ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla riunione di ottobre

La Fed taglia ancora i tassi (all’1,50-1,75%) ma ora ha deciso di fermarsi

Molto probabile una pausa nell’allentamento monetario. Gli acquisti di titoli continueranno fino a metà 2020. Resta confermata la diagnosi positiva dell’economia. Due i voti contrari

di Riccardo Sorrentino


default onloading pic
(AFP)

3' di lettura

Un nuovo taglio. La Federal reserve ha deciso di abbassare ancora i tassi sui Fed Funds, portando il corridoio di oscillazione all’1,50%-1,75% dal precedente 1.75%-2%. La decisione è stata presa a maggioranza: due consiglieri - Esther L. George e Eric S. Rosengren, che erano stati contrari anche al taglio di settembre - avrebbero preferito mantenere i tassi fermi.

Si ferma l’allentamento
È possibile che ora la Fed fermi il suo allentamento: è scomparsa nel comunicato ufficiale l’indicazione secondo cui «agirà in modo appropriato per sostenere l’espansione economica». In conferenza stampa il presidente Jerome Powell ha confermato che la Fed considera che «l’attuale orientamento della politica monetaria resterà verosimilmente appropriato finché le informazioni in arrivo sull’economia resteranno coerenti con le nostre prospettive di una crescita moderata, di un forte mercato del lavoro e di un’inflazione vicina al nostro obiettivo simmetrico del 2%». Attualmente, per Powell, la politica monetaria è leggermente accomodante.

Nessuna forward guidance
Il presidente ha però ripetuto che la politica monetaria non si muove «su una rotta prestabilita», confermando la volontà della Fed di non far ricorso ad alcuna forma di forward guidance, di guida sulle sue mosse future, malgrado la sua utilità nella fondamentale gestione delle aspettative di inflazione.

Acquisti di titoli fino a metà 2020
Pur confermando che gli acquisti di titoli hanno una funzione puramente tecnica, per garantire il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, Powell ha spiegato che molto probabilmente l’espansione del bilancio terminerà nel secondo trimestre del prossimo anno. L’obiettivo, al momento, è quello di far tornare il livello delle riserve fino a 1.450-1.500 miliardi di dollari, considerato la soglia minima per un adeguato funzionamento del mercato monetario.

Leverage elevato
Powell ha escluso che sui mercati finanziari ci siano grossi squilibri o si stiano gonfiando “bolle”, ma ha ammesso che il leverage nel settore delle imprese è «storicamente elevato»: una situazione che, ha precisato, la Fed esamina con attenzione, con l’obiettivo di prendere le misure appropriate.

Diagnosi confermata
Il comunicato non ha modificato la diagnosi dell’economia, che secondo Powell dovrebbe crescere a un ritmo del 2% annuo. La decisione di tagliare i tassi è quindi ancora una volta - come ha confermato il presidente - una mossa di risk management contro la riduzione delle aspettative di inflazione - non basse, però, come in Eurolandia - e il rallentamento dell’economia globale (che su quelle attese può incidere). Continuano infatti a pesare, sulle buone prospettive dell’economia, forti incertezze anche se Powell ha ammesso che gli sviluppi del confronto sui dazi tra Usa e Cina potrebbero ridurle, così come si sono ridimensionati i rischi (tecnicamente i tail risks) di una Brexit senza accordo.

Aspettative di inflazione ancora basse
Il mercato del lavoro - nella valutazione della Fed - resta quindi «forte», e il tasso di disoccupazione «basso», con una domanda dei consumatori ancora «in crescita a un ritmo rapido» e investimenti che «restano deboli». Le aspettative di inflazione misurate da strumenti di mercato sono anch’esse «basse» mentre quelle misurate dai sondaggi restano «poco variate».

Investimenti deboli
Il Pil nel terzo trimestre - secondo i dati diffusi mercoledì 30 ottobre - è infatti risultato in crescita dell’1,9% annualizzato, dopo il 2% del secondo trimestre e il 3,1% del primo. Sono soprattutto calati gli investimenti (-1,5%), parzialmente sostenuti soltanto dalla componente della proprietà intellettuale: gli investimenti in strutture sono infatti scesi del 15,3%, quelli in macchinari del 3,8%.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...