LA RIUNIONE DI GENNAIO

Fed mantiene i tassi fermi. Powell: «Quotazioni di Borsa un po’ alte»

Leggero aumento per i tassi pagati sulle riserve. Il cambiamento climatico? «Tocca ai politici eletti». Il cambiamento climatico? «Tocca ai politici eletti»

di Riccardo Sorrentino

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(REUTERS)

Leggero aumento per i tassi pagati sulle riserve. Il cambiamento climatico? «Tocca ai politici eletti». Il cambiamento climatico? «Tocca ai politici eletti»


3' di lettura

Tassi fermi alla Federal reserve. La banca centrale Usa ha mantenuto il costo ufficiale del credito all’1,50-1,75% con un voto unanime. Anche la diagnosi dello stato dell’economia degli Stati Uniti è rimasta sostanzialmente invariata.

Aumentano i tassi sulle riserve
Aumenta però all’1,50%, dall’1,45%, il tasso per i reverse repo introdotti dopo le turbolenze sul mercato monetari, e passa all’1,60% dall’1,55% - 10 punti base e non più 5 al di sopra del minimo del corridoio dei tassi ufficiali - quello pagato sulle riserve (obbligatorie e in eccesso) «per migliorare il trading nel mercato dei federal funds». L’obiettivo è di mantenere il tasso sulle riserve ben all’interno del corridoio (1,50-1,75%) del costo del credito ufficiale.

Un «pavimento» di 1.500 miliardi
Si è trattato di «aggiustamenti tecnici», ha spiegato il presidente Jeremy Powell in conferenza stampa e «non costituiscono un cambiamento nell’orientamento di politica monetaria». I repo dureranno almeno fino ad aprile, ma la Fed intravvede una fine graduale di questo tipo di operazioni e, insieme, un aumento del tasso minimo. In ogni caso le riserve non dovranno scendere al di sotto del livello di settembre, «ossia 1.500 miliardi di dollari» e dovranno muoversi in un range «sostanzialmente più elevato».

Inflazione non soddisfacente...
Secondo la Fed, i consumi ora crescono a un ritmo «moderato», e non più «forte» come nel comunicato di dicembre. L’attuale politica, inoltre, è considerata appropriata perché sostenga il ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2%, mentre a fine 2019 era appropriata a sostenere un’inflazione già «vicina» all’obiettivo. Si è tratta to di una correzione, ha spiegato Powell, introdotta «per evitare incomprensioni»: evitare che la Fed appaia soddisfatta dell’attuale livello di inflazione.

Indici lontani dal 2%
L’inflazione core, misurata attraverso l’indice Pce (personal consumption expenditures) -preferito dalla Fed - è infatti in leggera flessione e a novembre, l’ultimo dato disponibile, era pari all’1,6% dal l’1,8% di agosto. L’indice complessivo oscilla invece da quasi un anno tra l’1,35% e l’1,5 per cento. «I dati disponibili - ha detto Powell - suggeriscono livelli simili per dicembre».

Incertezze dal coronavirus
La crescita Usa, secondo la Fed, continua a crescere a un ritmo «moderato», mentre i progressi sul mercato del lavoro sono ancora «solidi». Investimenti fissi e le esportazioni «restano deboli», come a dicembre. Basse, ma sostanzialmente invariate le aspettative di inflazione. Restano invece presenti le incertezze «incluse quelle poste dal nuovo coronavirus», ha aggiunto Powell che però giudica prematura una valutazione degli effetti dell’epidemia.

Cauto ottimismo sull’economia globale
In ogni caso, Powell ritiene che - malgrado la debolezza del quarto trimestre, superiore alle attese - ci siano le condizioni per nutrire un «cauto ottimismo» sulla situazione economica globale, anche a causa del ridimensionarsi delle tensioni commerciali (che però restano «elevate»), le minori probabilità di un hard Brexit, e il rimbalzo dell’industria hi-tech, soprattutto in Asia. Anche il manifatturiero sembra aver raggiunto il livello minimo di attività, ha aggiunto il presidente.

Il climate change? Tocca ai politici eletti
Powell - al contrario per esempio di Christine Lagarde, presidente della Bce - ha minimizzato il ruolo che la Fed può avere nel contrasto al cambiamento climatico, questione che tocca «a funzionari eletti» e ad altre agenzie governative. Il presidente, in ogni caso, ritiene che «il pubblico ha ogni diritto di aspettarsi e si aspetta che la Fed garantisca che il sistema finanziario sia resiliente e robusto contro i rischi posti dal climate change».

Quotazioni «un po’ elevate»
Powell, pur ritenendo «moderati» i rischi alla stabilità finanziaria, considera le quotazioni «un po’ elevate», con bassi («ma non estremamenti bassi») spread sui rischi e PE elevati. In ogni caso, le grandi istituzioni finanziarie e altri operatori sul mercato hanno finanziamenti «stabili».

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