emergenza sanitaria

La farmacia è autorizzata a vendere non solo medicinali

Il cliente però non può entrare, in questi giorni, per acquistare solo prodotti non sanitari

di Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta

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(ANSA)

2' di lettura

Durante l’emergenza coronavirus nessuna norma vieta alle farmacie di vendere tutti i beni che abitualmente commercializzano, compresi cosmetici e articoli per l’infanzia.

I controlli in corso
In questi giorni la Guardia di Finanzia svolge controlli a tappeto per prevenire speculazioni sulla vendita di mascherine, disinfettanti e dispositivi di protezione individuale (Dpi). Nelle farmacie vengono verificati la congruità dei ricarichi e la corretta esposizione dei prezzi di vendita.

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L’imposizione di divieti ad alcune farmacie
Non sono state segnalate problematiche particolari, se non la constatazione di alcuni verificatori sui prodotti diversi dai medicinali e dai prodotti sanitari: possano essere venduti? In alcuni casi è stato imposto di esporre sui reparti di cosmesi e articoli per l’infanzia cartelli con la dicitura «merce non in vendita».

L’errore interpretativo
A guardare i provvedimenti in vigore, le restrizioni non sembrano corrette. Il Dpcm 11 marzo 2020 stabilisce che sono sospese «le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità», ma «restano aperte ...le farmacie». L’esercizio della farmacia è un servizio di pubblica necessità e comprende indistintamente tutte le attività di dispensazione, di vendita e di servizio che sono svolte al suo interno sulla base della concessione regionale e dell’autorizzazione all’esercizio.

Cosa si può acquistare in una farmacia
La tabella merceologica della farmacia (stabilita da un decreto del 1988) comprende, oltre ai medicinali, una nutrita serie di prodotti tra cui ad esempio: articoli di puericoltura, prodotti cosmetici e per l’igiene della persona, alimenti per piccoli animali. Non si può distinguere tra l’uno o l’altro settore merceologico dei prodotti abitualmente commercializzati (anche attraverso il noleggio), perché tutti indistintamente sono rientranti nell’oggetto esclusivo dell’impresa-farmacia.

Vietati i trattamenti estetici
Le uniche attività che debbono essere sospese anche dalle farmacie sono quelle, di natura non sanitaria, che si fondano su una autorizzazione distinta ed autonoma, come l’attività della cabina estetica.

Il Dpcm del 22 marzo
L’errore di alcuni verificatori può essere sorto da una lettura frettolosa del provvedimento successivo del 22 marzo 2020, che dispone la sospensione di tutte le attività commerciali diverse da quelle elencate nella tabella dei codici Ateco allegata al decreto: poiché si prevede che «è sempre consentita l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici», qualcuno deve aver pensato che sia quindi vietata anche alle farmacie ogni attività diversa dalla vendita di farmaci e dispositivi.

Farmacie pienamente operative
Ma le nuove misure si applicano non in sostituzione, ma cumulativamente alle precedenti. E anche il Dpcm del 10 aprile, che fissa misure fino al 3 maggio, sancisce (articolo 1, lettera z) che restano aperte le farmacie. Le farmacie restano quindi aperte con la piena operatività, senza limitazioni sulla tipologia dei beni vendibili.

Nessuna concorrenza con le profumerie
Questa conclusione non comporta alcun rischio che le farmacie facciano concorrenza sleale alle profumerie che restano chiuse: chi va in farmacia appositamente per acquistare solo questi beni rischia le sanzioni per violazione delle misure di prevenzione dell'epidemia da Covid-19.

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