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La famiglia Murdoch si spacca su Trump, James lascia News Corp

Il figlio minore di Rupert denuncia divergenze su contenuto e strategie di un impero ridimensionato ma ancora influente in politica

di Marco Valsania

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Rupert e James Murdoch - Epa

Il figlio minore di Rupert denuncia divergenze su contenuto e strategie di un impero ridimensionato ma ancora influente in politica


4' di lettura

Una lettera. Poche, terse parole: differenze sul contenuto editoriale e divergenze strategiche. Nulla di più. Ma il di più è tra le righe di quella missiva. James Murdoch, un tempo tra gli eredi designati d'una delle dinastie nei media che hanno fatto la storia del business e della politica globale per decenni, sbatte la porta in faccia alla famiglia. Rompe ogni restante legame con News Corp, lasciando la sua poltrona nel consiglio di amministrazione del gruppo. Un gruppo che, nonostante sia l'ombra di se stesso dopo la cessione di gran parte delle attività cinematografiche e media alla Disney, conserva tuttora una rara influenza politica. Che utilizza spesso a favore del Presidente Donald Trump e di correnti conservatrici e ultra-conservatrici che James ha voluto sconfessare.

Il raro peso dei Murdoch è indubbio nell'immaginario collettivo: ispira saghe sul piccolo schermo, ultima lo show di Hbo, Succession. Ed è fuor di dubbio nella realtà: controllano con News Corp asset quali il Wall Street Journal e il New York Post negli Stati Uniti, il Times e il Sun in Gran Bretagna e testate in Australia. La famiglia inoltre controlla, in America, il popolare canale Fox News, i cui show di punta sono i megafoni più efficaci del Presidente Donald Trump.


Trump sullo sfondo

Il presidente e la sua leadership, dalla gestione della pandemia alle tensioni razziali, non sono mai menzionate da James nel messaggio di dimissioni. Sono però il malcelato segreto tra le righe della decisione di brusco e plateale divorzio del 47enne James. Al di là dei silenzi e delle parole di circostanza: News Corp ha ufficialmente augurato buona fortuna alle prossime avventure di James.

James l’ambientalista

James lascia un business di famiglia dove il potere è ormai consolidato nelle mani del fratello maggiore Lachlan, erede designato dell'anziano patriarca Rupert. Da tempo James era apparso ai ferri corti con le posizioni promosse o tollerate dalla dinastia, esemplificate dai numerosi programmi serali più noti e redditizi del canale Fox News che difendono a spada tratta la presidenza Trump, compresa la controversa gestione della crisi da coronavirus e gli atteggiamenti accusati di razzismo. James e la moglie Kathryn sono al contrario impegnati in campagne ambientaliste e progressiste. Una società di investimento creata da lui è tra i soci del gruppo media liberal Vice media.

Da delfino a emarginato

James, una volta considerato l’astro nascente in famiglia, era stato nei fatti emarginato durante e dopo la grande cessione di attività a Disney. Avrebbe dovuto avere un ruolo in Disney una volta assorbita la 21st Century Fox per circa 70 miliardi, poltrona che mai si materializzò. Segno di un inesorabile caduta da ruoli che contano per la famiglia. A News Corp, cuore del gruppo sopravvissuto, intanto era diventato il 48enne Lachlan il delfino. E' co-presidente con il padre Rupert di News Corp, chief executive e presidente esecutivo di Fox Corp, e presidente esecutivo di Nova Entertainment, holding di proprietà australiane.

Un impero per la cause della destra

Rupert Murdoch ha una lunga storia di sostegno a cause conservatrici e pro-business globali. L'ambiziosa crescita delle sue iniziali attività australiane, ereditate dal padre, lo portò in Europa, a fianco della rivoluzione di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e al centro di dure e storiche campagne contro i sindacati per l'adozione di nuove tecnologie di stampa. Sbarcato negli Stati Uniti e in particolare a New York, continuò a costruire il suo successo con scaltre manovre politiche oltre che aziendali, che gli consentirono di eludere esistenti antitrust intese a limitare il possesso di canali Tv e giornali negli stessi mercati. Accanto ai sempre cari giornali, diede vita a un vero e proprio impero in Tv e cinema attorno al marchio Fox, continuando a sponsorizzare cause conservatrici spesso aggressive.

Il declino della dinastia

Un ruolo centrale nell'ascesa politica lo giocò Roger Ailes, potente top executive repubblicano scomparso nel 2017, dopo essere stato travolto nel 2016 da scandali di abusi sessuali. L'identità del canale creata da Ailes non è sostanzialmente mutata. Ma le difficoltà a trovare una strategia vincente per l'intero impero, a identificare successori carismatici quali il vecchio Rupert oggi 89enne, in un clima caratterizzato da crescente concorrenza globale tra colossi multimediali e trasformazioni tecnologiche, spinsero alla vendita di gran parte delle attività a Disney.

I passi falsi di James

James, nel corso di tutta la lunga e controversa saga familiare, non era uscito indenne. Era rimasto a sua volta scosso da crisi e scandali durante la carriera di dirigente di parti importanti dell'impero. Al vertice della britannica BSkyB, quando era dei Murdoch, fu scottato da vicende di spionaggio e violazioni della privacy da parte di testate del gruppo avvenute sotto la sua gestione. Fu accusato da Londra di aver ignorato deliberatamente le violazioni. Lasciata nel 2012 Sky, che era succeduta a BSkyB, James divenne Ceo negli Usa di 21st Century Fox fino alla cessione a Disney. Agli occhi del padre aveva tuttavia, secondo gli osservatori, perso credibilità anche come leader per non aver saputo difendere a sufficienza la famiglia nello scandalo britannico. Adesso la nuova crisi di cui è protagonista è però all'interno la famiglia e anzitutto una rottura politica.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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