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La Fed insiste, iniezioni di liquidità fino al 10 ottobre

La Fed, per cercare di esorcizzare ulteriori tensioni, si è impegnata esplicitamente a continue operazioni quotidiane attraverso la sede di New York almeno fino al 10 ottobre

di Marco Valsania


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Il Governatore della Federal Reserve Jerome Powell

3' di lettura

La Federal Reserve ha proseguito e intensificato la sua campagna a colpi di iniezioni di liquidità per restituire stabilità ai mercati monetari, immettendo ieri, il quarto giorno consecutivo di interventi, 75 miliardi di dollari. Non basta: la Fed, per cercare di esorcizzare ulteriori tensioni, si è impegnata esplicitamente a continue operazioni quotidiane attraverso la sede di New York almeno fino al 10 ottobre, suggerendo che potrebbero anche superare le cifre degli ultimi giorni. Né si fermerà qui: successivamente condurrà ulteriori transazioni se e quando necessario. E la prossima settimana, accanto ai fondi “overnight” da almeno 75 miliardi, per buona misura offrirà contratti repo a 14 giorni in tre tranche da almeno 30 miliardi ciascuna.

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È una manovra che considera necessaria e spera si riveli risolutiva per assicurare il corretto e ordinato funzionamento d’una componente oscura quanto cruciale del sistema finanziario, quella dedicata ai prestiti interbancari a brevissimo termine. Era stata di fatto promessa dal presidente della Fed Jerome Powell al termine del vertice di politica monetaria di mercoledì scorso, quando aveva alluso a continui interventi. Powell ha anche affermato che le vicissitudini non presentano rischi per l’espansione e la politica della Fed, ma gli analisti sottolineano che prolungati affanni su questi mercati monetari, se irrisolti, possono tradursi in seri ostacoli per il credito in generale e l’economia reale.

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La dimensione degli interventi mostra l’importanza dei mercati finiti sotto stress. La Banca centrale ha finora immesso quasi 300 miliardi di dollari per oliare una liquidità che è indispensabile a normali attività di trading e prestiti delle banche. Questi meccanismi si sono inceppati davanti a un’improvvisa carenza di fondi disponibili. Sarebbero stati drenati non da spettri di gravi crisi, come avvenuto nel 2008 quando la paura di imminenti collassi paralizzò ogni movimento, ma da una “tempesta perfetta” di ragioni tecniche che ne hanno inaridito le fonti: cali nelle riserve bancarie presso la Fed, ormai quasi dimezzate a 1.470 miliardi rispetto ai massimi del 2011; forti emissioni di titoli del Tesoro per finanziare un crescente debito federale, che ha superato i mille miliardi nei primi undici mesi dell’anno fiscale; riduzioni del portafoglio titoli da Quantitative easing da parte della Fed stessa; e le necessità delle aziende di rastrellare contanti per pagare le dovute imposte trimestrali.

La strozzatura è scattata sul cosiddetto mercato dei contratti “repo”, dove le banche abitualmente prelevano tra di loro contanti in cambio di garanzie sotto forma di bond del Tesoro o altri titoli sicuri che spesso riacquistano all’indomani - overnight. I costi, cioè gli interessi, su simili operazioni repo si erano impennati da meno del 2% fino a circa il 10 per cento. Questa carenza di liquidità ha costretto la Fed a entrare in gioco con proprie transazioni “repo”, offrendo cioè liquidità in cambio di titoli in una serie di azioni ora protrattesi per quattro giornate.

La Fed ha deciso per il momento di affrontare con simili iniziative le scosse, scommettendo che interventi temporanei, anche se protratti, sappiano riportare la normalità sui money market. Ma le ipotesi discusse dagli analisti e dalla stessa Banca centrale per difendere la liquidità, qualora le difficoltà persistano, comprendono anche azioni più strutturali. Tra queste un ripristino della crescita del portafoglio della Fed, cioè di mosse di Quantitative easing ipotizzate dallo stesso Powell. Come la creazione di una facility permanente dell’istituto centrale per operazioni “repo”. Nell’ultimo vertice la Fed ha inoltre già ridotto gli interessi pagati sulle riserve in eccesso delle banche depositate presso la Banca centrale, con l’obiettivo di sbloccare ulteriori risorse.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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