effetto virus

La fiera Baselworld rischia di saltare (per sempre) senza un accordo sui rimborsi

Salone a rischio: dopo un primo rinvio a fine gennaio 2021, è lite tra gli organizzatori e gli espositori che chiedono il recupero totale dei costi

di Lino Terlizzi

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(AFP)

Salone a rischio: dopo un primo rinvio a fine gennaio 2021, è lite tra gli organizzatori e gli espositori che chiedono il recupero totale dei costi


3' di lettura

E ora Baselworld, tradizionale fiera mondiale di orologi e gioielli, rischia seriamente di arenarsi. L'edizione 2020 dell'evento di Basilea è saltata a causa del coronavirus. L'appuntamento è slittato ufficialmente ad inizio 2021 (28 gennaio-2 febbraio). Ma ora il contrasto sui rimborsi tra organizzatori ed espositori di fatto rischia di mettere in discussione la sopravvivenza di Baselworld.

Gli organizzatori, cioè Mch Group, hanno proposto nei giorni scorsi un meccanismo di rimborso parziale per la mancata edizione del 2020, ma il presidente del comitato degli espositori svizzeri, Hubert du Plessix (responsabile degli investimenti presso Rolex), ha risposto chiedendo il rimborso totale. In una lettera il cui contenuto è stato reso noto dal quotidiano ginevrino Le Temps, du Plessix scrive: «Ci proponete soluzioni a geometria variabile che suscitano il dubbio rispetto alle spese realmente sostenute». Il presidente degli espositori elvetici, che ovviamente rappresentano un capitolo più che rilevante per la fiera basilese, rivendica il rimborso completo e aggiunge: «In mancanza di ciò, temiamo che sia la fine pura e semplice di Baselworld» .

Due alternative possibili
Mch Group ha proposto due opzioni agli espositori. La prima è il trasferimento sulla prossima edizione dell'85% dell'ammontare fatturato nel 2020, con il 15% che resta agli organizzatori per coprire i costi. La seconda è un rimborso cash del 30%, con il 40% trasferito all'edizione 2021 e il 30% che resta a copertura dei costi già sostenuti. I costi per l'organizzazione sono valutati a 18,36 milioni di franchi (17,4 milioni di euro). «I nostri team – ha affermato Mch Group – lavorano alla preparazione della fiera durante l'intero anno, i costi interni ed esterni sono elevati. Offriamo condizioni senza precedenti (per i rimborsi, ndr), che vanno ben al di là degli obblighi contrattuali». Gli organizzatori hanno poi aggiunto: «La nostra offerta è valida sino al 30 aprile» .

La minaccia di abbandono
Né le opzioni proposte né questa sorta di ultimatum sui tempi sono evidentemente piaciuti al comitato degli espositori svizzeri. Ecco quindi la risposta del presidente del comitato, che nella sua lettera scrive appunto anche del possibile abbandono della fiera, in assenza di rimborsi totali. «Tanto più - aggiunge du Plessix – che le date scelte per gennaio 2021 non sono adatte per i settori della gioielleria, delle pietre preziose e delle perle, e che il coordinamento con Watches & Wonders non esiste più».

Il riferimento a quest'ultimo evento ginevrino per orologi e gioielli che in precedenza si chiamava Salon International de la Haute Horlogerie (Sihh), rende ancora più dura la risposta degli espositori elvetici.
Dopo anni di concorrenza, la fiera di Basilea (complessiva) e quella di Ginevra (più dedicata alla gamma alta), avevano deciso di coordinarsi sulle date di quest'anno, per evitare a espositori e visitatori due scadenze in Svizzera a distanza di mesi: Watches & Wonders si sarebbe svolta dal 26 al 29 aprile, Baselworld dal 30 aprile al 5 maggio. Un'intesa arrivata anche sull'onda del calo del numero di espositori, che ha colpito negli ultimi due anni in particolare Baselworld (clamoroso è stato l'abbandono, tra gli altri, di Swatch Group).

Ma il coronavirus ha fatto saltare le rispettive edizioni 2020. E adesso, senza un accordo sui rimborsi tra organizzatori ed espositori, le difficoltà per Baselworld potrebbero essere davvero grandi.

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