nuova flessibilitÀ

La Fed vara l’alleggerimento della riforma bancaria post-crisi nonostante i timori di nuovi rischi

La Federal Reserve ha sdoganato nuove riforme delle regole che governano il sistema bancario americano, completando un significativo alleggerimento considerato necessario dalla maggioranza della Banca centrale ma criticato da chi teme possa facilitare il ritorno a rischi eccessivi per la finanza e per un'economia già indebolita

di Marco Valsania


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Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell (Afp)

5' di lettura

New York - La Federal Reserve ha sdoganato nuove riforme delle regole che governano il sistema bancario americano, completando un significativo alleggerimento considerato necessario dalla maggioranza della Banca centrale ma criticato da chi teme possa facilitare il ritorno a rischi eccessivi per la finanza e per un'economia gia' indebolita. La nuova flessibilita' riguarda soprattutto istituti domestici, esclusi i pochi con il marchio di importanza sistemica, ma anche alcune banche estere che vantano ampie operazioni negli Stati Uniti.

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Il dissenso piu' preoccupato si e' levato da uno degli stessi governatori della Fed, Lael Brainard, che ha denunciato un “aumento dei pericoli per la stabilita' finanziaria”. Il chairman Jerome Powell ha al contrario affermato che ”le regole mantengono la fondamentale solidita' e resistenza costruita nel nostro sistema finanziario durante l'ultimo decennio”.

I cambiamenti approvati giovedi' sera dalla Fed derivano dall'applicazione di una legge che l'anno scorso aveva ordinato l'ammorbidito di capitoli della Dodd-Frank, l'ambiziosa stretta su controlli e requisiti per le banche introdotta dal Congresso nel 2010. Brainard ha tuttavia affermato che quanto adesso adottato “va oltre quanto chiesto dalla legislazione e abbassa le difese al cuore del sistema prima che siano state messe alla prova”. Ha aggiunto: “Mentre le grandi banche sono redditizie e forniscono ampio credito, vedo ben poche ragioni e vantaggi per le proposte riduzioni” nelle regole.

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Una difesa della contro-riforma e' stata montanara anche da Randal Quarles, responsabile nel vertice Fed della regolamentazione bancaria nominato al suo posto da Donald Trump. Il nuovo quadro, ha assicurato, “allinea piu' da vicino i requisiti normativi ai rischi sottostanti, in modo da non compromettere i robusti guadagni in termini di resilienza compiuto dopo la crisi finanziaria”.

La richiesta della legge era anzitutto di alleggerire gli oneri di regolamentazione per gli istituti regionali e locali. Le nuove norme premiano anche gruppi di grandi dimensioni anche se meno noti sul palcoscenico internazionale - quali US Bancorp, Capital One e Pnc Financial. Una seri di oneri regolamentari sono stati ridimensionati anche per le filiali di influenti banche straniere.

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Piu' in dettaglio, gli istituti domestici con asset tra i cento e i 250 milioni saranno di fatto esentati dagli accresciuti requisiti imposti dalla Dodd-Frank. Quelli fino a 700 miliardi di dollari di asset - vale a dire tutti tranne una manciata di colossi “sistemici” del calibro di JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Goldman Sachs e Morgan Stanley - vedranno a loro volta ridimensionate seppur non cancellate le nuove norme su capitale e liquidita'. Nei calcoli della Fed questi requisiti scenderanno ora in media di uno 0,6% delle attivita' ponderate per il rischio - complessivamente di circa 11,5 miliardi di dollari - sul fronte dei requisiti capitale. Caleranno di piu', del 2%, sul fronte della liquidita'. Questo nonostante la Fed abbia alla fine fissato un requisito di liquidita' superiore a quanto inizialmente ipotizzato: aveva discusso un “liquidity ratio” tra il 70% e l'85% di quanto richiesto alle maggiori banche globali; la regola rivista ha optato per il massimo d questa fascia per gli istituti che abbiano oltre 250 miliardi in attivita'.

Numerosi protagonisti regionali Usa della finanza potranno inoltre evitare gli stress test annuali orchestrayi dalla Fed. Dovranno parteciparvi soltanto ogni biennio e non dovranno sottoporsi alla valutazione dell'impatto sulle loro attivita' in caso di scenari economi “avversi”. Dovranno calcolare tuttavia l'effetto di scenari “molto avversi”.

Nuova flessibilita' la Fed ha anche introdotto per grandi banche estere che operino negli Usa quali Deutsche Bank, che a tutt'oggi, nonostante crisi e tagli, ha negli Usa asset per 175 miliardi. Ha escluso, in particolare, di stabilire requisiti piu' severi per la liquidita' delle cosiddette Intermediate holding companies, IHC, attraverso le quali queste banche operano in America. L'idea e' piuttosto quella di muoversi per valutare interventi in cooperazione con le autorita' internazionali, rinunciando a procedere con decisioni unilaterali. La maggior flessibilita' riguarda anche requisiti di capitale e stress test ai quali essere sottoposti. Piu' rigidi gli standard resteranno per istituti esteri considerati impegnati in attivita' rischiose quali i finanziamenti a breve.

In concreto, le banche estere potranno evitare giri di vite sul fronte della liquidita', mantenendo solo riserve liquide per coprire un massimo di 25,5 giorni di operazioni, non i 30 giorni che erano parsi in gioco. Su requisiti di liquidita' e generale trattamento delle filiali di banche estere Qualres ha precisato che la Fed dedichera' “attenzione nei prossimi mesi”. Il Wall Street Journal ha indicato che alcuni gruppi, quali Ubs e Credit Suisse, potrebbero alla fine fare i conti comunque con street. “I regulators americani hanno una lunga tradizione di trattare le banche estere come gli istituti domestici - ha spiegato Powell - E' la cosa giusta da fare e aiuta anche le banche statunitensi, perche' il banking e' un business globale e un clima equo negli Usa facilita un medesimo clima quando loro competono all'estero”.

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La Fed ha anche ammorbidito per tutti, istituti americani e non, la richiesta dei cosiddetti “living will”, i testamenti biologici delle banche per orchestrare una eventuale ordinata liquidazione in caso di crisi. Anche i piu' grandi istituti li dovranno sottoporre ogni quattro anni e non ogni anno, con versioni meno complete ogni due anni. La Volcker rule, la regola che metteva al bando gran parte dell'attivita' speculativa e nei derivati delle banche condotta con capitali propri, era gia' stata ammorbidita. Nei giorni scorsi la revisione della Volcker Rule e' stata approvata dopo che altre quattro authority federali coinvolte avevano gia' dato il loro assenso. Garantira' in futuro maggior flessibilita' alle banche e meno restrizioni nel trading. “Il trading proprietario rimane vietato - ha fatto sapere la Fed - Ma le revisioni offrono chiarezza e certezza su attivita' consentite dalla legge”, a partire dal primo gennaio 2020 e con un periodo di adeguamento per le banche fino al primo gennaio del 2021. Tre le modifiche, i controlli interni piu' stringenti saranno riservati per gli istituti con le maggiori attivita' di trading e passivita'. Posizioni detenute per meno di 60 giorni non ricadranno automaticamente nel divieto al trading proprietario e la documentazione richiesta per operazioni di trading e hedging viene semplificata.

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