L’ANNUNCIO DI POWELL

La Fed torna a comprare titoli di Stato contro il rischio credit crunch. «Ma non è un nuovo Qe»

La Federal Reserve sta valutando l'acquisto di Treasury per evitare il ripetersi delle recenti tensioni sui mercati monetari

di Marco Valsania


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Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell (Ap)

3' di lettura

NEW YORK - La Federal Reserve si darà agli acquisti di titoli del Tesoro a breve nella sua campagna per garantire adeguata liquidità e riportare la calma sul cruciale mercato monetario americano. L'impegno è stato preso direttamente dal chairman della Fed Jerome Powell, in un discorso alla National Association for Business Economics a Denver.

«Il momento è arrivato», ha detto Powell riferendosi alla necessità di tornare a far crescere il portafoglio di asset della Banca centrale. In agosto la Fed aveva cessato i piani di riduzione del suo bilancio, ma aveva evitato di prevedere un suo nuovo incremento reso invece adesso necessario dalle scosse sulla piazza dei finanziamenti a breve. «I miei colleghi e io presto annunceremo misure per accrescere nel tempo le riserve» nel sistema.

Il chairman non ha offerto dettagli nè dimensioni delle operazioni considerate, che alcuni analisti hanno ipotizzato in alcune centinaia di miliardi di dollari nel corso di numerosi mesi.

La nuova mossa della Fed scatta dopo che iniezioni ad hoc di liquidità sulla cosiddetta piazza “repo”, i finanziamenti a brevissimo termine tra le banche, sono parse insufficienti a risolvere tensioni che tendevano a spingere al rialzo i tassi interbancari in risposta a una carenza di risorse. Nuove misure, di più ampio respiro, erano così parse sempre più in gioco, all'ordine del giorno probabilmente in occasione del prossimo vertice del 29 e 30 ottobre.

Powell ha da Denver ufficialmente sollevato il sipario su questa nuova incarnazione del Quantitative easing, cioè di acquisti di asset sicuri in cambio di liquidità. Anche se obiettivi e strumenti appaiono diversi rispetto al passato: la mossa è intesa ad assicurare il corretto funzionamento di un'arteria di prestiti a brevissimo termine, tradizionalmente overnight, anzichè a stimolare l'economia.

All'indomani della recessione e della crisi finanziaria del 2008 la Fed si gettò nell'acquisto di migliaia di miliardi di dollari di obbligazioni del Tesoro a lunga scadenza e di titoli garantiti da mutui. Powell ha inoltre indicato che la Fed in futuro comprerà titoli a breve scadenza nello sforzo specifico di iniettare liquidità rafforzando le riserve nel sistema. Alcuni ex funzionari Fed hanno stimato che la Fed potrebbe voler creare un “cuscinetto” da 150-250 miliardi di dollari sopra recenti livelli minimi per evitare il ripetersi di difficoltà.

«Powell ha annunciato un ripresa dell’espansione del balance sheet della Fed», spiega Mickey Levy, un veterano “Fed watcher” oggi a Berenberg, aggiungendo però a sua volta che non si tratta di un allentamento di politica monetaria, quindi di un vero Qe, bensì «di una correzione tecnica e operativa», di una «strategia aggiornata sul bilancio» i cui dettagli dovrebbero essere appunto annunciati al vertice Fomc del 29 e 30 ottobre».

«Nè le recenti questioni tecniche, nè gli acquisti di Treasuries che stiamo contemplando per risolverle dovrebbero avere effetti materiali sulla posizione di politica monetaria», ha tuttavia precisato Powell.

La Banca centrale ha attribuito l'improvviso inaridimento della liquidità sul mercato interbancario, che consente agli istituti di finanziarie quotidianamente normali attività di trading e prestiti che possono avere ripercussioni per l'intera economia, a una combinazione di fattori tecnici: tra questi una domanda di fondi legata a necessità fiscali delle aziende, forti emissioni obbligazionarie governative per coprire i deficit pubblici in ascesa che hanno drenato risorse, la riduzione nel portafoglio titoli della Fed e collegate flessioni nelle riserve complessive.

Le riserve, depositi in eccesso delle banche presso la Fed, sono una fonte abituale dei finanziamenti a breve attraverso i contratti repo, dove gli istituti si prestano fondi l'un l'altro in cambio di titoli a garanzia ricomprati spesso all'indomani. Con queste riserve scese ormai a 1.400 miliardi, dimezzate dal 2014, le banche hanno mostrato crescenti resistenze a venire incontro alla domanda di liquidità, costringendo la Fed a intervenire direttamente e ripetutamente con proprie operazioni repo. Una mini-crisi a metà settembre aveva spinto i tassi dei finanziamenti a brevissimo termine momentaneamente al 10% dal 2 per cento.

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