Il ruolo del colle

La fermezza del Colle e le preoccupazioni per il risparmio degli italiani

di Dino Pesole

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Anche al di là del merito – sulla persona di Paolo Savona non sono state sollevate obiezioni – la questione di fondo che ha condotto al fallimento dell'incarico affidato a Giuseppe Conte, è che non sono state fornite al Quirinale sufficienti rassicurazioni su un punto fondamentale, che lo stesso Sergio Mattarella ha espressamente evocato ieri sera al termine di una giornata ad altissima tensione che è arrivata a investire frontalmente la massima autorità di garanzia del nostro Paese: il cosiddetto piano B, mai espressamente espunto se pur non espressamente evocato dallo stesso Savona e dai contranti del cosiddetto governo del cambiamento, l'uscita dall’euro.

Preoccupazione primaria e fortissima al Colle, già allarmato dalle tensioni sullo spread e sui titoli del nostro debito pubblico. Compito precipuo del presidente della Repubblica è difendere i risparmi degli italiani, minacciati proprio dalla spirale perversa che dai mercati si può trasferire all'economia per un paese che – Mattarella ne è pienamente consapevole – ha estremo bisogno di salvaguardare il bene primario della stabilità finanziaria.

Nei contatti avuti in queste giornate con Francoforte e con la Banca d'Italia Mattarella ha registrato le preoccupazioni – alimentate da scenari di downgrading da parte delle agenzie che assegnano il rating ai nostri titoli pubblici – che albergano sui mercati. Ha ritenuto che fosse di gran lunga più rischioso esporre il paese a ulteriori fibrillazioni sui mercati alimentate da ipotesi sia pure estreme di uscita dall'euro, che provare a mettere in campo l'ultima carta che in fondo resta nel suo mazzo: quella dell'incarico per un governo di tregua, ben consapevole dell'altissima probabilità che il presidente del Consiglio incaricato, Carlo Cottarelli non ottenga la fiducia in Parlamento.
Certo dietro l'angolo ci sono nuove elezioni, ma sarà lui a determinare tempi e metodi del nuovo ricorso alle urne.

Loading...
Cottarelli convocato da Mattarella. Scontro istituzionale: M5S invoca impeachment

E se avesse accettato il diktat di Salvini e Di Maio sul nome di Savona, indicato senza soluzioni alternative da lui stesso suggerite, avrebbe implicitamente aperto la strada a un precedente molto pericoloso. Come dire che il garante della Costituzione avrebbe accettato di sospenderla in un frangente decisivo, quello della formazione del governo, dopo aver tentato ogni strada in questi 80 giorni di stallo ed aver favorito esplicitamente la nascita di un governo politico guidato da Lega e Cinque stelle, concedendo peraltro tutto il tempo (e oltre) richiesto.

È bastato il solo balenare dell'ipotesi estrema dell'uscita dall'euro a ingenerare tensioni sui mercati ed allarmare le cancellerie di mezza Europa. Per non parlare dell'ipotesi – poi espunta da una delle prime bozze del “contratto di governo” di cancellare 250 miliardi di euro di titoli del debito pubblico detenuti dalla Bce.

Un paese con un debito pubblico da 2300 miliardi di euro, pari a oltre il 130% del Pil non può consentirsi di cercare scorciatoie improvvide. Deve finanziare sul mercato da qui al 2019 oltre 400 miliardi di titoli, e dunque ha assoluta necessità che non si incrini quel sottile filo che rassicura quanti quei titoli - siano essi investitori internazionali o italiani – decidono di acquistarli. L'abbiamo già vissuto nel novembre 2011 con lo spread a 575 punti base. Sono a rischio i risparmi degli italiani e la stabilità finanziaria del paese.

Ora si volta pagina e la convocazione di Carlo Cottarelli apre un nuovo scenario. Mattarella non poteva e non può abdicare al suo ruolo, sul quale ha prestato giuramento davanti al Parlamento.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti