ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa riunione di giugno

La Fed verso l’annuncio dell’exit strategy dalla politica monetaria pandemica

Dal meeting di giugno in poi, ogni momento e buono per preparare l’annuncio di una exit strategy

di Riccardo Sorrentino

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell (Reuters)

4' di lettura

Resterà “paziente”. Non è detto però che la Fed non inizi proprio a giugno a discutere almeno i tempi di un prossimo annuncio della exit strategy dalla politica monetaria pandemica. Molti governatori hanno espresso il desiderio di aprire una nuova fase e il vicepresidente Richard Clarida che non solo ha fatto esplicito riferimento alle «prossime riunioni», ma ha anche parlato di una politica monetaria che sia anche una forma di risk management e quindi tenga conto dei possibili scenari e della loro probabilità.

Verso l’annuncio di un futuro annuncio

La pubblicazione delle proiezioni macroeconomiche sarà quindi un buon momento per annunciare un cambiamento o, meglio, un futuro annuncio. Il Simposio economico di Jackson Hole – dedicato alla politica monetaria in un'economia diseguale – previsto tra il 26 e il 28 agosto e la riunione del comitato di politica monetaria del 21-22 settembre sono le date alternative per aprire la fase di transizione.

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Sale l’indice non l’inflazione

L'economia americana appare più avanti – nel particolare ciclo imposto dalla pandemia – e più rapida di altre, ed è quindi normale che si avvii in anticipo verso l'exit strategy. Le condizioni economiche in senso stretto non creano però urgenza. Anche se l’accelerazione dei prezzi è stata notevole, l'aumento dell'indice d'inflazione – negli Usa come altrove – è stato trainato solo da alcuni settori: non si è di fronte a un aumento generalizzato dei prezzi, che solo costituisce inflazione.

Quella brutta sorpresa sui prezzi

INFLAZIONE USA
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Anche la Fed, quindi, “guarderà attraverso” i brutti numeri sul carovita: l'indice complessivo (Pce), che solo a febbraio era in aumento dell'1,6% annuo, è salito del 2,4% a marzo e del 3,6% ad aprile. L'indice Cpi, che la Fed tende a non usare, è addirittura salito a maggio del 5%. Anche l'inflazione core Pce – che in Eurolandia, per esempio, è rimasta molto bassa – è risultata in aumento: 1,4% a febbraio. 1,9 a marzo, 3,1% ad aprile (i dati di maggio saranno pubblicati il 25 giugno).

Aspettative ancora ancorate al 2-2,5%

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI MERCATO
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È un aumento dei prezzi relativi, però, e non comporta un immediato ancoraggio delle aspettative – il fattore più importante tra quelli che determinano l'inflazione – a livelli più alti. Occorrono decenni – ricordano in una nota gli analisti di Goldman Sachs – per cambiare l'ancoraggio delle attese. Le misure di mercato di queste aspettative – che pure, come ricorda sempre la Fed, sono soggette ad alterazioni per premi al rischio e premi alla liquidità – fanno pensare proprio a un'inflazione temporanea come la Fed continua, e continuerà nella riunione di giugno, a sostenere. In calo dai massimi delle scorse settimane, le aspettative restano più alte per l'orizzonte temporale più vicino (i cinque anni) e più basse per i dieci anni e il periodo 2026-2031.

Curva dei rendimenti «ferma»

LA CURVA DEI RENDIMENTI DAL 2020
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Molto dipenderà da come viene interpretata, dalla Fed, la curva dei rendimenti. Al momento il rialzo che si è registrato fino a marzo si è interrotto. Si può pensare che in passato i mercati siano andati oltre il livello che la Fed considera appropriato e che la recente pausa abbia corretto il tiro; oppure che i mercati siano più “indietro” dell'economia e della banca centrale: gli acquisti di titoli, del resto, falsano quotazioni e rendimenti. Alcune indicazioni nelle minute di aprile, così come le recenti dichiarazioni di alcuni governatori lasciano pensare che la seconda ipotesi è più verosimile. Anche il cambio effettivo del dollaro è in flessione, sia pure da livelli relativamente elevati: è ai minimi da inizio pandemia.

Condizioni finanziarie ai minimi

INDICE FED CHICAGO DELLE CONDIZIONI FINANZIARIE
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Anche le condizioni finanziarie misurate settimanalmente dalla Fed di Chicago sulla base di oltre cento indicatori diversi, sono ormai scese ai minimi dall'inizio della pandemia: la cinghia di trasmissione della politica monetaria non è mai stata così accomodante. Sono livelli difficili da giustificare in circostanze che prevedono una ripresa già in atto e, possibilmente, la fine della pandemia e quindi dell'emergenza all'orizzonte. Livelli più elevati possono essere altrettanto, se non più appropriati per accompagnare la ripresa, sospinta anche dai piani fiscali varati dalle ultime due amministrazione e dal possibile – ma non scontato – uso dei risparmi in eccesso da parte degli americani.

L’inflazione finanziaria: la Borsa...

L’INDICE DI BORSA WILSHIRE 5000
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Più che l'inflazione al consumo, in questa fase ancora sotto controllo, la Federal reserve dovrebbe forse temere l'inflazione finanziaria, che risponde immediatamente agli stimoli monetari. L'indice di Borsa Wilshire 5000, preferito dalla Fed perché più completo, continua a correre ai ritmi accelerati, iniziati proprio in coincidenza proprio con il varo dello stimolo monetario.

...e i prezzi delle case

INDICE S&P - CASE SHILLER DEI PREZZI DELLE CASE
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Anche i prezzi delle case, per quanto spinti da fattori diversi, hanno ripreso a crescere dopo la breve fase di stabilità pausa tra la primavera e l'estate 2020. Sono ormai da tempo a livelli ben più alti di quelli che scatenarono – in una situazione completamente diversa – la crisi immobiliare del 2007-08, e appaiono in accelerazione: a marzo risultavano in crescita del 13,2 per cento, una velocità non lontana dal record del 14,3% di ottobre 2005.

L’incertezza resta alta

Difficile che la Fed sia troppa enfasi a questi effetti collaterali della sua politica monetaria - l’effetto sui mercati sarebbe troppo brusco - e resterà forte la tentazione di risolvere questi problemi con misure macroprudenziali. Non è escluso però che possa costituire lo sfondo adatto su cui abbozzare presto una strategia di uscita. Il riferimento di Clarida a una forma di risk management fa immaginare una grande prudenza: l’incertezza resta elevata. Da oggi, però, ogni occasione è buona per fare un passo avanti.

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