ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa stretta Usa

La Fed alza i tassi di 0,50 punti e riduce il bilancio

La banca centrale Usa riconosce una grande incertezza ma si concentra nella lotta all’inflazione: rialzi da mezzo punto anche nei prossimi due consigli

di Riccardo Sorrentino

La Borsa, gli indici del 4 maggio 2022

4' di lettura

La Fed alza i tassi e riduce il bilancio, malgrado «l’elevata incertezza» dell’evoluzione della guerra in Ucraina Usa. I tassi “ufficiali” sui Fed funds sono stati portati allo 0,75%-1%, dallo 0,25-0,50%: il primo rialzo da mezzo punto dopo maggio 2000, sotto la presidenza di Alan Greespan.
La stretta continuerà: è «appropriato» prevedere che i tassi saliranno ancora, «rapidamente»: sarà sul tavolo di ciascuna delle due prossime riunioni una aumento di 0,50 punti percentuali. Il portafoglio titoli sarà intanto ridotto a cominciare dal 1° giugno a un ritmo iniziale di 47,5 miliardi al mese, che poi salirà a 95 miliardi. Attualmente il totale delle attività Fed è di 8.939 miliardi di dollari.

Due tetti per il quantitative targeting

Per realizzare il quantitative targeting, i reinvestimenti dei titoli di Stato in scadenza saranno possibili una volta superato il tetto di 30 miliardi al mese, che poi sarà portato a 60 miliardi dopo tre mesi, mentre per i reinvestimenti delle mortgage asset backed securities il tetto è stato fissato in 17,5 miliardi al mese, che salirà a 35 miliardi dopo tre mesi.

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Economia ancora robusta

La Fed, nella difficile scelta tra comprimere la crescita, dopo la flessione del primo trimestre, per contenere la dinamica dei prezzi, e sostenere invece l’attività economica colpita da guerra e pandemia, ha scelto la prima delle opzioni: la debolezza dell’economia, ha spiegato il comunicato, nasconde spese delle famiglie e investimenti fissi ancora «forti» mentre l’aumento dell’occupazione è stato «robusto».

Attenzione ai rischi di inflazione

L’inflazione, ricorda però la Fed, «resta elevata, e risente di squilibri nell’offerta e nella domanda, legati alla pandemia, a prezzi più alti dell’energia e a più ampie pressioni sui prezzi». È vero che l’«elevata incertezza» della guerra e i lockdown in Cina creeranno sia pressioni sui prezzi che nuove tensioni sulle catene delle forniture e quindi sull’attività economica, ma la Fed ha fatto una scelta precisa: «Il Comitato (di politica monetaria, o Fomc, ndr) è molto attento ai rischi di inflazione», è la conclusione dei banchieri centrali.

Un problema per i più deboli

«Comprendiamo le difficoltà che sta creando - ha aggiunto il presidente Jerome Powell, nella conferenza stampa, la prima in presenza dopo due anni - soprattutto su coloro meno in grado di affrontare costi più elevati di beni essenziali come il cibo, la casa e i trasporti». I tassi potranno salire quindi di altri 0,50 punti in ciascuna delle prossime riunioni (mentre sembrano escluse strette più incisive), se le condizioni monetarie e finanziarie - e quindi la reazione dei mercati e del sistema bancario - si muoveranno in sincronia con la politica monetaria (come, è stata la valutazione del presidente, è accaduto finora).

Riduzione del bilancio flessibile

La manovra di riduzione del bilancio, intanto, resterà flessibile, in modo da assicurare un ampio livello delle riserve, evitando così problemi simili a quelli generati in occasione del precedente quantitative tightening: potrà quindi essere rallentata o frenata, se necessario. Anche perché, ricorda la Fed, quando si fermerà la riduzione degli acquisti, le riserve della banca centrale continueranno a calare, riflettendo la crescita delle passività del bilancio.

La centralità dell’incertezza

L’incertezza resta l’elemento centrale dell’attuale situazione. La Fed ne è consapevole ma, soprattutto, «si impegnerà a evitare di aggiungere altra incertezza a questi tempi straordinariamente impegnativi e incerti»,ha detto Powell. Non ha introdotto una forward guidance piena, lasciando che i dati guidino la sua politica, ma ha comunque provveduto a dare qualche indicazioni sui suoi movimenti futuri. «È una situazione troppo difficile per dare una forward guidance 60-90 giorni in anticipo, ci sono troppe cose che possono accadere nell’economia e nel mondo», ha detto Powell.

Il livello neutrale dei tassi

Fin dove potranno salire i tassi? Powell, ricordando che le misure sono indirette e incerte, ha indicato in 2-3% il livello neutrale del costo del denaro (ma in un’economia con piena occupazione e inflazione all’obiettivo del due per cento). La Fed punta ora, ha aggiunto, ad alzare i tassi rapidamente guardando alle condizioni finanziarie (e quindi tutta la catena di trasmissione della politica monetaria), per controllare che anch’esse si muovano nello stesso senso, e poi l’economia nel suo complesso, per valutare se è sul percorso verso la stabilità dei prezzi. «Se questo percorso dovesse portare a livelli che sono più alti delle stime dei tassi neutrali, non esiteremo a raggiungere questi livelli», ha aggiunto Powell che dunque non ha escluso un orientamento restrittivo.

La scommessa della Fed

La Fed spera di poter rallentare la domanda sul mercato del lavoro, in modo da portare domanda e offerta in equilibrio, senza ridurre eccessivamente l’attività economica - frenata anche dalla riduzione dello stimolo fiscale - e quindi la crescita. Ripristinare l’equilibrio «ci darebbe la possibilità di avere salari più bassi e ridurre l’inflazione senza dover rallentare l’economia, subire una recessione e un aumento notevole della disoccupazione», ha detto.

Un soft landing difficile

È lo scenario del soft landing, l’atterraggio morbido, che si basa sulla forte domanda al consumo, alimentata dai risparmi extra accumulati durante la pandemia, e dai forti investimenti. La Fed non si nasconde però le difficoltà del processo che «comporta tassi più alti: nei mutui, nei prestiti. Non sarà piacevole, ma alla fine, ciascuno starà meglio, soprattutto le persone con redditi fissi e nella parte più bassa della distribuzione del reddito», ha ricordato Powell.

Inflazione al picco?

L’inflazione, soprattutto nell’indice core, potrebbe già aver raggiunto i massimi. «Le aspettative sono che inizieremo a vedere l’inflazione fermarsi, non necessariamente calare», ha detto Powell. «Vogliamo avere più prove, sentire che stiamo facendo progressi», ha aggiunto. Un picco non porterebbe a una sosta nella stretta, ma piuttosto a un rallentamento: i rialzi potrebbero essere di 25 punti base, invece di 50.

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