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La Ferrari perde contro la Brumm, sì alla riproduzione fedele dei modellini

Esclusa la violazione dei diritti di privativa industriale e del diritto di autore. Nessuna concorrenza sleale, nessun pregiudizio alla scuderia che ha esposto alcuni modellini a Maranello

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

La riproduzione fedele dei modellini di auto d’epoca della Ferrari, con il marchio della scuderia, da parte della Brumm non viola i diritti di privativa industriale della casa di Maranello. Né tantomeno lede il diritto d’autore o costituisce un atto di concorrenza sleale. La Cassazione con la sentenza 32408, ha così respinto il ricorso di Ferrari spa, condannandola anzi a risarcire i danni alla Brumm per lo storno di ordini e il reso di merci: pregiudizio non insignificante per una piccola impresa.
La Corte d’Appello di Bologna aveva, come confermato dalla Suprema corte, anche respinto l’eccezione relativa al difetto di giurisdizione del giudice italiano in favore di quello inglese. Per i giudici la riproduzione fedele in scala ridotta dei modelli della Rossa da parte di Brumm, non costituisce un utilizzo illecito del marchio della società di Maranello, «non essendovi stato nessun effetto confusorio, né un comportamento professionalmente scorretto». Nè «la Ferrari poteva godere della tutela del diritto d’autore, in ragione del difetto del valore artistico del modello per cui era stata richiesta la protezione».

Il precedente degli eurogiudici

Non passa neppure la richiesta di devolvere la questione alla Corte di giustizia che si è già espressa in una causa analoga nella querelle Opel contro Autec.

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In quell’occasione la Corte di Giustizia ha concluso che «l’apposizione di un segno, che sia identico ad un marchio registrato in particolare per autoveicoli, su modellini di veicoli contraddistinti dal marchio in questione, al fine di riprodurre fedelmente tali veicoli, non mira a fornire un’indicazione relativa ad una caratteristica dei detti modellini, bensì è soltanto un elemento della riproduzione fedele dei veicoli originali». Per gli eurogiudici « qualora un marchio sia registrato in particolare per autoveicoli, l’apposizione da parte di un terzo, senza autorizzazione del titolare del marchio, di un segno identico a quest’ultimo su modellini di veicoli della marca in questione, al fine di riprodurre fedelmente tali veicoli, e lo smercio dei detti modellini non configurano un uso di un’indicazione relativa ad una caratteristica dei modellini stessi».

Le riproduzioni censurate esposte a Maranello

Spetta poi al giudice interno valutare la correttezza del comportamento nel caso concreto. Alla luce dei principi affermati dagli eurogiudici la Suprema corte conferma che, come osservato dalla Corte d’Appello, «le fedeli riproduzioni della autovetture Ferrari realizzate dalla Brumm non hanno arrecato alcun pregiudizio neppure potenziale alle funzioni dei marchi Ferrari, essendo, anzi, emersa in giudizio la prova contraria».In particolare, il giudice di secondo grado - considerando che alcuni modellini Brumm di autovetture Ferrari d’epoca sono addirittura esposti nella stessa galleria Ferrari a Maranello, e che ci sono recensioni di automodelli Ferrari prodotti a Brumm in varie riviste di settore, inclusa la “Ferrari Wordl” - ha concluso, con coerenza, che l’uso del segno Ferrari da parte della Brumm non ha in alcun modo danneggiato il celebre brand. Escluso anche il rischio di confusione e la funzione evocativa dell’indicazione del “Cavallino Rampante” sulle confezioni dei modellini «in quanto apposta accanto al marchio Brumm».

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