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La festa infinita dei mercati, e i «guastafeste» dietro l’angolo

di Isabella Bufacchi

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(AP)

3' di lettura

L’arrivo del guastafeste è un rischio reale, per qualsiasi festa. E quest’anno, alla porta, ce n’è più di uno, Italia compresa. Donald Trump potrebbe deludere le aspettative migliori sul potenziamento della crescita americana e far scoppiare una guerra commerciale tra Cina e Usa. Le elezioni europee possono riservare brutte sorprese e dall’Italia non si esclude il pericolo di qualche pastrocchio, sulla riforma della legge elettorale, sui NPLs e sulle inedite ricapitalizzazioni precauzionali bancarie. Eppure, ai mercati va di festeggiare la fine della Grande Crisi: e il guastafeste, nello scenario base sul quale scommettono le Borse euforiche, potrebbe non arrivare mai.

Anche l’Italia, ne ha di che festeggiare. Il rialzo del rendimento del BTp decennale sopra la soglia del 2% è un male assoluto, se è l’inizio di un’impennata come quella del 2011 e se accompagnato da un violento l’allargamento dello spread causato dal rischio-Paese e dalla recessione. Ma se invece i tassi a lungo dovessero risalire, non solo negli Usa e con la Federal Reserve ma anche in Europa e in Italia, perchè sta tornando lentamente l’inflazione e perchè c’è la prospettiva di un tasso di crescita più tonico e sostenibile, allora quel 2,12% non deve mettere paura.

Grandi spaventi sui tassi, di questi tempi di Qe, non sono all’ordine del giorno, comunque. La Bce, come ha fatto intendere Mario Draghi nell’ultima conferenza stampa a Francoforte, è sempre pronta a intervenire nel caso in cui i rendimenti dovessero deviare troppo dall’obiettivo, in una fase in cui il programma di acquisti di asset ancora serve tutto per riportare l’inflazione vicina ma sotto il 2%. Rivedere il tasso decennale sopra il 2% può non piacere al Tesoro, che quest’anno ha un programma di aste lorde molto pesante (attorno ai 430-450 miliardi). Ma resta il fatto che la Bce nel 2017 soltanto acquisterà 106 miliardi di titoli di Stato italiani, stando alle stime dell’ufficio studi di Intesa San Paolo, con importi mensili di 9,9 miliardi a valore nominale (con picchi attorno ai 12 miliardi per via della riallocazione di alcune quote non raggiunte per altri Paesi) nel primo trimestre e 7,2 miliardi da marzo a dicembre portando la quota italiana sul totale dell’intero Qe (marzo 2015-dicembre 2017) a un ammontare di 302 miliardi. UniCredit Research stima che nel 2017 il QE assorbirà 20 miliardi di titoli italiani con vita residua tra 1 e 3 anni rispetto ai 50 emessi, 41 miliardi di titoli tra 3 e 9 anni rispetto ai 100 emessi, e 23 miliardi con durata tra 9 e 31 anni contro i 50 emessi. Un sostegno che si rinnova continuamente, quello della liquidità iniettata con il QE,e che potrebbe rimanere molto a lungo: i bond detenuti dalla Bce che giungono a scadenza vengono reinvestiti per quella somma in titoli con vita residua simile. La Federal Reserve ha messo fine al QE ma da allora ha continuato a reinvestire i titoli scaduti, lasciando l’ammontare dell’iniezione di liquidità invariato nonostante vi siano stati già due rialzi dei tassi negli Usa.

Una liquidità senza precedenti, politiche monetarie ancora accomodanti in molti Paesi, una crescita mondiale attorno al 3% e prospettive di Pil al rialzo negli Usa e nella Ue e in lento rallentamento in Cina grazie a politiche fiscali pro-crescita tengono accese le luci della festa, e in alto i boccali. «Per l’Italia con il suo alto debito pubblico il ritorno dell’inflazione abbinato alla crescita è una buona notizia», ha commentato Ciaran o’Hagan, strategist per il fixed income di Société Générale, aggiungendo che non tutti i mali (dall’esterno) vengono per nuocere. Quel che può nuocere, è invece la politica, il male interno: sul mercato è previsto un allargamento moderato dello spread tra BTp e Bund con l’intensificarsi dell’instabilità politica, dovuto a un percorso incerto della riforma elettorale e alla chiamata alle urne. Tuttavia, escludendo l’ipotesi estrema dell’arrivo del guastafeste numero uno per i mercati, che è il M5S a Palazzo Chigi, dopo uno spread più ampio è già previsto un successivo restringimento, in virtù di un contenuto rialzo dei rendimenti accompagnato da inflazione e crescita, sia pur modeste.

L’Italia resta vulnerabile agli shock, e questo i mercati lo mettono in conto: ma nei festeggiamenti della fine della Grande Crisi, il tail risk non è stato invitato.

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