cina-usa

La Fcc attacca ancora Huawei: «le apparecchiature esistenti vanno sostituite»

di Gianni Rusconi


default onloading pic

4' di lettura

SHANGHAI – Dai vertici di Huawei, Deputy Chairman Ken Hu in testa, nessuno ha provato e voluto esprimersi sulla faccenda del bando Usa. Il focus dell'evento annuale Connect in corso nella megalopoli cinese è il mondo business e tutte le attenzioni della tre giorni di keynote, incontri e demo sono l'intelligenza artificiale, il cloud, le reti, il computing e le architetture di classe enterprise.

Il software è violabile
Dall'altra parte dell'oceano, però, il commissario il Commissario della Fcc (Federal Communication Commission) americana, Geoffrey Starks, in occasione di un incontro con gli operatori regionali di telecomunicazione, ha sferrato in queste ore un'altra stoccata contro Huawei, bollando in particolare il software della casa cinese come “difettoso” e chiedendone di fatto la sostituzione nelle reti di tutto il Paese. Al cospetto di operatori più propensi di altri all'utilizzo di apparecchiature Huawei nei rispettivi network, Starks ha denunciato le vulnerabilità “front door” del software che lo rendono accessibile alla stessa Huawei e violabile da parte di aggressori esterni.

Anche se gli Stati Uniti hanno preso nei mesi scorsi provvedimenti per bloccare l'ulteriore uso dei prodotti di networking cinesi (di Huawei e Zte) nelle reti nazionali, il Commissario della Fcc ha osservato come non sia possibile ignorare le apparecchiature già esistenti nelle infrastrutture americane, aprendo all'ipotesi di misure provvisorie per mitigare i rischi e riaffermando come «la sostituzione completa del kit sarà probabilmente necessaria». Un attacco mirato in piena regola, quello dell'organismo che regola le telco negli Usa, rafforzato dal fatto che – secondo Starks – un intervento del governo sarebbe necessario per aiutare gli operatori regionali a sostenere l'onere finanziario della sostituzione degli apparati ritenuti non sicuri. «Un problema nazionale – ha detto a chiare lettere nel suo intervento - richiede una soluzione nazionale. Nokia ed Ericsson si sono rese disponibili a creare e offrire prodotti e opzioni di finanziamento su misura per le esigenze degli operatori rurali e aumentare la nostra capacità di rendere sicure le infrastrutture ha senso sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello economico. Dobbiamo investire in ricerca e sviluppo per poter essere leader in questo settore e non dobbiamo affidarci a produttori stranieri per la nostra sicurezza».

La risposta di Huawei
Alla preoccupazione espressa dalla Fcc ha risposto indirettamente Tim Danks, VP Risk Management di Huawei, che in una recente intervista al sito specializzato Mobile World Live ha ribadito come l'azienda abbia implementato speciali misure di sicurezza per i clienti statunitensi anni fa per “isolare” l'infrastruttura degli operatori dai sistemi interni di Huawei, sfruttando un cloud privato gestito da una società statunitense e utilizzando computer portatili generici per risolvere eventuali anomalie tecniche della rete. Il manager di Huawei, e questa è la linea di comunicazione ufficiale cui dobbiamo attenerci, ha anche ricordato come gli Stati Uniti debbano ancora fare chiarezza circa le minacce più volte sollevate in materia di sicurezza, aggiungendo un particolare non trascurabile: fino a oggi non Huawei non è riuscita a sedersi al tavolo con nessun funzionario governativo per discutere del bando alzato contro le sue apparecchiature di rete.

Dove sono le vere minacce?
«Non c'è concreta evidenza che le apparecchiature di rete di Huawei, o di qualsiasi altro produttore di device o di software, possano essere una reale minaccia per i sistemi di una nazione, di un'azienda o di un singolo utente. Non ci sono prove che supportano le accuse della Fcc. C'è molta dialettica e molta politica relativamente alla questione Usa vs Cina ma vi sono verità che il grande pubblico non conosce: il mercato sta dicendo qualcosa di diverso rispetto alle strategie commerciali di un singolo Paese». Rui L. Aguilar, Chairman del comitato esecutivo di Networld2020, piattaforma tecnologica europea (fondata nel 2013) che riunisce vari attori del settore delle reti di comunicazione (multinazionali tecnologiche, piccole e medie imprese, innovative e istituzioni accademiche di primo piano) e lavora sulle linee guida per lo sviluppo delle infrastrutture alla base di Internet e dei servizi telco, risponde così a nostra precisa domanda sulla dura di posizione dell'organismo di controllo americano. Una presa posizione di compromesso, politica, la sua, legata al fatto che Huawei è un membro importante del consorzio, ma comunque significativa.

    In Europa valgono le regole europee
    «Dobbiamo ragionare su scala internazionale, in un'ottica di reale cooperazione», ci dice a margine dell'evento Connect, inquadrando la questione all'interno di uno scenario più ampio: «l'industria mobile è un'industria globale e va oltre la sfera consumer dei device. Nokia, Ericsson, Telefonica sono aziende europee e sono fra i maggiori protagonisti nel mercato delle apparecchiature di rete, delle tecnologie IoT e dei servizi 4G per il mondo business. Non è corretto limitare l'analisi di questa industry alla guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina, perché la società sta cambiando attraverso la tecnologia, parliamo di mercato unico digitale e il settore delle telecomunicazioni è parte importante di questa trasformazione. È comprensibile che gli Usa vorrebbero avere un ruolo dominante in questo scenario, ma la realtà dice che per assicurare continuità di sviluppo tecnologico serve operare in una logica di framework comune». Framework, aggiunge ancora Aguilar, di cui la componente di sicurezza è una priorità, un obiettivo di tutti in un'ottica di protezione dei sistemi e dei dati degli utenti dai cybercriminali: «questo è il vero pericolo da cui dobbiamo difenderci e da cui occorre difendere le infrastrutture critiche su scala globale».

    Il computing, le reti 5G, sono le “stesse” in Asia, Europa e Usa, questa la posizione dell'accademico di Networld2020, e di conseguenza è necessario un approccio agnostico e orientato a rendere la tecnologia universale. Gli standard, in quest'ottica, sono gli strumenti che possono aiutare a raggiungere questo obiettivo e se l'obiettivo dell'industria tech è quello di portare tutti i vantaggi di una nuova tecnologia sul mercato e nella società serve una visione comune, in cui converga il contributo delle compagnie europee come di quelle asiatiche e americane. «Noi cerchiamo di proteggere i cittadini e la società attraverso delle regole e perseguiamo un obiettivo ben preciso», conclude Aguilar. «Ogni attore tecnologico che opera in Europa è chiamato a seguire le leggi europee, non quelle americane e non quelle cinesi. Non ho mai sentito Cisco o nessun altra azienda americana affermare di voler seguire solo leggi americane…».

    Brand connect

    Loading...

    Newsletter

    Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

    Iscriviti
    Loading...