto il Brasile e poi puntare ai mercati esteri (oggi i suoi prodotti sono disponibili in oltre 10mila punti vendita nel mondo tra negozi al dettaglio e specializzati e siti di e-commerce di surgelati).

Ai consumatori italiani, che in un caso su sei (secondo l'ultimo rapporto Coop) si dicono pronti a modificare il consumo di carne per ridurre l'impatto sull'ambiente, Future Farm proporrà la linea “2030”, il cui nome è strettamente legato al programma previsto dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Entrando nel mercato nostrano, come spiega ancora Fontanelli, l'idea è quella di conquistare la clientela a tutto tondo, proponendo i propri prodotti come ideali complementi degli ingredienti delle ricette tradizionali

La grande distribuzione, con gli accordi stretti con la catena Italmark nel Nord Italia e con Pam RetailPro al Sud, il mondo della ristorazione aziendale, attraverso operatori specializzati nel food delivery B2B come Deliveristo e MyWebCatering, e le piattaforme di consegna istantanea di generi alimentari a domicilio come Gorillas e Macai, sono i principali canali di sbocco dell'azienda brasiliana. Non mancheranno però iniziative ad hoc come quella, prevista per le prossime settimane, che permetterà di gustare in esclusiva in tutti i locali Ham Holy Burger un panino a base di carne vegetale “limited edition”.

Alla base dell'offerta, come assicurano i diretti interessati, c'è una tecnologia proprietaria che sfrutta l'intelligenza artificiale per studiare la composizione delle molecole della carne e calibrare tramite specifici test sensoriali la quantità ottimale di ciascun ingrediente da lavorare, puntando dichiaratamene sulle virtù degli alimenti vegetali in fatto di apporto di proteine e fibre e basso contenuto di grassi.
Nei prodotti plant-based di Future Farm troviamo infatti ceci, soia, piselli, spezie, olio di cocco e olio di colza, sale e barbabietola (per rendere il colore più simile alla carne tradizionale) mentre l'imballaggio in cui sono confezionati è sin d'ora completamente riciclabile, in attesa del nuovo packaging (fornito dall'americana Eco-One) al 100% degradabile composto da canna da zucchero. Meno carne bovina nei piatti e in cucina, insomma, ma senza rinunciare al gusto (e al sapore) della carne, cercando di accontentare un pubblico sempre più ampio e abbracciando idealmente tutti coloro che a vario titolo si sentono “climatariani”, dai carnivori irriducibili ai vegani convinti passando per i flexitariani, e cioè coloro che seguono una dieta vegetale con qualche occasionale strappo alla regola.

«Siamo in un mercato di nicchia? Forse ancora per poco», conclude Fontanelli, ribadendo come le tecniche di lavorazione di nuova generazione permettono di rendere il prodotto molto assimilabile alla carne e di farlo diventare un ingrediente inclusivo per la cucina tradizionale». Per convincere gli scettici, Future Farm punterà molto sul minore impatto ambientale della sua produzione (mediamente, sostengono i fondatori, 20 volte inferiore a quello della carne comune), su una comunicazione social che la vede oggi dietro solo a Beyond Meat e sul fatto che i suoi prodotti saranno accessibili a un'utenza molto allargata in termini di costi. Parliamo, nello specifico, di circa 5 euro per 230 grammi di hamburger.

Il finanziamento da circa 30 milioni di sterline appena chiuso, invece, darà inizio a un nuovo capitolo per il marchio, con l'espansione nel mondo dei prodotti lattiero-caseari e nel segmento delle bevande a base vegetale, con particolare attenzione ai mercati europei e americani.


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