ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa riunione di gennaio

La Fed prepara il rialzo dei tassi di interesse per marzo

Le aspettative di inflazione sembrano calare, ma ora la banca centrale Usa deve far seguire alle parole i fatti

di Riccardo Sorrentino

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3' di lettura

Tutto pronto per marzo, o quasi. La Federal reserve ha segnalato più volte la volontà di tornare ad alzare i tassi di interesse, per contrastare un’inflazione elevata in buona parte legata – contrariamente a quanto accade in Eurolandia – a una domanda surriscaldata, da frenare. Nella riunione di gennaio del comitato di politica monetaria, il Fomc è quasi certo che queste indicazioni siano rafforzate.

Attese univoche

Le aspettative di investitori e analisti sono piuttosto univoche. La Fed ha del resto indicato – attraverso la mediana delle previsioni dei singoli componenti del Fomc - almeno tre rialzi quest’anno, e il presidente Jerome Powell non ha escluso un’eventuale accelerazione nel caso in cui la dinamica dei prezzi lo richiedesse.

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Aspettative di mercato in calo

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI MERCATO
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Non sarà una vera stretta. La politica monetaria resterà piuttosto espansiva. L’urgenza, in questa fase, è quella di governare le aspettative di inflazione e riportarle verso l’obiettivo del 2% da centrare, peraltro, “in media”. Il semplice cambiamento dell’orientamento della banca centrale Usa ha già riportato le misure di mercato di più lungo periodo al 2% o nelle immediate vicinanze. Solo le aspettative a cinque anni – espresse dal differenziale tra i rendimenti dei titoli indicizzati e non – restano parzialmente superiori anche alla soglia del 2,5%: un fenomeno non consueto che indica una certa persistenza di un’inflazione leggermente più elevata nei prossimi mesi.

Occupati a livelli non ancora ottimali

NUMERO DEGLI OCCUPATI NON AGRICOLI
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Dopo le parole occorrono i fatti, e quindi la Fed dovrà deliver, come si dice nel linguaggio delle banche centrali. Non potrà esagerare, però. La situazione del mercato del lavoro non è ancora ottimale: il numero degli occupati, così come il tasso di partecipazione, non ha ancora raggiunto il livello precrisi – mentre il pil lo ha superato – anche a causa della tendenza di molti lavoratori ad abbandonare l’occupazione perché sono cambiate le preferenze in relazione al tempo libero. Il raggiungimento di un livello delle condizioni del mercato di lavoro coerente con la massima occupazione (così come valutata dalla Fed) è un elemento necessario perché la banca centrale Usa possa iniziare ad alzare i tassi. Sarà dunque importante valutare come Powell descriverà, in conferenza stampa, la situazione del mercato del lavoro.

Rendimenti a breve molto bassi

LA CURVA DEI RENDIMENTI DAL 2020
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Non si può in ogni caso immaginare che la Fed, di fronte a una domanda surriscaldata, possa restare ferma ancora a lungo soltanto perché il mercato del lavoro non ha ancora raggiunto il livello massimo; e non solo perché è sufficiente un livello (valutato dinamicamente) «coerente» con l’obiettivo. Le condizioni finanziarie restano piuttosto accomodanti, troppo perché la domanda freni, anche lievemente: a monte, i rendimenti sono saliti avvicinandosi ai livelli precrisi, ma soprattutto nelle scadenze più lunghe, mentre le durate più brevi – quelle che “fanno” la politica monetaria – restano a livelli piuttosto bassi, forse anche a causa degli acquisti di titoli, ancora in corso anche se destinati ad azzerarsi. Il cambio effettivo del dollaro è inoltre rimasto stabile, con una lievissima tendenza a calare.

Condizioni finanziarie molto espansive

L’INDICE FED CHICAGO DELLE CONDIZIONI FINANZIARIE
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L’intera catena di trasmissone resta quindi accomodante. L’indice delle condizioni finanziarie calcolato dalla Fed di Chicago sulla base di oltre 100 indicatori diversi rimane ancora stabile a livelli piuttosto bassi, decisamente al di sotto della media di lungo periodo.

La necessità di intervenire

Se dopo gli interventi verbali la Banca centrale Usa può essere sicura sul fatto di aver preservato la sua credibilità – come mostra l’andamento delle aspettative – perché la domanda possa frenare, magari con grande cautela per non rischiare una recessione indotta dalla politica monetaria, occorre qualche azione, da preparare gradualmente. La prossima riunione del 15 e 16 marzo del Fomc può essere il momento giusto.


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