il 5g e la sicurezza nazionale

Huawei apre centro di cybersecurity a Bruxelles e chiede fiducia all’Europa

di Luca Tremolada


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4' di lettura

BRUXELLES “La fiducia deve basarsi sui fatti, i fatti devono essere verificabili e le verifiche devono essere basate su standard comuni. Crediamo che questo sia un modello efficace per costruire la fiducia nell'era digitale”. Ken Hu, vice Presidente di Huawei, guarda dritto negli occhi l'Europa, chiede fiducia e si mette a disposizione per studiare standard di sicurezza comuni. Come “gesto” di buona volontà Huawei ha aperto oggi un Centro per la Trasparenza nella Cyber Security. Nasce a Bruxelles. E la località non è scelta a caso. La mossa del gigante rosso è quella mandare messaggi distensivi e rassicuranti all'Europa proprio dal cuore dell'Europa.

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Nel discorso del manager cinese nessun riferimento agli Stati Uniti e all'amministrazione Trump che ha messo al bando sul proprio territorio i prodotti e le tecnologie del gigante asiatico. La direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, proprio ieri ha fatto causa al Canada in relazione al suo arresto all'aeroporto di Vancouver l'anno scorso su richiesta degli Stati Uniti. I toni di Ken Hu sono rimasti fermi e di grande apertura verso l'Ue che non ha ancora preso una posizione chiara sulla pressione del presidente Usa. Per i cinesi in palio c'è l'enorme business del 5G, le reti mobili di nuova generazione che promettono di connettere dai frigoriferi ai servizi business rappresentando così a tutti gli effetti una nuova “internet”. Entro il 2025, secondo le previsioni della Gsma, l'associazione delle telco mobili, sono previsti in Europa investimenti compresi tra 300 miliardi e 500 miliardi di euro da parte degli operatori nel roll-out del 5G Huawei ha iniziato la ricerca sul 5G nel 2009 e finora ha investito 600 milioni di dollari in questo settore. In termini di fatturato l'Europa rappresenterebbe il 10% del suo business ma sul 5G può essere la testa di ponte per ri-conquistare gli Usa.

Come funziona il transparency center di Huawei. Nasce per dare accesso agli operatori di tlc e agli organi politici al codice sorgente, cioè al software usato negli apparati di tlc. E rientra nell'investimento da 2 miliardi di dollari in sicurezza annunciato l'anno scorso. L'obiettivo è quello di offrire ad agenzie governative, esperti, associazioni industriali e organismi di standardizzazione una piattaforma dove poter comunicare e collaborare per armonizzare sicurezza e sviluppo nell'era digitale. Tre in sintesi le attività di questo neonato centro: mostrare le pratiche di sicurezza informatica end-to-end per consentire ai visitatori di sperimentare le soluzioni di sicurezza su prodotti e soluzioni in settori quali 5G, IoT e Cloud. Secondo fornire una piattaforma di test sui prodotti. E infine, e più importante, fare networking per arrivare a standard comuni. L'apertura di Bruxelles segue quelle di Banbury e di Bonn. Nel 2010 nel sud dell'inghilterra i cinesi hanno aperto un centro, noto come Hcsec. I dipendenti sono di Huaewi ma è supervisionato dal NCSC, parte del servizio di intelligence GCHQ. Il centro di Bon invece aperto l'anno scorso è un luogo di incontro con le autorità di regolamentazione.

Il richiamo alla Gdpr
«Abbiamo bisogno di lavorare insieme – ha detto davanti a oltre duecento rappresentanti delle autorità di regolamentazione, delle aziende di telecomunicazioni, delle imprese e dei media -. La fiducia è una necessità per creare un sistema aperto e sicuro». Il richiamo più forte è all'Europa e all'attività di regolamentazione che è stata portata avanti l'anno scorso con la Gdpr. “L'Europa – ha detto - ha emanato il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, che è uno standard aperto, trasparente e all'avanguardia a livello globale in materia di protezione dei dati e della privacy. Riteniamo che le autorità di regolamentazione europee siano sulla buona strada per guidare la comunità internazionale in termini di standard di sicurezza informatica e meccanismi normativi”. Come dire, il modello di regolamentazione europe molto più rigido rispetto a quello americano è per noi una garanzia.

La corsa per il 5G
Per Huawei ma anche per i suoi concorrenti come Ericsson, Nokia e Cisco Systems queste certificazioni sono un modo per fissare uno standard e soddisfare i requisiti dei governi. Tra gli operatori di tlc europei che finora non si sono approfittati del momento di debolezza di Huawei aggredendo le loro quote mercate la preoccupazione è anche quella che il braccio di ferro con i cinesi possa in qualche modo frenare l'innovazione e mettere a rischio gli investimenti in reti che sono stati fatti. Ad oggi non ci sono prove pubbliche che Huawei abbia operato in questo senso ai danni di società occidentali. Il problema però – come emerge dal rapporto del Congresso americano del 2012 – è che non c'è una chiara risposta ad una domanda comunque legittima: se il governo cinese dovesse chiedere a Huawei o ZTE di spiare aziende o governi stranieri, queste avrebbero davvero la possibilità di opporsi? Quindi il problema esiste ed è legittimo. La palla passa ora all'Unione europea. Gli basterà un centro per la trasparenza?

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